Dopo lo scoppio di quella che ormai viene chiamata la Terza guerra del Golfo e che per molti è un'altra tappa della Terza guerra mondiale a pezzi sono aumentati i dubbi su come sia possibile progettare un nuovo ordine mondiale che garantisca la pace. Il tema è al centro del nuovo saggio di Amitav Acharya, Storia e futuro dell'ordine mondiale (Fazi, pagg. 552, euro 24, con una prefazione di Franco Cardini). Il saggio prende in considerazione anche l'ipotesi che quest'ordine possa prosperare a prescindere da quello che accadrà
agli Usa e all'Europa, come spiega il sottotitolo: Perché la civiltà globale sopravvivrà al declino dell'Occidente. Ripercorrendo cinquemila anni di vicende umane, Acharya, professore all'università di Washington tra i più autorevoli studiosi di relazioni internazionali mostra che l'ordine mondiale ha avuto moltissime fasi. Dall'antica Sumer e dall'Egitto all'India e alla Grecia, fino alla Mesoamerica, gli imperi eurasiatici e l'Africa, emergono valori, interdipendenze economiche e norme di condotta tra Stati affermatisi in diverse
aree del pianeta.
La storia rivela che l'ordine quasi mai coincide con il dominio di un solo polo: è una tessitura plurale che si ricompone. Quindi se l'Occidente arretra, l'ordine può perdurare. Ma serve che il resto del mondo abbia maggiore voce e anche maggiore responsabilità. Se prevalgono invece logiche imperiali e di rivalsa, i rischi sono altissimi.