"È un dovere istituzionale fare piena luce su ogni passaggio che ha consentito a un soggetto ritenuto pericoloso di tornare in libertà. Per questo chiedo verifiche immediate e approfondite sulla responsabilità del medico che ha rilasciato il certificato sanitario sulla base del quale Emilio Gabriel Valdez Velazco è stato dichiarato non idoneo al trattenimento, con conseguente rilascio".
Si continua, e a ragione, a parlare della povera Aurora Livoli, la 19enne di Monte san Biagio (Latina) strangolata e trovata cadavere nel giardino di un complesso residenziale in via privata Paruta 74/76 la mattina del 29 dicembre. Lo fa con immancabile coraggio e determinazione l'ex vicesindaco di Milano e deputato di Fratelli d'Italia Riccardo De Corato. L'uomo indagato per l'omicidio della ragazza - il peruviano 57enne Emilio Gabriel Valdez Velazco - ha a proprio carico una sfilza di precedenti penali, è irregolare dal 2019 sul territorio italiano dal quale è stato espulso due volte, eppure era libero di uccidere. In occasione della seconda espulsione, non sarebbe infatti stato possibile procedere al rimpatrio immediato di Valdez Velazco perché il suo passaporto risultava scaduto il 2 maggio del 2022 e quindi non idoneo a consentire l'imbarco immediato. Per questo motivo, è stata, quindi, richiesta l'assegnazione di un posto al Cpr affinché durante il trattenimento fosse possibile ottenere il relativo lasciapassare da parte dell'autorità consolare. Il posto, assegnato dalla Direzione Centrale dell'Immigrazione e della Polizia delle Frontiere nel Centro di Milano via Corelli, è stato poi successivamente rifiutato a causa "dell'inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, per un'asserita patologia delle vie urinarie e nei suoi confronti è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni". Così, però, è evidente, non è stato. E il sudamericano ora è indagato per l'omicidio di Aurora.
"È indispensabile accertare, senza alcuna esitazione, la veridicità del contenuto di quel referto - puntualizza De Corato -, se la patologia indicata fosse reale, se fosse adeguatamente documentata, se le condizioni cliniche fossero effettivamente incompatibili con il trattenimento e, soprattutto, se siano stati rispettati protocolli e procedure previsti in casi che coinvolgono soggetti segnalati per pericolosità. Un certificato medico non può diventare un lasciapassare automatico: quando decisioni sanitarie incidono sulla sicurezza collettiva, la correttezza e la trasparenza devono essere massime".
"La sicurezza dei cittadini non può essere compromessa da valutazioni frettolose o ideologiche, né da certificazioni rilasciate con leggerezza o senza i necessari riscontri clinici - conclude il deputato di Fdi -.
Esprimo un pensiero di profonda vicinanza alla famiglia della vittima e ribadisco l'impegno a sostenere ogni iniziativa utile affinché le misure di tutela e i provvedimenti previsti dall'ordinamento siano applicati con fermezza e senza zone d'ombra. Verità e responsabilità sono un dovere: verso le vittime, verso i cittadini e verso lo Stato".