Una legge sui «Confidi» per le pmi più virtuose

Le banche sono alle prese con due grossi scogli: il primo di breve (stress test), il secondo di medio periodo (Basilea 3). Da entrambi ci si attende una stretta creditizia che peserà sulle pmi. Analizzando l'andamento storico dei tassi applicati dalle banche sui finanziamenti concessi, sono evidenti due tendenze principali: una è la generale crescita dei valori degli spread, l'altra è la crescente incidenza del merito creditizio sugli stessi. Mentre l'aumento degli spread alle imprese che presentano un rating migliore è più contenuto, quello relativo alle meno «meritevoli» è assai marcato. In questo scenario, per le imprese, è necessario trovare fonti alternative al finanziamento bancario. È necessario che il legislatore si ponga il problema. Si devono creare le condizioni per attivare un «mercato del debito» che consenta alle imprese il reperimento di risorse per la loro sopravvivenza economica a condizioni sostenibili, nel rispetto delle regole.
Un recente rapporto indica che le pmi hanno un rapporto debito/capitale di 4 ad 1, il doppio di quello che è considerato normale. In breve: sono sottocapitalizzate, fortemente indebitate con il sistema bancario e con una prospettiva normativa - Basilea 3 - che renderà impossibile mantenere questa situazione. Un ulteriore credit crunch è alle porte. Sono necessari strumenti diversi. La mia opinione è che si debba procedere ad una revisione della Legge 13-1-94, n. 43 «Disciplina delle cambiali finanziarie», introducendo alcuni elementi innovativi. Occorre rendere le cambiali finanziarie più convenienti sotto il profilo fiscale, riportando l'aliquota sempre al 12,5%, con un semplice criterio di perequazione ai diversi strumenti di finanziamento accessibili. Poi, la previsione dei 3 bilanci in utile per poter emettere cambiali finanziarie è eccessiva, si devono prevedere ipotesi più adatte ai tempi attuali di crisi, con parametri diversi legati alla capitalizzazione, ai volumi di fatturato, al portafoglio ordini, ricorrendo alla garanzia di un Confidi, o altro strumento equivalente, con il ruolo di advisor e la funzione di garante dell'azienda emittente per procedere all'emissione. È necessario intervenire sugli elevati costi fissi legati alla predisposizione del prospetto informativo, che fanno lievitare il costo del finanziamento a livelli insostenibili. La direttiva prospetti è lo strumento che potrà consentire questa riforma. Quello che propongo è di fornire agli imprenditori una alternativa al «bancocentrismo», mitigando l'impatto della componente sistemica determinata dalla limitata dimensione delle pmi, con il contributo del sistema dei Confidi che possono intervenire garantendo questa parte del rischio, a sostegno delle imprese meritevoli di credito.
*Presidente Fidicom1978
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