Le domande imbarazzanti dei bambini sul Natale (e non solo)

Numerose sono le domande che i bambini ci rivolgono sul Natale e non solo. Spesso sono imbarazzanti e ci si sente inadeguati nel rispondere efficacemente. Ecco i consigli degli esperti

Il Natale è alle porte e, come ogni anno, i protagonisti delle feste, saranno i bambini.

La loro serenità e felicità è la cosa più importante ma, ad un certo punto della loro crescita, persino l’argomento “regali sotto l’albero” può trasformarsi in una nota dolente, in grado di creare dispiaceri. Quando la magia inizia a scomparire e Babbo Natale non è più una certezza, i genitori, ma anche i nonni e gli insegnanti, devono infatti essere pronti ad affrontare l’argomento, affinché la scoperta si trasformi in un dolce ricordo e non in un’amara delusione. Nel rapportarsi con i bambini, i momenti imbarazzanti e gli argomenti spinosi non si limitano ovviamente solo al mistero di Babbo Natale.

Durante tutto l’anno, infatti, altre tematiche da trattare e altri insegnamenti da impartire ai propri figli possono rivelarsi ancora più impegnativi e delicati. Proprio per questo, gli esperti di Top Doctors, piattaforma online che seleziona e mette a disposizione degli utenti un panel formato dai migliori medici specialisti di tutto il mondo, ha scelto 5 tra le domande che più spaventano i genitori, da Babbo Natale fino all’adozione, suggerendo alcuni consigli per rispondere nel modo migliore.

1. “Mamma, papà… Babbo Natale esiste davvero?” Questa domanda è sicuramente uno “scoglio” che tutti i genitori prima o poi si trovano, volenti o nolenti, a dover affrontare. L’approccio ideale è quello di assecondare il bambino che ancora ha voglia di crederci: se l’avvicinamento alla verità avviene timidamente, non è sbagliato posticipare di un po' la scoperta, senza però alimentare eccessivamente la fantasia. L’importante è non mentire nel momento decisivo: quando è chiaro che il bambino non crede più a Babbo Natale, anche se è ancora piuttosto piccolo, è giusto porre fine alla magia, pena una crescente sfiducia nei confronti dell’adulto di riferimento.

2. “Ma i bambini li porta la cicogna o nascono sotto i cavoli?” La curiosità, spesso mista a confusione, sui temi della natalità, della gravidanza e, col passare degli anni, del sesso, colpisce alcuni bambini prima di altri, talvolta in concomitanza con l’arrivo di un fratellino o di una sorellina. Per questo le risposte che vengono date devono essere commisurate all’età del piccolo e non devono eccedere con dettagli e particolari, ma attenersi a quanto viene domandato, rimanendo però sempre puntuali ed istruttive.

3. “Perché papà non dorme più a casa con noi?” Trovare le giuste parole per spiegare ai propri figli il divorzio, o più in generale la rottura del nucleo familiare, è la preoccupazione principale delle coppie che si trovano ad attraversare la delicata fase della separazione. Molto dipende dall’età del bambino: fino ai tre/quattro anni di età non occorre formalizzare la situazione, poiché i bimbi non hanno gli strumenti per comprendere a pieno e, generalmente, si adattano con facilità alle nuove consuetudini; ai bambini più grandicelli va invece spiegato, con semplicità, che i genitori, pur volendosi bene e soprattutto amando i propri figli, non desiderano più abitare nella stessa casa.

4. “Lucky è ancora dal veterinario?” La morte è un concetto astratto per la stragrande maggioranza dei bambini. Per molti, il primo contatto è rappresentato dalla dipartita del proprio animale domestico, che spesso genera nei più piccini profondo dolore e smarrimento. Anche se negare l’evidenza, ritardando il distacco e la sofferenza, potrebbe sembrare una prospettiva allettante, bisogna resistere alla tentazione ed essere onesti. Solo così sarà possibile dare spazio ai sentimenti del bimbo, permettendogli di metabolizzare questa nuova definitiva realtà. Può essere utile, poi, condividere con lui la tristezza, in modo che si senta meno solo, ed elaborare una qualche forma di congedo, per trasformare simbolicamente l’addio in un ricordo.

5. “Perché sono diverso da voi?” Alcuni genitori adottivi decidono di comunicare da subito ai figli di non esserne i genitori biologici. Altri, invece, per paura di ferire ante tempo il proprio bambino, tergiversano, temendo di creare instabilità e distacco all’interno del nucleo familiare. In realtà, introdurre l’argomento fin da subito, installando in parallelo la giusta relazione di rispetto, fiducia e amore, può evitare un trauma successivo. L’importante è trasmettere al bimbo il messaggio che non è stato abbandonato, ma che la situazione creatasi e l’adozione siano state le scelte migliori per il suo bene e per il suo futuro. In certi casi, poi, in base alla sua storia pre-adottiva, può essere utile raccontare al bambino alcuni dettagli del passato, che lo aiuteranno a colmare i vuoti temporali e a conoscersi meglio.

In generale, il consiglio degli esperti è parlare e comunicare sempre con i figli in maniera adeguata alla loro età. “Rispetto a certi argomenti scomodi, spesso sarà necessario riaffrontare più volte la tematica nel corso delle diverse tappe evolutive, arricchendo le spiegazioni con maggiori dettagli ed informazioni. Saranno i figli stessi, in molti casi, a porre nuovi interrogativi via via che crescono” commenta infatti Beatrice Lazzeri, psicologa di Top Doctors che prosegue. “Soprattutto è di fondamentale importanza trasmettere il messaggio che di quell'argomento, di quel dubbio, di quella paura, si può parlare in casa, in modo che non nascano dei tabù e che si possa rinsaldare il rapporto di fiducia genitori-figli. Anche nei casi in cui si tema di arrecare una sofferenza, è comunque preferibile non glissare sull'argomento e dimostrare di essere in grado, da adulti, di accogliere e contenere tale sofferenza, aiutando così il bambino ad imparare a gestirla a sua volta”.

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