Lavoro nero Nel Lazio il 12 per cento è irregolare

Nel Lazio l’11,9 per cento dei lavoratori risulta essere occupato irregolarmente. Lo accertano dati Istat, elaborati dalla Cgia di Mestre che si riferiscono al 2005. Secondo la Cgia sono 280 mila i lavoratori laziali che non hanno un contratto di lavoro regolare, un dato che nel Lazio è molto vicino alla media nazionale (12,1 per cento). Tra le regioni italiane quella più «virtuosa» in questa speciale classifica risulta essere la Lombardia dove solo il 7,8 per cento dei lavoratori risulta essere irregolare. Considerando le macro-zone il fanalino di cosa spetta al Mezzogiorno d’Italia dove quasi un lavoratore su 5 non ha un regolare contratto.
«I dati Istat - afferma il consigliere regionale Giovanni Carapella (Pd) - raffigurano uno scenario allarmante». «Sebbene i dati elaborati da Cgia Mestre siano riferiti a rilevazioni 2005, il quadro del mercato del lavoro che la crisi ci consegna a Roma e nel Lazio è duro - prosegue - con lo stop dei lavori pubblici dovuto alle scelte finanziarie nazionali e alla stasi del Comune di Roma. Nel turismo e nella ristorazione alberga ampiamente il lavoro irregolare, come testimonia anche l’elevato livello di infortuni sul lavoro. Sul Lazio pesa, infine, la ricaduta della crisi occupazionale nel distretto del volo di Fiumicino, ricaduta negativa e pesantissima del salvataggio all’italiana di Alitalia».
«Sul fronte della crisi e del lavoro, la Regione Lazio ha approvato - continua Carapella - agli inizi di agosto due manovre che vanno in controtendenza: il cosiddetto piano casa, per rilanciare l’edilizia privata e pubblica con progetti di qualità, e la manovra di assestamento di bilancio con risorse importanti sul reddito minimo garantito e per il rilancio degli investimenti locali da parte di Comuni e amministrazioni provinciali. Alla luce dei dati sul lavoro irregolare resta, comunque, prioritario a settembre rilanciare la legge regionale numero 16, approvata nel 2007 con il concorso e il consenso delle parti sociali, per favorire l’emersione del lavoro irregolare e il contrasto del lavoro nero e a tutt’oggi non ancora pienamente operativa».

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