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Tanti falsi diritti, poche libertà. E cresce il potere dello Stato

Per cercare di garantire tutti, abbiamo reintrodotto l’arbitrio

Tanti falsi diritti, poche libertà. E cresce il potere dello Stato
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L’ultimo lavoro del filosofo politico Fabrizio Sciacca ( Il mito dei diritti, Liberilibri) prende di petto una situazione apparentemente paradossale: ossia il fatto che le libertà fondamentali sono sempre sotto attacco proprio a causa del proliferare di rivendicazioni di ogni tipo che vengono fatte passare per «diritti». Di conseguenza, siamo entrati in una nuova mitologia politica, dal momento che i diritti sono spesso diventati la premessa per liturgie volte a consolidare dipendenze, a protezione di specifici soggetti e gruppi d’interesse. In sostanza, Sciacca evidenzia che dilatando la sfera dei diritti non s’è rafforzata l’autonomia dei singoli e delle comunità, poiché una simile espansione ha prodotto effetti almeno in parte inattesi e costi crescenti, oltre che sempre meno libertà individuale e sempre più potere pubblico. Nel volume l’autore traccia una rapida ma acuta genealogia filosofico-concettuale del problema, che partendo dalla nascita dell’idea moderna di diritto soggettivo ne mostra l’evoluzione storica e teorica, giungendo a esiti anche molto interessanti. In particolare, è acuta l’osservazione secondo cui «la filosofia politica kantiana, lungi dal profilare una società di individui realmente liberi e autonomi, subordina inflessibilmente l’individuo all’autorità dello Stato». Questa analisi è quanto mai importante per cogliere come le perversioni giuridiche contemporanee abbiano radici profonde.

In seguito Sciacca prende in considerazione le

trasformazioni degli ultimi decenni: come dal «diritto dell’individuo » si sia passati al «diritto del gruppo», quindi al «diritto identitario » e infine alla richiesta di nuovi diritti che non rinviano all’autonomia personale, ma anzi si fondano su aspettative di tutela. Il contemporaneo mito dei diritti nasce quando una nozione senza dubbio utile (i diritti quali strumenti di libertà) viene trasformata in un valore assoluto. Per giunta, nella rivendicazione dei diritti il passaggio dall’individuo (che era al centro dei diritti di taglio liberale) al gruppo identitario, che invece ormai occupa quasi per intero la scena, ha delineato uno slittamento dalla soggettività libera a soggettività predeterminate, rivendicative e costantemente bisognose di disporre degli altri.

Ecco perché proprietà, responsabilità e autonomia non sono dettagli accessori: sono elementi cruciali affinché i diritti servano davvero la libertà, e non la sua negazione sotto forma di una protezione perpetua e illimitata. Per Sciacca è quindi cruciale il ritorno a un ordine sociale che poggi su istituzioni robuste, in grado di porre barriere dinanzi alla pretesa del potere politico d’ingerirsi in ogni ambito.

Tutto ciò è condivisibile, ma c’è da chiedersi se sia ragionevole essere ottimisti. In effetti, non è facile immaginare che, in questo nostro Occidente tanto intriso di cultura dirigista e socialista, si possa delineare un consenso in merito al fatto che il diritto deve soltanto tutelare i diritti formali, e non quelli sostanziali. Solo per fare un esempio, forse sarà possibile vincere la battaglia per

la libertà di scuola e per il pluralismo scolastico, ma difficilmente si riuscirà a convincere la maggior parte delle persone che non esiste un diritto originario a disporre delle risorse altrui per ricevere una formazione scolastica.

D’altro canto, la dissoluzione della libertà e la moltiplicazione dei falsi diritti sono ormai in una fase avanzata. Se un secolo e mezzo fa le tesi di Karl Marx (che contrapponeva le libertà dette “formali” e quelle “sostanziali”) erano minoritarie, adesso la situazione s’è rovesciata. A sinistra e a destra il socialismo prima ha trionfato in nome della questione sociale e poi s’è riformulato alla luce dell’ecologismo e della cultura woke. In fondo, la mitologia smontata con efficacia da Sciacca poggia sulla centralità dei desideri, che non soltanto vengono sacralizzati, ma sono pure celebrati quali pretese da soddisfarsi a qualunque prezzo.

E da questo punto di vista il programma del nuovo sindaco di New York, Zohran Mamdami, esprime al massimo grado questa illusione, che non solo intende cancellare l’economia stessa (quale scienza che muove dalla scarsità), ma rigetta ogni scrupolo dinanzi al diritto di proprietà, in nome di obiettivi ritenuti superiori.

L’esito è soltanto il trionfo degli uomini di Stato e il degrado progressivo della società.

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