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Il "caso" di Egolf, scrittore ribelle che tornò nel nulla dal quale era uscito

Il suo esordio fu rifiutato da cinquanta editori. Poi finì tra le mani di Modiano...

Il "caso" di Egolf, scrittore ribelle che tornò nel nulla dal quale era uscito
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Un genio dimenticato nel nulla della letteratura contemporanea: è Tristan Egolf, scrittore americano scoperto dal Premio Nobel Patrick Modiano dopo che il suo primo romanzo era stato rifiutato da oltre cinquanta editori prima di diventare un caso letterario tradotto in oltre venti paesi. A raccontarci Tristan Egolf è ora lo scrittore Adrien Bosc, tra i più giovani ma già da considerare tra i migliori autori francesi, nel libro L'invenzione di Tristan, da pochi giorni nelle librerie per Guanda. Non l'ennesima biografia su uno scrittore maledetto, ma un romanzo che, attraverso frammenti, lettere, articoli di giornali, raccontandone la vita ci dimostra come il mito troppe volte oscuri il valore delle opere.

Adrien Bosc testimonia come Tristan Egolf abbia immolato la propria esistenza per combattere un sistema editoriale che lo voleva inglobare in un cliché: non poteva permetterlo, aveva sofferto troppo, sino a strapparsi la carne per metterla nei suoi libri. Un autoesiliato, perché ogni parola fa male, ogni parola è sangue che diventa inchiostro, perché scrivere davvero non è da tutti. Nato nel 1971 a Lancaster, Pennsylvania, un paesino sperduto nel Midwest, trascorre l'infanzia in un allevamento di polli, il padre si suicida, la madre è da dimenticare, i suoi concittadini, come tutti gli abitanti di quella landa desolata, sono operai, minatori, contadini che non aspettano che la sera per bere sino a distruggersi: river rats, come vengono chiamati in America, gente strana che sopravvive in mezzo agli Appalachi in vecchie baracche distrutte e il cui massimo orizzonte è addormentarsi nelle aeree di sosta per camionisti dopo una sbronza. Perché il sacro pilastro di quei luoghi, la Corn Belt, sono uomini che hanno solo tre comandamenti: sgobbare, pregare e ubriacarsi. Tristan Egolf non si adatta, si trasferisce a Filadelfia, ma lascia l'università per fondare un gruppo punk con il quale girovaga per i bar dell'Indiana e del Kentucky. Dopo un periodo ad Amsterdam in cui è ministro della propaganda in una compagnia teatrale, sbarca a Parigi nel 1996. Per mantenersi suona alla chitarra pezzi di Bob Dylan. E lì avviene una sorta di magia, ma reale: una ragazza lo ascolta estasiata e lui le consegna il manoscritto del suo primo romanzo, quello rifiutato da 50 editori. Egolf non sa che è la figlia di Patrick Modiano, il Premio Nobel, che si imbatte per casa in quel malloppo di 500 pagine. È ipnotizzato dalla scrittura e lo porta da Gallimard, massimo editore francese, che ne acquisisce i diritti mondiali. Così nasce Il signore della fattoria ed è un successo: la critica lo paragona a Faulkner e Steinbeck e i lettori vengono divorati, in estasi, da quel libro dove in tutte le 500 pagine non c'è neanche un dialogo. Ha solo 23 anni, Tristan: ha scritto un capolavoro - «un romanzo inaudito, visionario e apocalittico: un incontro al limite della pazzia», scrive il The New York Times - e nessuno sa che soltanto dieci anni dopo si sparerà un colpo di pistola in testa. Non riesce a frenare quella tristezza, nemmeno il successo lo placa, anzi. Si sente un animale da circo: la calma lo angoscia, l'agitazione anche, la noia lo riconsegna ai suoi demoni e si perde di nuovo nell'alcol e nelle droghe. Militante pacifista, tornato negli Stati Uniti, protesta contro la guerra in Iraq, brucia in pubblico la foto di Bush per poi venire arrestato, nel luglio del 2004, durante una visita del presidente, dopo aver formato con altri uomini in perizoma una piramide umana per denunciare le torture della prigione di Abu Graib.

In America adesso è rappresentato dall'agente editoriale Andrew Wyle - lo stesso di Philip Roth e Salman Rushdie - soprannominato per la sua spietata bravura lo Sciacallo. Egolf è tornato perché per scrivere ancora deve «nutrirsi di realtà americana», ma allo stesso tempo si autoesclude sempre più dal mondo perché «il lavoro letterario conduce ad una solitudine invisibile» che in pochi riescono a capire davvero. Eppure ha cercato in tutti i modi di costringersi a vivere come gli altri, anche attraverso i lavori più disparati: lavapiatti, proiezionista, droghiere, dog-sitter, operaio nella fabbrica di pannolini Pampers e in un'altra che produce crocefissi. L'invenzione di Tristan ci ricorda tutto questo per raccontarci che molto spesso il gioco della letteratura è spietato: «quando la leggenda supera la realtà, si stampa la leggenda».

Oggi Tristan Egolf è dimenticato, in Italia addirittura è quasi del tutto sconosciuto malgrado Frassinelli nel 2001 abbia pubblicato Il signore della fattoria, quell'esordio di successo che in pochi però hanno compreso: in realtà attraverso la figura del giovane protagonista, Egolf racconta sé stesso: un giovane uomo spaventato dalla felicità e abbattuto dalla disperazione. Inadatto al quotidiano, ha preferito suicidarsi, fuggire senza voltarsi, abbandonare la vita per reinventarsi chissà dove.

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