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Anche Di Pietro smaschera le bufale di Report e Gratteri. Il silenzio di tomba dell’Anm

L’ex pm: "Non è il colpo di Stato, sono balle e calunnie allo scopo di intimorire gli elettori"

Anche Di Pietro smaschera le bufale di Report e Gratteri. Il silenzio di tomba dell’Anm
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L’Anm tace, le Procure coinvolte smentiscono reati, persino la stampa «amica» - dal Fatto al Domani - sembra voler prendere le distanze dalle bufale di Report. Il Giornale ha chiesto al leader del sindacato delle toghe Cesare Parodi cosa ne pensasse dell’indagine di Torino. «Non ne so nulla, chiedete al procuratore capo Giovanni Bombardieri. Mi ha già detto che anche lui non sa nulla, ma provi». Sappiamo che per circa un anno gli uffici giudiziari piemontesi si sono occupati del possibile spionaggio attraverso il software Ecm/Sccm con almeno due fronti di indagine. Una a Torino e uno ad Alessandria, distretto dove opera il giudice Aldo Tirone che avrebbe verificato di persona la possibilità di una potenziale intrusione nel suo pc con l’aiuto di un tecnico. La Corte d’appello avrebbe anche interpellato l’ufficio competente per l’informatica, il ministero della Giustizia e Microsoft. Al netto del giusto riserbo sulle indagini, se l’ipotesi dello spionaggio fosse quantomeno verosimile, il fascicolo poi finito a Roma a modello 45 (senza indagati né ipotesi) non avrebbe escluso profili di rilevanza penale. E soprattutto l’Anm, di fronte a un assist in grado di addensare le ombre su un governo spione pronto a mettere i magistrati sotto il potere esecutivo, ci avrebbe costruito una narrazione molto più feroce della singola boutade del povero segretario generale Rocco Maruotti, che chiede «risposte» al premier Giorgia Meloni.
Anche il Csm si interroga sull’opportunità di aprire una pratica sulle possibili intromissioni abusive, avanzata da laici e togati di sinistra. «Mi chiedo se non sia singolare che di un software installato nel 2019 si torni a parlare solo oggi», sottolinea la togata di Magistratura indipendente Bernadette Nicotra (stessa corrente del leader Anm Parodi, contrario alla riforma) secondo cui «siamo di fronte all’ennesimo tentativo di imputare presunte responsabilità politiche ai governi di turno e di strumentalizzare una campagna referendaria». Dello stesso avviso anche l’ex pm Antonio Di Pietro (nella foto), fondatore del Comitato Sì Separa della Fondazione Einaudi, che denuncia «il solito allarmismo dal fronte del No, con il falso allarme su un potenziale colpo di Stato sparato in aria per intimorire gli elettori».
«Tele-menzogna vada in onda ma la Rai accanto alle bugie diffonda le verità della Procura», tuona Maurizio Gasparri come membro della Vigilanza Rai, convinto che domani sera andrà in scena «la solita fanfaluca alimentata soltanto per seminare confusione. È molto grave il tentativo di disinformazione in funzione antireferendum attuato dalla trasmissione Report». Che Ranucci sia per il No è legittimo, meno che sia andato all’assemblea dell’Anm «a dettare la linea» e a farsi vedere sottobraccio con Elly Schlein e Giuseppe Conte, suo sponsor a Viale Mazzini il cui governo acquistò il software nel 2019.
«Di programmi più sicuri e meno invasivi ce ne sono», ci spiega un esperto di cybersicurezza, contrario all’uso di piattaforme facilmente perforabili. Certo, il ministro della Giustizia di allora, Alfonso Bonafede, giura e spergiura a Report che di questa lui non ne sapeva nulla. Peccato che solo un anno dopo, nel 2020, a un’interrogazione della deputata Fdi Carolina Varchi (come ricorda Il Dubbio), lo stesso ex Guardasigilli giurasse e spergiurasse sulla validità delle «caratteristiche di sicurezza e di conformità alle disposizioni nazionali ed euro-unitarie in tema di trattamento dei dati personali e la architettura di protezione delle informazioni».

D’altronde, Bonafede nel 2019 su La7 pontificava sul sorteggio al Csm come unico strumento per disinnescare la deriva correntizia, come faceva anche Nicola Gratteri, che oggi parla di «sorteggio truccato, perché la parte laica sarebbe scelta tout court dal Parlamento». «Stima immutata per lui», dice Di Pietro, ma è «un’assurdità». Non sarà né la prima né l’ultima da qui al 22 marzo.

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