Leggi il settimanale

Sulle tracce orrorifiche di Lovecraft

In Italia, dopo alcuni goffi tentativi di pubblicare maldestre traduzioni di Lovecraft, dobbiamo all'infaticabile entusiasmo di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco la conoscenza del vero Lovecraft

Sulle tracce orrorifiche di Lovecraft
00:00 00:00

«Io agogno l'etereo, il remoto, il crepuscolare, l'ambiguo detesto sempre più la vita e ciò che vi è connesso; odio l'attualità e sono un nemico del tempo e dello spazio, della legge e della necessità». In queste frasi, tratte da una lettera indirizzata da H.P.Lovecraft (1890-1937) all'amico scrittore Frank Belknap Long, c'è un sapiente autoritratto del Solitario di Providence, passato dall'essere quasi ignorato in vita a diventare, dopo la morte, un autore di culto. Nella sua breve esistenza, Lovecraft ha scritto qualche saggio, pochi romanzi, tanti racconti e moltissime lettere, che hanno gettato i semi di un universo parallelo, che sono poco alla volta, ma sempre più rapidamente, germogliati, fino a innervare l'immaginario del XX secolo e contaminare quello del XXI, grazie alla riconosciuta influenza esercitata non solo su tutto il genere fantascientifico-horror, ma anche su autori mainstream come Michelle Houellebecq.

In Italia, dopo alcuni goffi tentativi di pubblicare maldestre traduzioni di Lovecraft, dobbiamo all'infaticabile entusiasmo di Gianfranco de Turris e Sebastiano Fusco la conoscenza del vero Lovecraft, grazie alle loro traduzioni corredate di apparati critici che hanno aperto la strada alla sua produzione letteraria integrale. Sempre firmato dalla coppia de Turris & Fusco fu il primo saggio critico su Lovecraft, uscito nel 1979 nella collana Il Castoro, oggi finalmente ripubblicato da Bietti, in edizione ampliata e aggiornata, con il titolo H.P.Lovecraft. Poeta dell'Abisso (pagg. 314, euro 24).

Oltre alla dettagliata descrizione di tutti gli elementi che compongono l'universo lovecraftiano, dai particolari biografici a una ricchissima bibliografia, in questa esauriente monografia troviamo la revisione di alcuni luoghi comuni, che attribuivano allo scrittore facili etichette.

Si disse che avesse terrore delle donne, ma gran parte del lavoro di revisione gli veniva fornito da aspiranti scrittrici, una delle quali finì per sposare; che avesse ereditato dal padre una malattia venerea, ipotesi assolutamente infondata... Resta, invece, assolutamente fondato, il suo disprezzo per il presente, caratteristico di un gentiluomo che, vivendo nel culto del passato, seppe divenire contemporaneo del futuro.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica