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Da Gratteri a Ranucci e Rosy Bindi: ecco chi voterà no al referendum

Attori, pm-star e intellettuali trasformano il voto in una crociata politica

Da Gratteri a Ranucci e Rosy Bindi: ecco chi voterà no al referendum

Attori, comici, intellettuali, pm e firme dell’establishment culturale. Il fronte del “No” al referendum sulla giustizia può contare su un parterre di volti noti da tempo in campo per orientare l’opinione pubblica. Un copione già visto: quando c’è da colpire il governo, la coesione tra mondi diversi è lapalissiana. Non tanto nel merito, quanto in nome di una contrapposizione che sa di riflesso ideologico.

Tra i nomi pesanti della magistratura non possiamo non citare Nicola Gratteri. Il procuratore di Napoli ha affermato senza troppi giri di parole che "voteranno per il 'No' le persone perbene, quelle che credono che la legalità sia importante per il cambiamento della Calabria. Voteranno per il 'Sì' gli indagati, gli imputati, la massoneria deviata e i centri di potere che non avrebbero vita facile con una giustizia efficiente". Parole decisamente sopra le righe – le polemiche non sono mancate – destinate a trasformare una consultazione popolare in una sorta di giudizio morale sugli elettori.

Una menzione anche per Raffaele Cantone, a suo avviso dalla riforma "potrebbe derivare un effetto non credo positivo per i cittadini e cioè che la magistratura, che si senta meno tutelata, potrebbe essere molto più conformista nelle sue scelte, adeguandosi ai precedenti, e meno attenta a farsi carico dei cambiamenti sociali", riporta Today. Tra i politici, invece, poteva mancare Rosy Bindi? Ecco la sua sentenza: “Il vero obiettivo della riforma della giustizia è mettere la magistratura sotto il potere politico”.

Tra i giuristi si schierano Gustavo Zagrebelsky ("il senso della riforma è l'intimidazione dei magistrati") e Gianrico Carofiglio (il sorteggio per il Csm rappresenta "uno scassinamento della democrazia rappresentativa"). E poi gli intellettuali d’area e i giornalisti, come Corrado Augias, che vede nel Sì il rischio di pm assoggettati al governo. Attivissimo anche Marco Travaglio, che tra video e articoli sul Fatto Quotidiano non si sta risparmiando nella crociata contro il Sì.

Impossibile non citare anche Sigfrido Ranucci, conduttore di "Report" e tra i grandi oppositori della riforma della giustizia. Basti pensare alla bufera scoppiata in Rai - dove è vicedirettore - per la sua presenza sul palco dove è stato presentato un Comitato referendario per il No oppure al servizio mandato in onda domenica 8 febbraio reo di aver violato la par condicio: “Il servizio di Report sul referendum costituzionale trasmesso in data 8 febbraio è stato di una faziosità imbarazzante, zeppo di falsità sui contenuti della riforma. Soprattutto, è stato trasmesso nel bel mezzo del periodo di par condicio, in vigore dal 14 gennaio in vista del voto del 22-23 marzo”, il j’accuse di Nicolò Zanon, presidente del Comitato nazionale “Sì riforma”.

Tra i contrari, nessuna sorpresa, anche Alessandro Barbero: il suo video - poi censurato da Meta per "informazioni fuorvianti" - è stato tra i più commentati delle ultime settimane. E ancora Neri Marcorè, che a un evento della Cgil a Torino ha spiegato di non essere partito prevenuto. "Mi sono informato anche da chi questo mestiere lo fa (il magistrato, ndr) per capire se ci fossero dei vantaggi in questa riforma o se invece fosse solo un sistema per assoggettare la magistratura all'esecutivo, e mi pare proprio che il rischio sia questo". Poi l’affondo: "Mi sembra che chi spiega le ragioni del 'no' lo faccia anche argomentando per capire quali sono i rischi di questa riforma e chi invece sta dalla parte del sì tende a insultare". Un’affermazione quantomeno discutibile.

Sul fronte dei contrari alla riforma c’è anche Elio Germano, che non ha mai nascosto la sua militanza a sinistra e che anche stavolta non si tira indietro. In un evento a cui ha partecipato giorni fa insieme alla relatrice Onu Francesca Albanese, Germano ha invitato il pubblico "a difendere la nostro meravigliosa Costituzione nel prossimo referendum". Anche Alessandro Gassmann voterà convintamente No. Al Corriere della Sera ha raccontato di aver letto la Costituzione per intero e di aver capito che "è scritta da persone con un cervello superiore" e per questo "non va toccata". Dimenticando forse che furono proprio quelle “persone con un cervello superiore” a prevedere l’istituto della revisione costituzionale. Gassmann vede un evidente "divario culturale, umano ed etico, tra chi scrisse la nostra Costituzione, ammirata universalmente, e la classe dirigente odierna". E dalle colonne di Repubblica ha chiamato tutti alle urne: "Sarebbe il caso di ribadire ai cittadini che in questo tipo di referendum non c’è bisogno del quorum. Passa comunque: o il no o il sì, basta un solo voto in più". Più come una mobilitazione politica che una riflessione tecnica.

Dalla satira alla militanza il passo è breve. Sabina Guzzanti, storicamente vicina agli ambienti della sinistra radicale, ospite di “Otto e mezzo” ha affermato: "Questa riforma accentra il potere nelle mani del governo e riduce il potere del Parlamento. Con una classe politica così scadente, il fatto che decida uno solo di questi è una catastrofe". Una posizione che sembra più un giudizio politico sull’esecutivo che un’analisi del testo. Ma nessuna sorpresa. E poi c’è Pif. Anche lui, regista ed ex iena, ha tenuto a precisare di non parlare per partito preso: "Rispetto ad altri referendum mi sono dovuto documentare molto. Perché è un fatto molto tecnico e una persona normale fa fatica a capire di cosa stiamo parlando. Non voglio andare troppo nel dettaglio, però diciamo che questa cosa del sorteggio differenziato non mi convince perché mi sembra un po' a sfavore della magistratura e a favore della politica. Insomma, mi sembra ci siano un po' di Ungheria nell'aria. E l'Ungheria è bella, ma non ci vivrei". Il parallelo con Budapest è suggestivo, ma indiscutibilmente più retorico che sostanziale.

Insomma, la riforma viene letta come un attacco politico, non come un tentativo di intervenire su un sistema che negli anni ha mostrato crepe evidenti. Si parla di “intimidazione”, di “catastrofe”, di “Ungheria nell’aria”. Ma raramente si entra nel merito tecnico delle norme. È legittimo votare No, sia chiaro.

Ma è difficile non notare come, ancora una volta, una parte consistente del mondo culturale italiano scelga di schierarsi contro il governo con argomenti che spesso travalicano il testo del referendum. Più che una battaglia giuridica, sembra una resa dei conti politica. E il rischio è che, dietro la difesa della “meravigliosa Costituzione”, si nasconda in realtà l’ennesimo muro talebano.

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