Dalla mafia a Cogne, il Cav è diventato l’Uomo Nero

Mancava solo Cogne. Berlusconi ormai è la variabile di tutti i misteri d’Italia, il rifugio dei peccatori. Annamaria Franzoni da due anni vive nel carcere della Dozza, a Bologna. Per l’omicidio del figlio Samuele ne dovrà scontare altri undici. È tornata in tribunale per un altro processo, questa volta l’accusa è di aver calunniato il vicino di casa. Le chiesero: chi è l’assassino? E lei rispose Ulisse. Che è come dire nessuno. Ulisse chi? Ulisse Guichardaz, il guardaparchi che la notte del delitto ha dormito nella villetta del padre. L’uomo nero su cui scaricare sospetti e paure. L’estraneo che serve a risolvere questo giallo da camera chiusa, dove gli indizi sono tanti, ma la verità resta incerta. La Franzoni lo ha denunciato, ha firmato le carte e ha detto è lui. Ora deve rispondere di tutto questo.
Che cosa dice? Come si difende? Io ho firmato perché mi fidavo del mio avvocato, di Taormina. E poi c’era qualcuno nel governo che chiedeva di fare in fretta, di mettere una bella firma su questa maledetta denuncia. Quel qualcuno è Silvio Berlusconi. Annamaria ha capito che in Italia per scaricarsi la coscienza basta accusare il Cavaliere. Qualcuno che ci crede si trova sempre. Dove c’è un giallo, prima o poi Berlusconi viene chiamato in causa. Il prossimo passo probabilmente sarà Ustica. Ci sarà da qualche parte un testimone che giura di aver visto un aereo con il simbolo del biscione puntare contro il Dc9. È strano che Di Pietro, Santoro e Travaglio non ci abbiano ancora pensato.
Berlusconi, in fondo, ha caratterizzato così tanto l’immaginario di questi anni che appare e scompare in ogni vicenda italica. È il prezzo da pagare per aver dato il suo nome a questa era, a cavallo tra due secoli. Che interesse ha Berlusconi ad accelerare la denuncia contro Ulisse? Nessuno. Ma che mistero è quello di Cogne se dentro non viene tirato in ballo, in qualche modo, il nome del Cavaliere? Meno male che c’è la Franzoni, che un motivo a tutta questa storia lo deve pure dare. C’è una logica in fondo nelle sue parole. Visto che tutti tirano in ballo il premier lo faccio anch’io. È come un mantra, come una preghiera, come un esorcismo, un transfert per scaricare le coscienze.
Quando Berlusconi non sarà più il centro della vita italiana perfino i suoi nemici si sentiranno orfani. Non avranno una risposta per decrittare il mistero. Verrà a mancare la causa prima. Quello che spazza via tutti i dubbi. Quello a cui indirizzare sfoghi, rabbie, frustrazione e paura. Non ci sarà più una risposta pronta all’uso. I magistrati non avranno più nessuno da indagare. La sinistra non avrà più la scusa che da quindici anni giustifica le proprie sconfitte. Gli apocalittici dovranno trovarsi un nuovo simbolo di sventura. Quelli che bramano di fare i martiri sotto qualche dittatura dovranno inventarsi un dittatore tecnocrate. Quelli che sognano di sconfiggere la mafia dovranno cambiare copione ai pentiti. Non ci saranno più alibi. Bisognerà ritornare a credere al babau o all’uomo nero. Uno su cui scaricare tutti i mali del mondo.

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