da Milano
Da 60 anni il suo sax contralto, che suona «le ragioni del cuore e della pancia», conquista legioni di fan. Lee Konitz, che non è banale definire leggenda del jazz moderno, compie oggi 80 anni e li festeggia lunedì sera con un recital al Teatro Manzoni di Milano. Un esordio brillante negli anni Quaranta, subito definito «lunico giovane contralto che non imitasse Charlie Parker», e poi una carriera gloriosa e impossibile da raccontare, passando dallala protettrice di Lennie Tristano a centinaia di collaborazioni. «Certo ero diverso da Parker - racconta - perché ho sempre evitato di avere uno stile. Gli stilisti sono Chet Baker, Paul Desmond, io mi considero un classico improvvisatore. Folgorato dal clarinetto di Benny Goodman, sono poi partito dal bop e dai temi di Parker per trovare un nuovo suono». Quel suono che lo vede conteso - elemento di punta del cool jazz - da Tristano e Miles Davis con cui suona nello storico Birth of the Cool. «Il termine cool è lattitudine ad un suono morbido, tranquillo ma di grande espressività. Il pianismo e lopera di Tristano mi hanno insegnato il coraggio e il temperamento. Miles la confidenza con la musica».
Di cui esplora ogni ansa recondita, versatile nellincrociare il sax con star diversissime tra loro come Gil Evans, Mingus, Coleman. «Trovare nuove idee significa anche viaggiare; conoscere nuovi posti e suonare con i musicisti del luogo, cosa che ho fatto spesso anche in Italia» (ad esempio le rivisitazioni di Gershwin con Franco DAndrea). Forse è proprio questo il suo elisir di lunga vita: «Non ho nostalgia del passato ma dei tanti amici che ho perduto. Guardo al futuro, letà non conta, lo spirito sì; continuo ad incidere e sto per pubblicare una serie di cd, molto diversi tra loro».
Come il tour de force che il vecchietto terribile ha preparato per lunedì, guidando addirittura tre gruppi: lo Spring String Quartet, un nuovo nonetto e lorchestra portoghese Jazz de Matosinhos. «Tre modi di far musica che si abbeverano alla radici del jazz». Ma cosè il jazz oggi? «È il suono che diventa vita; un modo di capirsi. Io amo la musica, mi spaventa la parola. Quando si parla con qualcuno cè la mia verità, la sua verità e la verità vera. Con il jazz questo non accade mai».