Qui qualcuno si sta sbagliando. Ha ragione chi dice che la prima sfilata per Gucci di Demna è di-vi-na e che per un completo collant e crop top in pizzo si può anche delirare oppure chi esce dallo show con un enorme punto interrogativo sulla faccia? Di sicuro è stato uno spettacolo incredibile con il cosiddetto Palazzo delle Scintille nel cuore dell'ex Fiera di Milano trasformato nella versione rettangolare dello Stadio dei Marmi di Roma e così tanti vip in prima fila che per un attimo ti senti a Los Angeles per la notte degli Oscar. Le più entusiaste sembrano Demi Moore e Paris Hilton seguite a ruota da Eva Erzigova. Con Isabella Ferrari, Romeo Beckam e Ghali nella calca non riusciamo a parlare, mentre Donatella Versace dichiara lapidaria Bellissima entrando nel backstage al braccio di Alessandro Michele che in questa stessa sala nel 2020 fece un'indimenticabile sfilata per Gucci con un gigantesco pendolo di Foucault in funzione sulla passerella.
Dobbiamo a lui il discorso più articolato e intelligente su questo show in cui le modelle sembrano spesso vestite come stelline di Onlifans con scarpe e borse di rara bellezza, mentre gli uomini oscillano dallo stile Maranza a quello iper palestrato di Braccio di Ferro. "Demna ha sicuramente un punto di vista tutto suo e questo è un bene perché la moda deve far discutere: è già successo quando Tom Ford mise le donne sui tacchi 12 e molti chiedevano ma da dove arriva questo texano perché eravamo tutti abituati allo stile sognante e sussurrato di Romeo Gigli" dice il designer romano che oggi è il direttore creativo di Valentino ma dal 2002 al 2022 ha lavorato in Gucci, gli ultimi sette dei quali baciati da un enorme successo di critica e pubblico. Inevitabile a questo punto dargli ragione anche perché in quasi tutte le uscite donna aleggia quel certo non so che di sexiness che nessuno ha fatto come il grande Tom e il finale è un omaggio plateale al suo lavoro reso da Kate Moss che indossa un abito da sera castigato davanti ma scollatissimo sulla schiena per far vedere la versione femminile del cosiddetto GG string.
Si tratta di un perizoma ridotto ai minimi termini con il simbolo del brand in ottone dorato al centro di due sottilissimi lacci di cuoio sfoggiato nel 1989 da un modello su un'indimenticabile passerella maschile. Tutta diversa ma davvero bella la collezione di Elisabetta Franchi che per la prima volta aggiunge una leggera imbottitura sui fianchi enfatizzando così il punto vita dei primi bellissimi tailleur grigi. Poi c'è un crescendo rossiniano di strepitosi pantaloni tagliati benissimo, tanti abiti bustier tra cui uno in cavallino rosso per cui vale la pena ridurre le calorie e sudare sette camicie in palestra oltre a una serie di pezzi facili e belli come un peacott blu oppure un pullover a collo alto bianco con strascico. La collezione di Eleventy è dettata dal desiderio di qualità, ricercatezza e cultura senza dimenticare una spasmodica attenzione al prezzo. Paolo Zuntini, co-fondatore del brand e direttore creativo della linea donna racconta che la pelle trattata fino ad avere uno spessore di 0,4 millimetri, le pellicce in capra tinta e pettinata fino a sembrare opossum, le giacche in bouclè con micropaillettes costano il giusto e garantiscono una sofisticata immagine equestre da città. Da Moschino il designer argentino Adrian Appiolaza cerca di guardare al suo paese con gli occhi del mitico Franco che era un uomo così colto e spiritoso da presentarsi con le parole: "Sono Moschino lo stilista birichino". In parte ci riesce pixelando l'immagine di Eva Peron su una T shirt, ingigantendo i pantaloni da gaucho, sostituendo le borsette con una piccola pianta da cactus e trasformando un abito da tango in uno chemisier. Non manca un riferimento alla Mafalda di Quino e un meraviglioso cappotto turchese con la linea dritta dell'obelisco di plaza de la Republica a Buenos Aires, ma a noi tutto questo ricorda un libro di Osvaldo Soriano letto da una persona felice. Superchic come sempre Sportmax, con quella voluta linearità architettonica enfatizzata dall'uso di tessuti corposi e al tempo stesso leggeri come il double. Onnipresenti gli stivali cuissard e l'accostamento irrinunciabile la prossima stagione: marrone e nero.
Loro Piana è un inno al viaggio, al lusso inteso come necessità, ai tessuti più belli del mondo e a quello stile un po' ziesco ma infinitamente chic. Basterebbe l'idea del gioiello che si apre rivelando il set da cucito d'emergenza, la giacca Spagna in lana gift of kings che ha un diametro di 12 micron (8 in meno dei capelli di un neonato) e la borsa Extra Pocket ricamata a mano su tessuto jacquard. Per Blumarine è difficile capire dove stia andando a parare il designer David Koma che ha trasformato l'anima del brand molto girlish (ovvero da ragazzina ingenua ma non troppo) in una versione ultra sexy del night clubbing con calze autoreggenti e body in pizzo ridotti ai minimi termini.
Da Marco Rambaldi c'è un'interessante riflessione sul classico italiano che prende in esame il sacro e il profano, Teorema di Pasolini e il ragionier Fantozzi di Paolo Villaggio. Tradotto in moda la stampa animalier diventa una fauna multicolore e il non finito ha un suo profondo perché. Molto presente come sempre il lavoro all'uncinetto, magnifica ossessione del giovane designer bolognese.