L'estremismo dei cattolici adulti

Gode delle simpatie di Repubblica e punta ad essere il simbolo di quel cattolico di sinistra modificato che non teme di rovesciare il paradigma di papa Benedetto XVI: carità, nient’altro che carità, a prescindere da ogni verità. Sono con lui l’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, ma anche parecchi camici bianchi dell’Associazione medici cattolici. È dalla sua parte l’onorevole Paola Concia, pasionaria dell’agenda gay-lesbo-bi-transessuale, ma anche il fedele della teologia di Vito Mancuso. Dunque, Ignazio Marino è il terzo uomo. E come nel famoso noir di Graham Greene, ambientato nella maestosa e decadente Vienna degli anni Cinquanta, il senatore-chirurgo correrà per salvare l’amico Pd e dare una svolta laica-giovanilista a un partito che porta sulle spalle i suoi primi due anni di vita come un cappotto austriaco cucito ai tempi della cortina di ferro. È indubbiamente interessante l’entrata in scena di un medico sois disant cattolico, quando sulla stanca nave del Pd si preparava l’ennesima ammuina di primarie da vecchi professionisti della politica, la poco singolar tenzone tra l’ex democristiano di sinistra e l’ex comunista di destra, tra il piccolo avvocato dossettiano e il grande garante del socialismo cooperativo. Interessante e altamente simbolico è, inoltre, il fatto che insieme alla sua discesa in campo Marino annunci l’ingaggio di papà Beppino Englaro, il maestro di bontà che negli ultimi mesi ha battuto le scuole italiane per comunicare ai giovani il gusto della buona morte, l’uomo che visse per dare l’eutanasia a una figlia gravemente disabile e, finalmente, dopo che promise di tacersi e uscire di scena compiendosi il destino di Eluana, tessera numero uno del candidato chirurgo che ha fatto della buona morte (il famoso Testamento Biologico) il suo bigliettino da visita della legislatura precedente e di quella corrente. Una candidatura nuova e una nuova tessera, Marino e Englaro, due facce di una stessa banconota nella cui filigrana sembra leggersi il duetto di qualche giorno fa su Repubblica tra Eugenio Scalfari e il cardinale Carlo Maria Martini. L’inchino reciproco e infine l’abbraccio amoroso tra l’uomo che non deve chiedere mai e il sacerdote rivolto all’Eterno. Eugenio e Beppino, due monadi dell’ateismo perfetto. Ignazio e Carlo Maria, il cattolicesimo adulto che già in tempi non sospetti, epoca di Romano Prodi al governo, si esibirono in un dialogo sulla vita (o meglio, sul fine vita) dalle colonne dell’Espresso. Chissà se Marino sarà così coraggioso da proporsi in ticket con il papà a cui la sinistra fiorentina ha regalato le chiavi della città e, con il rimarchevole dissenso dell’attuale sindaco Renzi, stabilito cittadino onorario. Certo, è probabile che il candidato medico alla medicalizzazione della politica non ce la farà a vincere le primarie. Però, con la sua candidatura, qualcosa di nuovo finalmente emerge in un partito che, ad oggi, oltre alla creatività dei riti e delle formule vuote, non ha saputo esprimere altro che la continuità di un partito-stato da prima Repubblica, sensibile più alle trame corporative e istituzionali che alla rappresentanza dei bisogni e delle aspettative del popolo. In effetti il virtuale ticket Marino-Englaro fa irrompere sulla scena politica italiana una farfallina mitemente zapateriana. Che è la giusta metamorfosi di un cattolicesimo adulto giunto all’estrema sua estenuazione e di una tradizione socialista che non ha ormai altro faro che il laicismo ciudadano. Non c’è che dire, posizione culturale di Marco Pannella ne ha fatta di strada.
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