Sono rimasto colpito, profondamente colpito, da quanto accaduto ieri a Bergamo, la mia città natale. La mia Bergamo, che ho sempre conosciuto come ordinata, composta, civile. Le immagini sono agghiaccianti. Un uomo afferra una bambina di un anno e mezzo. La tira con una violenza brutale, come fosse una bambola, mentre la madre tenta disperatamente di trattenerla. La scena avviene in pieno giorno, all'uscita di un supermercato, davanti a decine di persone. Non in un vicolo buio. Non in un luogo isolato. In pubblico. Alla luce del sole, o almeno di neon di ogni tipo. Quella bambina oggi ha un femore rotto. Pensiamo alla forza con cui è stata strattonata perché venisse ridotta così. Per fortuna il peggio è stato evitato. Il padre è intervenuto, la madre non ha mollato la presa, l'uomo è stato fermato. Ma resta una domanda che non possiamo liquidare con un'alzata di spalle: cosa stiamo vedendo accadere nelle nostre città?
Perché questo episodio non è isolato.
A Roma, qualche giorno fa, nel quartiere Monteverde, un uomo ha tentato di prelevare una bimba all'asilo senza delega. Soltanto la prontezza del personale scolastico ha impedito il peggio. Pochi mesi prima, a Montesacro, un uomo e una donna si erano presentati davanti a un altro asilo per ritirare un bambino prima dell'orario di chiusura, senza risultare tra le persone autorizzate. A Milano, qualche mese fa, davanti ad una scuola primaria, nel quartiere Baggio, un cinquantenne ha cercato di avvicinare due alunne di 10 anni all'ingresso dell'istituto. Era già stato segnalato in zona per episodi analoghi. A Roma, nel mese di luglio, un quarantaquattrenne ubriaco ha tentato di sottrarre una minore di sette anni nei pressi di Piazzale della Radio. A Padova, lo scorso novembre, un giovane tunisino ha aggredito un padre e ha tentato di portargli via la figlia di un anno. Solo l'intervento immediato della polizia ha evitato conseguenze irreparabili.
A Bologna, nell'ottobre scorso, un uomo di origine gambiana ha afferrato una neonata dal passeggino nei pressi della stazione. I genitori e i passanti lo hanno bloccato. A Brindisi, un ventinovenne del Gambia ha cercato di sottrarre un bambino di dieci anni. A Cosenza, un caso ancora più inquietante, una neonata è stata portata via da un ospedale da una coppia che ha simulato una nascita, organizzando persino una festa in famiglia. La bambina è stata ritrovata, ma l'episodio resta tra i più sconvolgenti degli ultimi anni. Potrei continuare, ma mi fermo qui. Non per mancanza di esempi, bensì per evitare di trasformare questa pagina in un bollettino. Ora guardiamo i numeri. Ogni anno in Italia vengono segnalate circa 2.5003.000 scomparse di minori. Il 95% di questi minori viene ritrovato rapidamente. È un dato rassicurante. Ma significa anche che esiste una percentuale che non viene rintracciata e alcuni casi restano aperti a lungo, a volte archiviati senza risultati. Anche un solo bambino che sparisce è troppo. Qui non si tratta di ideologia. Si tratta di realtà. Questi episodi non sono fantasie da social network. Sono fatti di cronaca, con nomi, date, città. Mi chiedo: cosa spinge un uomo a strappare una bambina dalle braccia della madre in mezzo alla strada? Qual è la motivazione? Disturbo? No, troppo facile. Mi rifiuto di fornire questa conclusione. Criminalità? Senza dubbio. Disperazione? Beh, essere disperati non induce a rapire neonati. E si agisce su ordine di qualcuno?
Non lo so. Ma so che il fenomeno esiste, e negarlo non lo cancella. L'infanzia è la parte più fragile della nostra società. Se iniziamo a tollerare che nei luoghi pubblici si possa tentare di afferrare un bambino e portarlo via, per una qualche forma di disturbo mentale (così si dice), allora abbiamo già compresso la nostra libertà collettiva. È evidente che una gestione disordinata dell'immigrazione produce anche sacche di marginalità, irregolarità, precarietà sociale. E dove si accumula disordine, aumenta il rischio. Non è razzismo dirlo. È constatazione sociologica. E i primi a pagare sono sempre i più vulnerabili: bambini, donne, anziani.
Bergamo non è più l'isola felice che ricordavo. Non lo sono Milano, Roma, Bologna. La sicurezza non è una parola di destra o di sinistra. È un diritto elementare. Se anche soltanto una mamma deve temere che qualcuno le strappi il figlio dalle mani mentre sta facendo la spesa, abbiamo un problema serio.
Molto serio. Negarlo, minimizzare, liquidare ogni allarme come "allarmismo" non protegge nessuno. Anzi, espone tutti. La civiltà di un Paese si misura da come tutela i suoi bambini. E su questo non possiamo permetterci ambiguità.