nostro inviato a Torino
I libri, prima di tutto - e scusate l'anacoluto - bisogna avere tempo di leggerli.
Prima c'è un tempo per scriverli, un tempo per pubblicarli e poi un tempo per leggerli, e a questo servono i saloni. "Il Salone di Torino - ha detto, aprendolo, la direttrice Annalena Benini - rappresenta la festa dei libri e di coloro che li scrivono e che dedicano tutta la vita alla costruzione di un tempo bello per gli altri, un tempo di felicità che è il tempo della lettura". Non c'era bel tempo meteorologico ieri a Torino, all'apertura della fiera più importante del settore in Italia, ma si sono aperti spiragli in quello politico e culturale, dove ultimamente c'è burrasca. Il Salone di Torino ha siglato - e speriamo che regga - il tempo dell'armonia ritrovata fra il ministro Alessandro Giuli, che alla cerimonia di inaugurazione ha definito l'evento torinese di quest'anno "un giardino della concordia", e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco, con il quale da un po' di tempo c'è maretta. "Ci siamo scritti, andrò a Venezia a breve. Lavoriamo a un obiettivo comune: la concordia e la pace", ha detto.
Tempo di riappacificazione? È tempo di portare anche il saluto del pontefice che, per la prima volta a memoria di cronista, ha benedetto la manifestazione con un messaggio, inviato attraverso il cardinale di Torino Roberto Repole, a tutti coloro che lavorano per il Salone.
Una Torino di pace, di concordia ed ecumenica. Il tempo scorre, e parlano tutti - per troppo tempo - all'inaugurazione. Saluti e ringraziamenti istituzionali, politici, religiosi, diplomatici, editoriali, bancari, finanziari (gli sponsor servono, e sono molti), e alla fine l'impressione è che il problema del Salone e del Paese è che si parli troppo e si legga poco. Ci vuole tempo anche per dire il nulla. Gli esponenti di destra dicono poco, quelli di sinistra dicono poco in troppo tempo. Il vice presidente dell'Umbria, Regione ospite, si prende più tempo di tutti, inutilmente (i bambini che soffrono, le guerre, i migranti...) e si è portato anche la claque. Clap, clap, clap... Il più bravo di tutti, e doveva arrivare uno da Atene a dirci le cose che non riusciamo a dire noi, e per di più in un italiano perfetto, è stato il vice ministro alla Cultura della Grecia, Paese ospite (e l'unico in Europa che forse legge meno di noi), Jason Fotilas. Applausi meritati.
Per il resto, c'è tutto il tempo che serve. Si apre la 38esima edizione del Salone del libro di Torino. Che da domani avrà un suo doppio. Il ministro Giuli infatti ha annunciato l'arrivo del Salone delle Riviste. Un progetto pensato come appuntamento annuale, "capace di riunire editori, direttori, intellettuali, critici e lettori" la cui prima edizione sarà celebrata a Pistoia, a dicembre, nell'ambito degli eventi della Capitale italiana del Libro 2026. Voglia il dio della carta e dell'editoria che possa diventare qualcosa di simile al "Salon de la Revue" di Parigi. E delle riviste di ieri (luogo di formazione degli intellettuali, palestra di idee e perché no di ideologie) e delle riviste di oggi (che siano strumenti di resistenza al digitale e alla non-lettura) hanno parlato in un incontro ad hoc, moderato da Simonetta Bartolini, proprio il ministro Giuli, Massimo Cacciari, pensatore di sinistra che a volte ha più di una idea di destra, e Marco Tarchi, uomo formatosi a destra e poi approdato a posizioni di sinistra.
Un incontro molto ecumenico che ha celebrato il tempo della pace e della concordia: non essendoci più veri intellettuali - ecco il sunto del discorso - non c'è più spazio neppure per l'eresia, per l'intellettuale organico, buono o cattivo che sia, per il dissenso e le battaglie politiche. Resta solo l'accademia; e non è detto che la cosa faccia bene al confronto delle idee.
Il Salone - lo ha detto persino Innocenzo Cipolletta, presidente dell'Associazione italiana editori (AIE) - dovrebbe essere "il luogo dove trovare anche le cose che non si condividono". E ci ha fatto piacere sentirlo, ricordandoci quando dal Salone volevano cacciare un editore di destra-destra. Intanto però girando per gli stand abbiamo percepito un leggerissimo profumo di conformismo editoriale, al sapore di Gaza, fra stand con la bandiera palestinese, centinaia di novità sul tema, una ventina di eventi dedicati e sei con la parola chiave "Palestina". E per sabato è già stato annunciata dai collettivi una manifestazione pro Pal che potrebbe raggiungere il Salone.
Dove, ieri, l'incontro più cercato e applaudito è stato quello, molto ecumenico, con un dio del calcio e buddista: Roberto Baggio. Il quale ha ricordato che la cosa importante è vivere in armonia con il fluire del tempo. Peccato che per oggi, qui la Lingotto, sono le 18 e pioviggina, non ce ne sia più.