L'uomo che sussurra (libri) agli americani

Quando Edoardo Ballerini decise di puntare su una carriera nel mondo dello spettacolo, sognava qualche ruolo di primo piano da attore cinematografico o televisivo. Non immaginava certo che i suoi lavori più apprezzati sarebbero stati quelli in cui nemmeno lo si vede in faccia, né che la voce - e non più il corpo - sarebbe stata l'unico strumento a sua disposizione per esprimersi.

Chi è appassionato di serie tv lo ricorda negli episodi de I Soprano, dove interpreta Corky Caporale, oppure di Boardwalk Empire, dove è Ignatius D'Alessio. Entrambi sono (cattivi) personaggi di origini italiane, le stesse di Ballerini, newyorchese di padre milanese. Parti interessanti ma nulla di clamoroso. Nel 2007, dopo oltre una decina d'anni sul set, la svolta: per fare un favore a un amico che esordiva nel mercato degli audiolibri, l'attore registra per lui Il Principe di Machiavelli. Il primo impatto con la nuova disciplina non è dei migliori: non ci sono copioni da imparare a memoria né trasferte sul set, ma il lavoro è più faticoso del previsto e capita che, tornato a casa dopo ore trascorse nel piccolo e soffocante studio di registrazione, Edoardo si ritrovi a svenire per la stanchezza. Ciò che all'epoca Edoardo non sa è che quello stanzino è destinato a diventare la sua fortuna: oggi Ballerini è una delle «stelle» del suo settore, tra i più richiesti - e retribuiti - narratori di audiolibri degli Stati Uniti, con circa 300 titoli nel cassetto che vanno da Tolstoj a Camus, dalla Bibbia al Dalai Lama. Al momento è al lavoro su alcuni progetti in italiano - lui, bilingue, è cresciuto tra Milano e gli Usa - di cui però vuole aspettare la conclusione prima di parlare.

Ballerini è nato cinquant'anni fa a Los Angeles, città in cui suo padre, Luigi Ballerini, si era trasferito l'anno prima per insegnare all'Università della California. Poco dopo la famiglia cambiò costa: a New York Luigi Ballerini, poeta e scrittore, continuò con la carriera accademica, pubblicando anche raccolte poetiche e traduzioni. Edoardo ha ereditato questa propensione artistica, esordendo prima nel teatro e poi sugli schermi e collezionando una cinquantina tra film e serie televisive. Oggi, però, i suoi sempre più numerosi fan non lo riconoscono dal viso ma dalla voce, e più che chiedergli l'autografo o una foto insieme preferiscono ascoltarlo.

Il libro che più ha contribuito alla svolta della sua la carriera, e gli cambiato la vita, è Beautiful Ruins dello scrittore e giornalista statunitense Jess Walter, uscito nel 2012, romanzo ambientato - caso vuole - tra l'Italia degli anni Sessanta e la Los Angeles contemporanea. Quella performance gli è valsa, l'anno successivo, il premio come miglior narratore maschile dell'anno, assegnato dalla Audio Publishers Association, l'associazione dell'industria americana degli audiolibri (avrebbe in seguito fatto doppietta con Mostri di Dean Koontz nel 2019, e in quello stesso anno sarebbe stato inserito nell'albo delle «voci d'oro» del magazine di settore AudioFile).

Con l'audiolibro di Beautiful Ruins Ballerini ha avviato definitivamente la propria carriera di narratore: per dirla con le sue parole «è stato come essere sparato fuori da un cannone», come ha raccontato lui stesso in una recente intervista al New York Times, che gli ha dedicato un lungo profilo, intitolato niente di meno che «La voce di Dio». Non tanto un complimento, quanto una constatazione: a gennaio la casa editrice Recorded Books ha pubblicato in audiolibro una nuova traduzione dall'ebraico della Bibbia curata da Robert Alter e letta da Ballerini. Lui ha ammesso di aver valutato a lungo se accettare o meno il lavoro e di aver firmato solo dopo aver messo in chiaro che la sua narrazione delle sacre scritture non sarebbe stata né una preghiera né un'interpretazione teologica, ma una lettura semplice e lineare. Nei passaggi in cui doveva leggere le parole di Dio, Ballerini ha detto di aver rallentato di proposito il ritmo: «Sono Dio - ha spiegato -. Non ho nessuna fretta e nessuno va da nessuna parte mentre sto parlando io».

Quello che lui considera come il suo lavoro più ambizioso, però, è un altro: sono i sei volumi de La mia lotta, opera autobiografica dello scrittore norvegese Karl Ove Knausgaard. Le oltre 3mila pagine totali si sono tradotte in un monologo da 135 ore, a cui Ballerini ha lavorato per oltre 200 ore nell'arco di cinque anni, tra il 2014 e il 2018. Un'annata, quest'ultima, che l'artista considerava «brutta», come ha ammesso su Twitter, perché due progetti cinematografici a cui teneva non si erano concretizzati. E che invece ha segnato il completamento del più grande e più difficile - almeno per il momento - progetto della sua carriera, motivo per cui alla fine «ho deciso che è stato un grande anno». Sulla quarta di copertina della sua copia dell'opera c'è la dedica di Knausgaard, che lo ha ribattezzato «la mia voce americana».

Oggi Ballerini vive principalmente di questo, anche grazie a un mercato in espansione, soprattutto negli Stati Uniti. Il fatturato del settore in terra americana ha superato il miliardo di dollari. Ancora poco rispetto agli altri comparti dell'industria libraria, ma a far gola è il tasso di crescita: si supera il 25% ogni anno dal 2017. E l'incremento sarà di sicuro superato nel 2020, visto il vero e proprio boom di vendite nelle settimane del lockdown. Per di più gli audiolibri hanno una caratteristica che piace molto ai manager editoriali: vengono acquistati da nuovi clienti, molto diversi dai lettori tradizionali. Ad attirare gli ascoltatori non è soltanto il catalogo, sempre più ricco di titoli, ma anche il ricorso a voci narranti famose e riconoscibili, a cui il pubblico può affezionarsi, proprio come è successo con Ballerini.

Da quando, a marzo, anche gli Stati Uniti sono stati travolti dalla pandemia di coronavirus, Ballerini ha detto al New York Times di aver adattato a studio di registrazione casalingo quello che, nella sua casa appena fuori New York, originariamente era una cantina. Da lì, anche nelle settimane di lockdown, non ha mai smesso di lavorare. In un tweet recente è ritornato sulla sua prima volta in studio: «Non avevo idea di quale meraviglioso viaggio mi stesse aspettando».

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