Lewis pole con giallo, Alonso sorride e Schumi rimpiange l’Italia

L’isola sul fiume San Lorenzo amica della Rossa racconta due storie. La prima: per il momento è un po’ meno amica. La seconda: lo è ancor meno dell’uomo che corre chiedendosi ma chi diavolo me l’ha fatto fare e che a Montreal è tornato con sette vittorie sette in portafoglio: al secolo, kaiser Schumi. Al sabato, invece, l’isola di Notre Dame è molto amica di Lewis Hamilton che, in versione giovane prodigio, conquistò le ultime due pole messe in palio nel Gp del Canada prima della pausa 2009 (corsa non in calendario per questioni contrattuali) e, ieri, nella versione sono un filo leggero di benzina (il box gli ha fatto spegnere il motore non appena passato il traguardo) ha centrato la terza. In totale, tre su tre partecipazioni per Lewis, reduce dalla vittoria in Turchia. Tre su tre, dominio Redbull finalmente interrotto, e diecimila dollari canadesi di multa per aver «impiegato troppo tempo a compiere il giro di rientro...». Che diamine, a motore spento spingeva lui. Nessun cenno dei giudici alla benza nel serbatoio, visto che il regolamento prevede non debba essere inferiore al chilo. Da qui polemiche e sospetti. Massa: «Andava punito».
Lewis scatterà con accanto Mark Webber, instancabilmente veloce e meno antipatico da quando ha telefonato al nostro Valentino ferito per dirgli dai che ce la fai è successo anche a me. Un Webber più veloce del compagno Vettel che al di là dei proclami di pace armata dopo il botto turco gli è dietro di un nulla ma comunque dietro. Epperò davanti ad Alonso soddisfatto: «La possibilità di podio è molto reale» spiega Fernando «per cui sono abbastanza contento, la monoposto è stata molto competitiva per tutto il weekend, dunque mi sento ottimista e riguardo alla strategia, qui, le gomme morbide si degradano molto, ma noi le trattiamo meglio di altri». Questo per aggiungere che l’isola sul fiume San Lorenzo potrebbe riconfermarsi amica oggi in gara. Però vediamo, aspettiamo e incrociamo...
Più o meno ciò che, oltre a guidare, dovrà assolutamente fare l’uomo che corre domandandosi chi me l’ha fatto fare. «Perché scatterò così indietro? (13° tempo) Perché auto non funzionare come pensavo... noi fatto cose diverse prima delle qualifiche ma niente. Dovremo capire...». E nelle italiche parole di Michael ci dev’essere molta verità visto che il giovane e veloce Nico Rosberg, suo compagno in Mercedes, ha acciuffato il decimo tempo finale e nulla più. Per cui comprensibile che il tedescone, forse appesantito nei riflessi che contano quando i muretti «accarezzano» abitacolo e cervello, abbia accusato il colpo. Fatto sta, dopo aver sfiorato per tre volte l’onta del non passaggio alla fase finale delle qualifiche, stavolta non l’ha sfiorata ma presa dritta in viso. Niente terzo turno e arrivederci e grazie. Che sia il segnale definitivo che inizi a farsi certe domande e che un filo si diverta sempre meno? Presto per dirlo, per il momento limitiamoci ad archiviare la questione come un segnale poco incoraggiante e con le frasi illuminanti della sua portavoce a vita e ora manager, Sabine Kehm, che stuzzicata sulla creatività italiana ha ammesso: «Nella nuova scuderia non c’è. I problemi da affrontare sono analoghi, ogni stagione e ogni gara pongono sfide quotidiane per le quali è necessario trovare soluzioni. Michael lì continua ad affrontare come faceva in Ferrari, cioè procedendo passo dopo passo, con metodo logico. Lui è fatto così ed è quella la sua forza. Ma ammette che solo in Ferrari gli è capitato di trovare la soluzione geniale intuita lì per lì. Quella era una caratteristica che lo completava, che lui non ha, e di cui ha nostalgia». Caratteristica che non manca al nostro Vitantonio Liuzzi. Non ha una Ferrari ma la creatività ce la mette lui: terza fila su Force India. «Io fra i muretti vicini vicini mi trovo a meraviglia».

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