Lettrice dalla Grecia: «Stufa delle menzogne che dicono sull’Italia»

Caro direttore,
sono arcistufa, non ne posso più di questa campagna denigratoria contro il nostro presidente. Sono in Grecia, per motivi di lavoro, poiché sono per metà greca e conosco perfettamente la lingua, sono subissata da notizie indegne, false, ingiuriose che la televisione trasmette attraverso i suoi telegiornali. Le emittenti Alfa e Star non fanno altro che screditare Berlusconi e beffeggiarlo. Le interviste con la signorina (sic!) D'Addario impazzano ovunque. Ma chi è il loro inviato? Il quotidiano Thema, ne dice di tutti i colori, sguazzando nel fango con un piacere quasi erotico. Ma non si vergognano? Quando il compianto (dalla sinistra) Papandreu, prima ancora di divorziare dalla moglie, fece cenno alla sua giovane amante Dimitra Liani di scendere dall'aereo appena atterrato da Londra, tutta la Grecia sorrideva soddisfatta delle prodezze dell'anziano presidente che si accompagnava alla più che procace Dimitra che poi sposò e che impose fino alla sua morte. Anche molti politici italiani si dichiararono compiaciuti per la scelta che il vegliardo fece... Vogliamo parlare degli scandali e della corruzione che impazzano tra i ministri e i deputati greci? Mi dispiace, perché il governo greco è di destra ma se sbagliano bisogna dirlo. E che fanno invece i loro giornalisti? Si buttano su Berlusconi e sulla sua vita privatissima e si infilano sotto gli slip della D'Addario. Io non so perché noi stiamo quatti quatti e assorbiamo tutta questa infamia, nessuno di voi giornalisti prende le parti nostre, del cosiddetto popolo sovrano?
Vetta Maggi - Atene

Come avrà visto, cara Vetta, da ieri «il Giornale» ha intrapreso una nuova iniziativa: abbiamo chiesto ai nostri più autorevoli editorialisti (ieri Cervi e Giordano Bruno Guerri, oggi Facci) di scrivere un commento sul caso Berlusconi e lo stiamo inviando ai quotidiani stranieri. Ci sembrava giusta quella che una volta si chiamava «controinformazione»: è possibile che sulla stampa estera dobbiamo essere rappresentati solo dalle parole del direttore di «Repubblica» o, peggio, dalle farneticazioni di Di Pietro? È possibile che gli inviati stranieri si abbeverino soltanto alle fonti più pure dell’antiberlusconismo? È possibile che nessuno dica loro la verità, e cioè che in Italia non c’è nessuna democrazia in pericolo e nessuna libertà di stampa negata? E che definire «pagliaccio» il nostro premier non è solo una offesa ingiustificata, ma è un vero e proprio affronto alla maggioranza degli italiani che democraticamente lo ha eletto e continua, nonostante gli attacchi, a sostenerlo? Qualche lettore ci ha criticato perché ha trovato gli articoli di Cervi e Giordano Bruno Guerri troppo «morbidi», rispetto al furore cieco di Mauro o di Di Pietro. Ma questa è la nostra forza. La forza della ragionevolezza contro l’ottusità dei falsari, la forza delle buone ragioni contro i pasdaran della bufala. Aspettiamo le risposte dei giornali stranieri. Ma siamo sicuri che apprezzeranno il tono «alto», mai fazioso e perciò altamente credibile, dei pezzi che abbiamo loro mandato. E siamo sicuri che, con il vostro aiuto, cari lettori, sapremo fare apprezzare quegli articoli anche a tanti italiani. Anche a quelli che magari non ci leggono ancora. Anche a quelli che sono così accecati dall’odio di parte che non capiscono che volere il male del proprio Paese per antipatia nei confronti di un premier è come tagliarsi le palle per fare un dispetto alla moglie.

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