Leggi il settimanale

L'epopea americana. "Furore" di Popolizio con musiche dal vivo

L'odissea di tre generazioni affronta il dramma della famiglia nelle avversità

L'epopea americana. "Furore" di Popolizio con musiche dal vivo
00:00 00:00

Nel 1940 esce da Bompiani il romanzo di Steinbeck, "Furore", il cui successo fu tale da essere ristampato in continuazione. In America era stato pubblicato l'anno precedente. Immediatamente, l'eco della saga della famiglia Joad commosse i lettori di tutto il mondo, tanto che l'assegnazione del Premio Nobel fu dovuta anche alla drammaticità di quella odissea familiare che non era diversa da quella di tante altre famiglie americane che, a causa di un cataclisma che aveva colpito le loro terre, essendosi indebitate con le banche, furono espropriate dei loro terreni. A proposito delle banche, Steinbeck scrisse: "Vi ripeto che la banca è qualcosa di più di un essere umano. È un mostro". Era gente che viveva con una certa agiatezza e che, d'improvviso, si trovò tra quelli che oggi definiamo "i nuovi poveri", perché i terreni non fruttavano più nulla.

Steinbeck ci racconta, con linguaggio realistico, molto simile a quello di Faulkner, Hemingway, Caldwell, Melville, una trama che ha a che fare con una migrazione interna, mentre dall'Europa si verificava l'emigrazione verso l'America da parte di Ebrei, Africani ed Italiani. Quella della famiglia Joad va però considerata una storia di migrazione per necessità, per bisogno, avendo scelto di andare in cerca di un nuovo lavoro, in una terra promessa, come la California, che si rivelerà fonte di miseria. Steinbeck, nel 1936, sentì il bisogno di partire verso la California per una missione, avendo deciso di raccontare le condizioni dei braccianti per rendersi conto del loro sfruttamento. Tre anni dopo, iniziò a scrivere "Furore", avvalendosi della sua esperienza, ma anche delle cronache, sull'argomento trattato, che uscivano sui quotidiani di quegli anni.

Massimo Popolizio, in scena al Parenti fino al 3 maggio, ha chiesto ad Emanuele Trevi un adattamento del romanzo e a Giovanni Lo Cascio di comporre delle musiche dal vivo, quindi ha trasformato "Furore" in un racconto civile, estendendolo a una vera e propria epopea, che ha per protagonista quell'emigrazione che coinvolse la dignità di coloro che furono definiti "gli ultimi", diventati antesignani di coloro che subiscono la tragedia di chi va in cerca di una sopravvivenza in terre lontane. Sono storie molto simili, conseguenze di tutte le grandi depressioni che colpiscono le vicende dell'umanità, storie di gente che va in cerca di una vita migliore, che Verga chiamava "la ricerca del meglio", solo che si imbatterà in nuovi sfruttamenti, in ostilità impensabili e, infine, nella povertà più estrema.

L'odissea porterà i protagonisti di ben tre generazioni ad affrontare il dramma della disgregazione del nucleo familiare che si batteva contro il "furore" di infinite avversità. A questo proposito, Steinbeck scrisse: "E gli occhi dei poveri riflettono, con la tristezza della sconfitta, un crescente furore. Nei cuori degli uomini maturano i frutti del furore".

La materia trattata nel romanzo piacque molto a John Ford che ne ricavò un film, con Henry Fonda, che ottenne 7 nomination, mentre Alessandro Baricco ne trasse un documentario: "Steinbeck Furore". Massimo Popolizio ha costruito una spettacolo intenso, con una recitazione viscerale, potente, che lo coinvolge fisicamente, passando da toni ironici a toni cinici, con una espressività alquanto performativa.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica