La Lega raccoglie le firme per dedicare una biblioteca (e un archivio) alla Fallaci

«Sono troppi quelli che tacciono» recita così il volantino «Milano ricorda Oriana Fallaci» all’ingresso di Palazzo Marino. Una sala Alessi gremita ieri pomeriggio per rendere omaggio alla giornalista e scrittrice, scomparsa ormai 3 anni fa. La sua macchina per scrivere campeggia insieme alle copertine dei suoi libri davanti a oltre duecento persone. Obiettivo della giornata, organizzata dal capogruppo della Lega Nord in Comune Matteo Salvini, raccogliere le firme per dedicare «una via, una strada, una piazza o, ancora meglio, una biblioteca a Oriana Fallaci». Il suo merito? «Essere una donna di battaglia, per lei non esisteva il grigio, c’era il bianco o il nero. Un modo di vedere le cose che per molti può essere considerato un difetto - spiega Salvini - ma che invece rappresenta, in molti casi, un pregio». Raggiunto il tetto delle 10mila, Salvini porterà le firme dei milanesi (è possibile firmare nei gazebo della Lega sparsi per la città) per chieder appunto l’intitolazione di una biblioteca. «Una città che dedica una via a Craxi, a Pinco e a Pallo, non è possibile che non esista uno spazio per la Fallaci, Ambrogino d’oro. Se Milano non è capace di farlo - chiosa il leader milanese del Carroccio - allora vuol dire che non è più la Milano di una volta».
Non solo, il nipote dell’inviata dell’Europeo, Edoardo Perazzi, sarebbe disponibile a donare alla biblioteca cimeli, ricordi, materiale, scritti appartenenti alla zia, sempre che Milano sia disponibile ad accoglierli. Sì ma dove? Salvini avrebbe messo gli occhi sulla nuova biblioteca di Lambrate, la Valvassori Peroni, come aveva proposto il vicepresidente di zona 3, Gianluca Boari, che l’assessore alla Cultura del Comune, Massimiliano Finazzer Flory l’avrebbe destinato a casa museo per un’altra donna di cultura, la poetessa dei Navigli, Alda Merini.
La giornata di musica e racconti - alle poesie della Fallaci, ai momenti lasciati ai ricordi dei milanesi, alle testimonianze, si alterneranno «Firenze» di Ivan Graziani, «La Libertà» di Giorgio Gaber - per regalare ai milanesi «un pomeriggio di emozioni. La Fallaci aveva il coraggio di dire quello che tutti gli italiani pensavano, ma che tacevano. Per questo non facciamo fatica a immaginare che cosa avrebbe detto sui fatti di via Padova, per esempio».