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"Luca taglieggiava tutti". I buchi neri di Rogoredo

Le testimonianze dei colleghi di Cinturrino gettano ombre sulle operazioni anti spaccio

"Luca taglieggiava tutti". I buchi neri di Rogoredo
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Luca e Zack: così erano noti nel boschetto della droga il poliziotto e il pusher. Carmelo Cinturrino e Abderrahim Mansouri - il primo accusato di omicidio volontario per avere sparato al secondo - si conoscevano e avevano avuto motivi di tensione? Sembra che sia così, dalle testimonianze dei colleghi dell'assistente capo. Più in generale, quello che emerge man mano dalle indagini della Squadra mobile e del pm Giovanni Tarzia insieme al procuratore Marcello Viola, è un contesto di rapporti ambigui tra guardie e ladri a Rogoredo.

Gli accertamenti su quanto il marcio fosse diffuso tra i poliziotti anti spaccio, oppure se al contrario l'agente che ha sparato fosse la sola "mela" da scartare (parole del questore, Bruno Megale), sono appena all'inizio ed è qui che punta la Procura. Oltre che ad accertare quanto sapessero i quattro agenti indagati per avere (almeno all'inizio) coperto Cinturrino. Intanto ci sono i verbali del 19 febbraio: "Voleva che tirassero fuori droga e soldi, spacciatori e tossici", ha detto del 41enne ora a San Vittore uno dei suoi colleghi. Che descrive l'assistente capo come violento e "poco raccomandabile": pestava con "accanimento" con un martello un disabile che frequentava il bosco di Rogoredo, oltre a taglieggiarlo. In più passaggi dei verbali alcuni hanno confermato il quadro di richieste di pizzo e droga e di pestaggi. "Che lei sappia ha mai visto che Cinturrino non ha fatto un verbale di sequestro di sostanza?", ha chiesto il pm. E un agente: "Lo presumo. Se mi dicono che ha preso della sostanza e poi non vedo un verbale di sequestro mi viene il dubbio (...) se ne parlava che non era tutto pulito e lineare (...). Noi eravamo al bosco e spesso non riuscivamo a trovare nulla, mentre lui aveva sempre qualcosa. Quindi ci sono venuti dei dubbi". Un altro collega ha raccontato all'indagato che non voleva "uscire da solo con lui, non gli piaceva il fatto che la sostanza apparisse dal nulla (...) i dubbi diventavano sempre più forti". E sul perché Cinturrino abbia raggiunto il luogo dei fatti: "Non so chi l'ha chiamato", ha spiegato un poliziotto. Più volte, però, aveva detto che "voleva prendere" Mansouri e sapeva "l'orario" in cui di solito compariva nel bosco: "Alle 17, 17.30 (come quel pomeriggio del 26 gennaio, ndr), ogni tanto si coordinava con l'Ispettore e si cercava di prendere Zack". Gli agenti indagati hanno poi spiegato il cambio di versione: "Non vogliamo sporcare tutto il Commissariato, per noi è stato devastante".

Dichiara il difensore di Cinturrino, l'avvocato Pietro Porciani: "Non ha mai preso un centesimo da nessuno". Ancora: "Non conosceva personalmente Mansouri, lo conosceva in foto in quanto era una persona segnalata". E sul martello: "Era un martelletto che usava per dissotterrare la droga che i pusher nascondono".

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