Serialità

Il lungo viaggio oltre la fine della civiltà

"The Last of Us": il celebre videogioco diventa una serie tv acclamata alla première di Los Angeles

Il lungo viaggio oltre la fine della civiltà

Non è la prima serie tv tratta da un videogioco e non è la prima che racconta un mondo post-apocalittico in cui un virus ha trasformato le persone in zombie. The Last of Us, in arrivo oggi su Sky Atlantic (una puntata ogni lunedì alle 3 del mattino e poi alle 21,15) e in streaming su NOW, non era una sfida facile. Neil Druckmann, creatore del videogioco originale e lo showrunner Craig Mazin (Chernobyl) hanno deciso di provarci e girare una serie ispirata ad uno dei titoli videoludici più venduti, con oltre 20 milioni di copie in tutto il mondo. HBO ha dato loro fiducia e, stando alle prime reazioni della stampa americana e all'entusiasmo dei fan durante la premiere che si è tenuta al Regency Village Theater di Los Angeles, ha avuto ragione. «La differenza è che in un videogioco puoi ricreare qualsiasi situazione, qualsiasi ambiente, mentre in tv è un po' diverso spiega Mazin, vincitore di due Emmy nel 2019 per Chernobyl -. Il vantaggio è che abbiamo la realtà dalla nostra parte. Abbiamo potuto usare persone e luoghi veri per ricostruire e migliorare la suggestione immaginata da questo famoso gioco per Playstation 3 del 2013. Paesaggi semi deserti, palazzi diroccati e ambientazioni di un mondo post apocalittico, sono stati creati nella realtà, con in più il vantaggio che, essendo passati alcuni anni, avevamo a disposizione tecnologie che ci hanno consentito di espandere e migliorare la già incredibile storia illustrata dal titolo per consolle».

«Gli autori ci hanno dato molta libertà di interpretazione rispetto al videogioco, ed è stato importante avere questa libertà, nello stesso tempo Craig Mazin è un tale appassionato che sono sicuro che i fan non rimarranno delusi dalle piccole licenze creative che ci siamo presi», dice Pedro Pascal (The Game of Thrones, Mandalorian), che interpreta il protagonista, Joel, uno dei sopravvissuti all'apocalisse, contrabbandiere a cui viene assegnato un compito molto importante: scortare e proteggere Ellie Williams attraverso gli Stati Uniti devastati dall'epidemia causata da un fungo mutageno che ha reso gran parte degli esseri umani degli zombie cannibali. Lei è la giovane orfana che racchiude in sé il segreto per sconfiggere il virus.

«Ellie è una adolescente molto intelligente - dice Bella Ramsey che la interpreta e che ha già lavorato con Pascal in Games of Thrones dove interpretava la piccola sovrana Lyanna Mormont è sola, non ha una famiglia ma non si perde d'animo. È divertente, ha uno spiccato senso dell'umorismo».

I due protagonisti si sono rincontrati alla premiere di Los Angeles. «Sono qua con i miei nipoti, è grazie a loro che ho scoperto la popolarità del videogame spiega Pascal, nato in Cile ma cresciuto fra Texas e California - Sapevo che i contenuti narrativi si stavano espandendo nel mondo del gaming, ma non avevo mai sentito parlare di The Last of Us. Poi mi è stata offerto il ruolo e ho scoperto un mondo. Ho realizzato quanto la prima parte di questo gioco avesse influenzato un enorme numero di film che avevo già visto. È incredibile pensare quanti copioni elaborati siano stati scritti, dai creatori del videogame e da Craig Mazin, ispirandosi a un singolo prodotto».

Bella Ramsey, 19 anni, è inglese. «Vivo ancora con i miei genitori, ogni tanto mi capita di venire negli USA per una premiere, come oggi. Vengo catapultata in questo pazzo mondo hollywoodiano, sflio sul red carpet, indosso un abito elegante e mi truccano di tutto punto, ma questa non è la persona che sono realmente. È giusto sapere separare le cose. Dopo torno a casa e ricomincio a vivere una vita normale, da adolescente».

Il paragone con l'epidemia che il mondo ha vissuto negli ultimi anni non poteva mancare: «Come è successo nella vita reale anche nella nostra serie la sopravvivenza dell'uno dice Pedro Pascal dipende dalla sopravvivenza degli altri. Nella mia esperienza, negli ultimi tre anni, le relazioni profonde fra esseri umani si sono fortificate, mentre quelle che non si basavano su reali basi solide sono fallite. Tutti noi, in questo paio d'anni, ci siamo appoggiati gli uni agli altri, in famiglia, fra amici, ma anche fra sconosciuti, fra vicini di casa, fra abitanti dello stesso quartiere, per cercare di sopravvivere al meglio in un momento di reale difficoltà. La stessa cosa viene raccontata in questa serie».

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