Sarà l’AI, saranno le dichiarazioni folli di Musk che si diverte a trollare gli utenti oppure ci crede davvero, sarà quel che sarà, sarà Connor, la vera vera e unica questione è che c’è talmente tanta voglia oggi di credere che viviamo dentro una simulazione che basta pochissimo per alimentare la narrativa simulazionista.
A tutti coloro che frequentano social o YouTube sarà capitato un video (uno dei tanti) dove si spiega come “il cervello di una mosca sia stato trasferito dentro un mondo virtuale”. Se vi si sono alzate le antenne da fake news avete un buon intuito, se l’avete recepito come fatto reale avete un problema reale voi (mentre io all’inizio speravo parlassero o di una novità scientifica o de La mosca di David Cronenberg, uno dei miei film preferiti, o del saggio Pensieri della mosca con la testa storta, del nostro più insigne neuroscienziato, Giorgio Vallortigara, sempre sia lodato, e invece la testa storta ce l’hanno gli utenti di Instagram e TikTok).
I social pullulano di questa mosca che vive nella simulazione, tutti uguali, frase a effetto idem, con due parole magiche, “brain upload,” e les jeux sont faits. Il filmato sembra uscito da un incrocio tra Black Mirror e un thread di futurologi entusiasti: una mosca si muove dentro un ambiente virtuale, cammina, esplora, fa la mosca insomma, e reagisce agli stimoli, e i commenti “e se la mettessimo in Minecraft?”. Ci tengono a spiegarti, gli pseudodivulgstori AI, che non sarebbe un semplice modello 3D ma qualcosa di molto più inquietante (oh! Cosa?): il cervello della mosca sarebbe stato “caricato” in un computer e l’insetto vivrebbe ora dentro una simulazione.
“Brain upload”, “mosca nella simulazione”, “Il primo cervello trasferito in un computer”, “è come Matrix!”, e nel giro di poche ore si moltiplicano esponenzialmente le interpretazioni più fantasiose: c’è chi si chiede se la mosca sia consapevole, chi domanda se soffra, chi trae la conclusione inevitabile che se possiamo farlo con una mosca prima o poi lo faremo con noi, chi dice che siamo già dentro una simulazione controllata dagli alieni (vabbè questi ci sono sempre).
Piccolo particolare: la storia raccontata così non esiste. Il video che circola parte da una ricerca scientifica reale e la comprime in una narrativa fantascientifica che con quella ricerca ha poco a che fare. Realtà vs delirio social: nel 2024 un grande consorzio internazionale di neuroscienziati ha pubblicato su Nature la prima mappa quasi completa delle connessioni neurali del cervello della mosca (o meglio del moscerino) della frutta (Drosophila melanogaster), il cosiddetto connectome: circa 139 mila neuroni e più di 50 milioni di sinapsi, vale a dire le connessioni tra le cellule nervose e così per la prima volta abbiamo ottenuto una ricostruzione estremamente dettagliata delle connessioni di un cervello animale relativamente complesso (in precedenza era stato possibile solo per organismi più semplici, come il minuscolo verme Caenorhabditis elegans).
Un risultato enorme per la neuroscienza perché significa avere una sorta di schema elettrico completo di un cervello, e da qui non a caso nasce la parte scientificamente interessante della storia. Una volta ottenuta la mappa delle connessioni, i ricercatori possono costruire modelli computazionali che simulano l’attività di quei circuiti neurali. ATTENZIONE: non significa trasferire un cervello biologico dentro un computer. Significa usare i dati anatomici per studiare come una rete di neuroni potrebbe elaborare segnali e produrre comportamenti.
Tra l’altro negli ultimi anni altri gruppi di ricerca hanno sviluppato simulazioni biomeccaniche molto realistiche del corpo della mosca, nelle quali, in modelli digitali, l’insetto cammina, vola e interagisce con l’ambiente rispettando le leggi della fisica, grazie a motori di simulazione che riproducono articolazioni, muscoli e dinamica del movimento ma questa è un’altra storia, quella vera è più banale: i soliti innumerevoli influencer dell’AI fuffa hanno collegato due cose alle cavolo di cane. E cioè: un modello neurale basato sulla mappa del cervello viene usato per controllare il corpo virtuale di una mosca dentro una simulazione. Un esperimento interessante per la neuroscienza computazionale, in quanto permette di studiare come l’attività di una rete neurale possa generare comportamenti osservabili, tuttavia da qui a dire che “la mosca vive nella simulazione” il salto è enorme, se lo dicessi a Vallortigara si metterebbe le mani nei capelli che non ha.
Per farcela breve: non è stato trasferito nessun cervello biologico né esiste una coscienza digitale della mosca né un insetto che percepisce il suo nuovo mondo virtuale. Parliamo di un modello matematico che genera segnali in una rete simulata e che controlla un corpo digitale. Per fare un esempio: è la stessa differenza tra simulare con un computer il clima terrestre e dire che la Terra vive dentro quel computer.
E pensare che la storia reale sarebbe già abbastanza affascinante così: possediamo una mappa quasi completa di un cervello animale e possiamo usarla per testare modelli di funzionamento neurale, solo che sui social, figuriamoci, le scoperte scientifiche raramente restano quello che sono, soprattutto quando utilizzate da incompetenti invasati dall’AI per far emergere se stessi e trasformarle in un racconto alla Matrix.
Insomma, la mosca che vediamo muoversi nella simulazione non è né la mosca di Cronenberg né una mosca dentro Matrix né la mosca di Vallortigara: è semplicemente una buona ricerca scientifica raccontata male per fare views nel mondo reale. Che dire? Cosa si deve fare per campare. Meglio le mosche, almeno non fanno video su Tik Tok.