Una Biennale senza giuria o meglio con una giuria popolare, cioè affidata al giudizio dei visitatori. Siamo allo slogan grillino dell'"uno vale uno". La prima contaminazione della Biennale a 5stelle, cioè dei primi sostenitori del presidente Buttafuoco. Al punto che non sono pochi quelli di Fratelli d'Italia, anche ai piani alti, che mormorano: "Lo ritroveremo ancora lì in quota grillina se vincerà il campo largo". Già solo questo basta a spiegare la sortita pubblica del sottosegretario Fazzolari contro la controversa presenza del padiglione russo alla Biennale.
Una critica diretta, senza infingimenti, con una premessa: la decisione di riaprire il padiglione russo "è una scelta autonoma della Fondazione Biennale contro il parere del governo e del ministro della Cultura". Un "pastrocchio" è il giudizio netto del braccio destro della Meloni, "visto che il padiglione russo rimarrà chiuso nei giorni aperti al pubblico e che durante quei giorni saranno proiettati solo dei filmati visibili dall'esterno. Un trucco per aggirare le sanzioni contro la Russia". Il braccio destro della Meloni ricorda pure la protesta formale di 22 governi europei ma soprattutto - ed è la critica che fa più male - si fa portavoce dell'accusa dei dissidenti russi: "alla Biennale saranno presenti solo artisti graditi al regime e scelti dal Cremlino, a scapito dei molti artisti liberi detenuti nelle prigioni di Mosca". Polemiche - rimarca - che "la Biennale avrebbe potuto risparmiarsi".
"Pastrocchi" e "trucchi" in una scelta che alla fine è il risultato di un duello tra azzeccagarbugli e non certo sull'arte. Non si è ricorsi a Bonito Oliva o a Szeeman ma a Carnelutti. E con non pochi risvolti politici. Intanto perché la sortita di Fazzolari - è la vulgata generale - è stata una mano tesa al ministro della Cultura, Giuli, che si è sentito isolato nella polemica con Buttafuoco al punto da ventilare le dimissioni. Ma soprattutto perché la disputa si è trasformata in uno scontro tra putiniani e anti-putiniani (a parte la solita lobby giornalistica in cui le relazioni contano più dei contenuti).
Più che una Biennale dell'arte sabato si aprirà il festival del paradosso. La Ue attraverso la commissaria Virkkunen è tornata a criticare (siamo alla seconda lettera) la decisione della Biennale "sulla base di nuove prove che dimostrerebbero la fornitura di servizi al governo russo" e a minacciare di togliere due milioni di euro di finanziamento. "Dovremmo - dice - celebrare la Pace e non far brillare la Russia a Venezia". La Biennale, invece, ripete che le sanzioni alla Russia sono state rispettate. Gli dà manforte la Lega accomunata ai 5stelle nella difesa di Buttafuoco. "La Biennale - rimarca Zaia - non è la vetrina di Mosca, né di alcun governo. È libertà di espressione". Mentre Salvini, da par suo, annuncia che venerdì sarà il primo a visitare il padiglione russo ("L'arte è arte"). Giuliano Ferrara, invece, dopo aver "salvato" Buttafuoco paragonandolo a Giaime Pintor ha proposto una flotilla in gondola contro il Padiglione russo. Magari insieme alle Pussy riot senza reggiseno che invece andranno a braccetto con Fazzolari. "Per la Russia - ha spiegato la leader del gruppo Nadya Tolokonnikova - la cultura è strumento di guerra. L'infiltrazione attraverso media, arte e lingua fa parte della sua strategia militare. La scappatoia per aggirare le sanzioni europee è stata inventata da Anastasia Karneeva, figlia di un generale della Fsb".
Siamo passati dalla figlia di Lavrov a quella di un generale dell'intelligence del Cremlino. Un vero "guazzabuglio". Difficile da spiegare agli italiani a cui chiedi di pagare salata la benzina per le sanzioni contro la Russia e nel contempo di ospitare a Venezia un padiglione che celebra il Cremlino. Addirittura incomprensibile se devi affidarti alle uscite dei due protagonisti, il ministro Giuli e il presidente Buttafuoco.
Sembra un'assemblea del Foglio (entrambi vengono da lì). Al punto che se chiedi al ministro se è colpa sua tutta questa confusione ti risponde con la lingua di Buttafuoco: "u cane non è u mio". È del Presidente della Biennale, aggiungo io.