Lukashenko: picchierò chi invita a scioperare

Sempre più buia la situazione politica in Bielorussia. Il presidente-dittatore minaccia di percosse gli oppositori «anche se scappassero all'estero»

Aleksandr Lukashenko, l'autoritario presidente della Bielorussia, promette di «picchiare» gli oppositori che dovessero fare appello allo sciopero e promuovere manifestazioni in questo momento di grave crisi economica per il Paese. «Gli oppositori chiamano allo sciopero a Minsk, su internet e nei social network. Io li guarderò, li osserverò e in seguito li picchierò anche se dovessero scappare all'estero», ha detto Lukashenko parlando alla televisione durante una visita in provincia.
La Bielorussia si trova ad affrontare il momento di maggiore crisi economica da quando al potere - circa 17 anni fa - è salito Lukashenko. Il deficit commerciale è pesantissimo ed è in corso una crisi valutaria: negli ultimi 5 mesi l'inflazione ha superato il 25%. Il governo è stato già costretto a svalutare il rublo e ad aumentare i prezzi. In conseguenza di questi provvedimenti, sono iniziate tante mobilitazioni e manifestazioni, grandi e piccole. Ieri circa 200 automobilisti hanno bloccato un posto di frontiera per tre ore, prima di essere dispersi dalla polizia. La loro contestazione era contro una serie di misure assunte dal regime, come il blocco di esportazioni di carburante e di altri prodotti.
Lukashenko ha affermato che i dimostranti erano semplici speculatori. «Prima (in epoca sovietica, ndr.) li si chiamava speculatori. E sono sempre speculatori. Cosa dovrei fare? Guardarli passivamente?» ha detto Lukashenko. «Organizzano degli scioperi - ha continuato - perché non si permette loro di andare a vendere all'estero carburanti, sigarette e altre merci a basso prezzo».

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