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Tiberio Sarti: "Nel mercato del libro l'unione fa la forza"

Parla l'AD di Ubik, il network che sostiene e rilancia le librerie indipendenti e che entro il 2026 avrà affiliato 200 punti vendita in tutt'Italia: "Proponiamo un modello di libreria tradizionale che piace ai lettori"

Tiberio Sarti: "Nel mercato del libro l'unione fa la forza"

In un mercato del libro che, dopo anni di turbolenze, sembra aver ritrovato i propri punti di equilibrio, le librerie tornano protagoniste. La distribuzione libraria italiana vive infatti una fase di riassestamento: il canale fisico riconquista centralità, l’online rallenta la sua corsa e il lettore riscopre il valore dell’esperienza, del consiglio e della relazione. È in questa congiuntura — segnata da nuove abitudini di consumo, da una domanda giovane e socialmente connessa e da un rinnovato bisogno di presidio culturale dei territori — che si inserisce il successo di Ubik, network librario capace di coniugare scala nazionale e identità locale e che entro il 2026 avrà affiliato 200 punti vendite in tutt'Italia. Un modello innovativo perché fondato sull’autonomia del libraio, sulla forza della comunità e su un’idea di libreria come luogo vivo, accogliente e contemporaneo. Ne parliamo con Tiberio Sarti, amministratore delegato di Ubik, che analizza le trasformazioni in atto e le ragioni di una crescita controcorrente.

Come è cambiato negli ultimi anni il mercato della distribuzione libraria in Italia?

“L’aspetto più evidente è il consolidamento del canale Librerie , rimontato attorno al 60% di quota di mercato. L’On-Line invece appare in lenta discesa dal 2022 , oggi vale attorno al 35% di quota, mentre continuano le difficoltà delle vendite in GDO, che si collocano sul 5% di quota di mercato. E’ un po’ come se il libro si fosse finalmente riconciliato col canale che storicamente lo ha sempre accompagnato e sostenuto”.

Quali sono oggi le principali sfide che le librerie indipendenti devono affrontare per restare competitive?

“Il mondo delle librerie indipendenti sta perdendo terreno nei confronti delle librerie di catena, ma tra queste ultime vanno chiaramente distinte i network ad offerta indipendente, come Ubik e Libraccio, e le libreria ad offerta governata, appartenenti a catene editoriali quali Feltrinelli, Giunti e Mondadori. Queste ultime privilegiano decisamente le proprie edizioni, limitando lo spazio dell’editoria indipendente. In questo quadro è molto interessante il trend delle librerie indipendenti che diventano sempre più librerie di proposta, con un’offerta spesso non esaustiva, ma una forte impronta da parte del libraio”.

Quanto incidono la logistica, i costi della carta e le dinamiche della filiera sulla sostenibilità delle librerie?

“Nell’economia delle librerie incidono molto, più che i costi della produzione libraria, i costi di gestione. Il recente rinnovo del contratto del commercio e l’inasprimento del costo delle locazioni, derivato soprattutto dall’alta inflazione degli anni dal 22 al 24, elevano il punto di pareggio della gestione, che può reagire solo incrementando i ricavi o riducendo il servizio al pubblico. Nel 2024 e 2025 sono sostanzialmente mancati i sostegni a vantaggio del mercato che ci avevano accompagnati fino al 2023 (18 app, legge Franceschini in favore degli acquisti delle biblioteche). Solo molto recentemente notiamo una ripresa di interesse verso la filiera da parte dell’attuale governo con il ripristino di misure analoghe a quelle abbandonate a suo tempo”.

In che modo la concorrenza delle piattaforme online sta modificando il comportamento dei lettori?

“Diciamo che l’orientamento del cliente dipende molto da una chiave di bisogno e di uso. L’online funzione molto bene quando l’esigenza principale è di approvvigionamento efficiente di un titolo già ben identificato; la libreria è invece il luogo di ispirazione in cui , con un ‘esperienza decisamente più immersiva, si fanno nuove scoperte. In una chiave d’uso continua ad avere un ruolo , seppur limitato nei volumi di vendita, anche l’ e-book, ideale per il ‘qui e subito’ e per essere accompagnati nei viaggi, molto da leggere in poco spazio”.

Il mercato del libro sembra in ripresa, soprattutto tra i giovani: quali fattori stanno alimentando questa crescita?

“È vero, da qualche anno i giovani, e soprattutto le giovani, sono tornate in libreria principalmente grazie al fenomeno dei Romance, alimentato in particolare dalle piattaforme social Tiktok che ha ad oggi più di un miliardo di utenti attivi, 25 milioni in Italia, e Wattpad luogo virtuale per giovani scrittori e, soprattutto, scrittrici. La condivisione di brevi video girati spesso all’interno delle librerie, in cui le giovani lettrici raccontano i libri letti, condividono emozioni e passioni, dialogano con le autrici, ha creato un trend che in poco tempo ha stravolto le classifiche e fatto impennare le vendite dei generi Romance e Fantasy. È un pubblico che frequenta le librerie, le conosce e che legge anche in lingua originale, tanto che anche questo mercato ha registrato una crescita importante nell’ultimo periodo.
Gli eventi con le autrici di Romance sono molto partecipati, con file interminabili per un autografo e uno scatto, registrano numeri, anche in termini di vendite, che non si vedevano da tempo”.

Quali differenze nota tra il mercato librario italiano e quello di altri Paesi europei?

“In generale, anche negli altri paesi, dopo il Covid, vi sono trend simili: consolidamento delle librerie, flessione delle vendite on line e dell’e-book, esplosione dell’interesse dei giovani per il romance e i manga in forma cartacea e sui canali fisici. Per quanto riguarda le librerie due elementi caratterizzano l’Italia come unicità, o quasi. Il primo è la presenza delle catene editoriali, emanazione diretta dei maggiori gruppi editoriali, fenomeno ad alta incidenza di quota di mercato con evidenti rischi sul pluralismo dell’offerta. Il secondo è una curiosità: non esiste in Europa, che mi risulti, un fenomeno analogo al franchising librario, e comunque nulla di lontanamente paragonabile all’importanza che ha assunto in Italia negli ultimi vent’anni”.

Come sta cambiando la figura del libraio e quali nuove competenze sono richieste?

“La figura del libraio nel corso degli ultimi anni si è letteralmente trasformata, dimenticate il libraio che attende il cliente dietro al bancone: oggi, oltre a conoscere i libri deve necessariamente essere un esperto di comunicazione. Questo significa che non può prescindere dall’utilizzo di tutte le piattaforme social, Facebook, Instagram, Tiktok, poiché ognuna ha uno specifico pubblico di riferimento. Per intercettare il maggior numero di lettori Ubik ha recentemente lanciato anche la app MyUbik che consente al lettore di avere un filo diretto con il proprio libraio, ordinare e ritirare i libri nella libreria di fiducia, restare aggiornato sulle novità, attività e promozioni. Anche gli eventi giocano un ruolo fondamentale nella vita della libreria, quindi il libraio diventa organizzatore e promotore di iniziative che mirano a portare il pubblico in libreria, ma creano anche, in particolare nella media provincia, delle comunità affiatate di lettori”.

Qual è l’elemento distintivo del format Ubik rispetto alle altre catene di librerie?

“Diciamo in premessa che Ubik è un franchising, l’incontro fra due imprenditori, noi e il libraio. Ne deriva la nostra caratteristica distintiva, che è anche il nostro punto di forza: le nostre librerie sono una diversa dall’altra, in ognuna di esse la proposta è modellata dal libraio, secondo il suo gusto e la sua visione del mondo. Proponiamo così un modello di libreria tradizionale che piace ai lettori, per lo più di dimensioni medio-piccole, che da una sensazione di intimità e accoglienza , offre spazi di socializzazione, mettendo al centro la figura del libraio. La maggior parte delle nostre librerie propone un’attività costante di eventi e incontri con gli autori, in più sono in grande sviluppo nuova forme di socializzazione legate alla lettura, tutti motivi per i lettori per ritrovarsi compresenti in libreria“.

Quali vantaggi concreti offre il modello Ubik alle librerie affiliate, sia in termini commerciali sia organizzativi?

“In termini commerciali la proposta ai nostri affiliati delle forniture in conto estimatorio con pagamento del solo venduto ai clienti finali è sicuramente una leva molto attrattiva. Soprattutto se sottolineiamo che con questa formula il libraio può costituire il proprio assortimento senza gravami finanziari. L’altro punto di forza è l’estrema semplificazione delle procedure di carattere più amministrativo, che vengono concentrate sul franchisor liberando risorse in favore dell’affiliato. Stimiamo che questo secondo aspetto valga per la singola libreria un risparmio di tempo-lavoro equivalente almeno ad una persona.
Credo che tutto ciò faccia bene alle librerie, lasciando alle persone che vi lavorano più tempo da dedicare alla scelta dei libri e alla cura del cliente”.

Come riuscite a coniugare la forza di un network nazionale con l’identità e la libertà

del singolo libraio?

“Uniamo tradizione e innovazione, crediamo nel valore delle persone e nella forza delle idee. Per questo ogni libreria Ubik è unica: un luogo in cui la professionalità incontra il calore umano”.

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