Cantone della Fata, la leggenda della roccia molisana

Il Cantone della Fata è una roccia nei pressi del castello di Castropignano, legata a un'antica leggenda feudale: ecco storia e mito di questo luogo affascinante

Cantone della Fata, la leggenda della roccia molisana

Il Cantone della Fata è al centro di una leggenda secolare, di una storia realmente accaduta e di una suggestiva meta turistica. Si tratta infatti di una struttura rocciosa posta nel bosco di Carpineto, all’interno del territorio di Castropignano, luogo in cui anticamente è sorto un castello, per via della sua posizione privilegiata relativa alla protezione del territorio ma anche come simbolo di potere. E infatti sia leggenda sia storia, quindi immaginario e realmente accaduto, parlano appunto di potere: quello del casato dei D’Evoli, d’origine normanna.

La leggenda della Fata

Le leggenda della Fata non è datata, ma è presumibile che il periodo in cui la storia è ambientata si trovi tra il Basso Medioevo e l’inizio dell’Età Moderna. Racconta di una giovane e splendida ragazza che volle sottrarsi allo ius primae noctis, quella consuetudine che dava a un nobile il diritto di giacere con tutte le ragazze illibate del suo feudo.

Fata - così si chiama la protagonista della leggenda, proprio a causa del suo fascino - fu l’oggetto del desiderio del feudatario, nonostante fosse promessa sposa a un pastore di nome Antonio. Il feudatario fece imprigionare il proprio rivale in amore e mandò un anello alla giovane, per chiederle di diventare la sua favorita: gli anelli, nella letteratura del Medioevo ma anche nella tradizione orale, simboleggiano spesso i rapporti sessuali e le relazioni fisiche.

Fata rifiutò e vagò disperata, dopo aver saputo che Antonio era in carcere, ma nella sua erranza venne braccata da alcuni sgherri del feudatario, che involontariamente la spinsero verso il baratro. Fata si fece così il segno della croce e morì cadendo nel vuoto, preferendo la morte al concedersi a un uomo che non amava. La leggenda riporta che il fantasma di Fata giunge ancora nel luogo in cui la giovane perse la vita, nelle notte serene, a piangere e pregare. Nel 1915, la leggenda della Fata ispirò una delle prime opere poetiche in dialetto molisano, “Ru Cantone de la Fata”, di Eugenio Cirese.

Castropignano e il suo castello

Nella realtà lontana dalla leggenda, Castropignano vedeva in effetti, come detto, una famiglia di feudatari, i D'Evoli. Furono loro che iniziarono ad abitare il castello, che riporta ancora il loro stemma sulla facciata, intorno alla metà del ‘300: una struttura a pianta quadrangolare costruita probabilmente sulla base di un’altra struttura architettonica longobarda.

Si dice, ma difficilmente questo aneddoto corrisponde a verità, che il castello possedesse originariamente 365 camere da letto, cosicché i feudatari potessero utilizzarne una diversa ogni notte: il castello è vasto sì, ma non tanto da giustificare 365 camere da letto, più altri vani come cucine o stanze per la servitù. Per cui, anche questo altro non è che un mito.

I D’Evoli ebbero per certo un grosso ruolo nell’economia locale: gestirono infatti, per sé e per altri aristocratici, il commercio degli armenti e la transumanza, ossia la migrazione stagionale del bestiame (in particolare ovini ma non solo), insieme al personale di guardia e tutela degli animali, ossia i pastori. Così accrebbero ulteriormente per alcuni secoli la loro posizione di potere sul territorio.

Foto del castello di Castropignano: Sdv18sdv via Wikipedia

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