Lavoratori a rischio: aziende obbligate a misurare lo stress

Per contrastare lo stress da lavoro che nel nostro Paese affligge il 27 per cento degli occupati, quasi una persona su quattro, dal primo agosto le aziende saranno obbligate a misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Distribuendo test e quant’altro potrà servire a conoscere gli effetti dell’ansia da prestazione, della svogliatezza, dell’irritabilità, responsabili di un’infinità di giornate lavorative perse.
Uno studio pubblicato nel 2009 dall’European Heart Journal ha calcolato che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato allo stress incide sull’economia europea per 44 miliardi di euro e che la perdita in termini di calo di produttività è pari a 77 miliardi di euro. L’argomento verrà affrontato alla mostra-convegno «Progetto sicurezza» organizzato dall’Aias (Associazione professionale italiana Ambiente e sicurezza) con la collaborazione di Inail che si svolge da domani al 3 luglio al palazzo delle Stelline. In cima alla classifica degli stressati ci sono i liberi professionisti (40 per cento del totale), seguiti da tecnici (35 per cento) e manager (32 per cento), ma ci si ammala anche negli uffici e nelle fabbriche. I sintomi più frequenti sono: svogliatezza, ansia perenne, malessere diffuso e, nei casi più gravi, aggressività e stati depressivi. Gli italiani sarebbero più stressati di inglesi, tedeschi e francesi.
Tra un mese tutte le aziende della Penisola dovranno disporre di un misuratore di stress che servirà a stabilire il grado di serenità psico-fisica dei dipendenti. E i rimedi? Di tutto un po’: dalla psicoterapia ai farmaci, dai consigli di sana alimentazione allo sport. E forse pensare a chi il lavoro non ce l’ha...

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