Una gola profonda nella chat dei magistrati spacca il fronte del no al referendum. E invia in esclusiva a Il Giornale il fitto scambio di messaggi che manifesta tutti i timori delle toghe rosse di perdere la battaglia contro la riforma della giustizia del governo Meloni. A gettare nel panico i magistrati del gruppo creato ad hoc su whatsapp, e riservato ai soli fedelissimi delle correnti di sinistra, è un messaggio con una comunicazione apparentemente innocua. A scriverlo Emilia Conforti, iscritta ad Area, la corrente progressista, eletta nel comitato direttivo dell'Associazione nazionale magistrati e già nota per essere stata il giudice a latere del Tribunale di Roma che ha condannato il sottosegretario Andrea Delmastro per il caso Cospito. «Domani sera da Bruno Vespa «Cinque minuti» Giuseppe Santalucia giustodire#NO contro Palamara e Sallusti», scrive Conforti in chat alle 18.05. Insomma, un avviso per informare i componenti del gruppo whatsapp che stasera, su Rai1, Alessandro Sallusti e l'ex pm Luca Palamara (nella foto), colui che ha svelato la casta della magistratura, saranno ospiti di Vespa per confrontarsi con l'ex capo dell'Anm Santalucia sulle ragioni del sì alla riforma. Se in un primo momento la comunicazione raccoglie le reazioni euforiche che manifestano l'appoggio al dadoforo che porterà la fiaccola del no («siamo tutti con lui», «grande Giuseppe»), tutt'a un tratto i toni diventano cupi. «3 contro uno», sottolinea il giudice Claudio Patruno alle 18.47. «È evidentemente una trappola suicida», incalza. «È suicida andare in queste condizioni: si prepareranno domande e risposte. Stiamo parlando di Vespa e Sallusti, non so se mi spiego. Di Palamara preferisco non parlare». Sono le 19 quando la giudice Conforti interviene per tentare di calmare gli animi, ricordando la necessità del fronte del No di usufruire di tutti gli spazi possibili e sfruttare ogni occasione di visibilità mediatica per convincere il popolo a bocciare la riforma che mette fine allo strapotere delle correnti. «Avevano chiamato Bachelet che ha la febbre e quindi hanno optato per un altro esponente del fronte del NO», spiega, aggiungendo che «la televisione e i media sono questi ed è inutile nasconderci. Ferme restando, quelle sì suicide e miopi, polarizzazioni. Governo Magistrati, non possiamo rinunciare a degli spazi di contraddittorio cercando di agire con intelligenza. Peraltro fuggire davanti a Palamara... ma cosa dite?». Insomma, le toghe dell'Anm preferirebbero sottrarsi al confronto con l'ex collega che ha svelato i segreti della casta. E magari decidere perfino chi invitare al contraddittorio. «Sarebbe stata letta così», evidenzia la Conforti, «una implicita ammissione di non so che 'colpa' al punto da desistere e dal ritirarsi da un confronto...». I toni della discussione continuano a salire e l'idea di scappare dall'arena di Vespa dilaga. «Mica possono fare da soli», replica un esponente della chat, «e non è questione di fuggire. È prudenza davanti a una evidente trappola. Siamo ancora in svantaggio nel Paese», ammette la toga rossa, «e non possiamo rischiare di sbagliare un colpo, tanto meno su Rai1 e in prima serata. Ci invitassero in un talk show e ci andiamo». La giudice Conforti cerca di rimettere il fronte del No sui binari di un'unità che, nella realtà, è solo un miraggio:«'Se potessimo scegliere e fare le cose a modo nostro probabilmente avremmo il migliore dei mondi... comunque tanto è ed è a Roma abbiamo la 'fortuna' di avere un coordinatore che per 4 anni ha dato buona prova di saperci fare con i media ed il mezzo televisivo e non è poco. In ogni caso davanti a Palamara non si scappa... ma vogliamo scherzare?». A cercare di minimizzare lo scontro tv di stasera con l'allora capo del sindacato che ha provocato lo scandalo politico della magistratura, infine, Tiziana Orrù, di Md, presente proprio nelle famose chat di Palamara.
«Mi pare che Santalucia in quattro anni di presidenza Anm abbia superato prove televisive ben più insidiose», sottolinea. E «Palamara è un pregiudicato radiato dalla magistratura, non mi pare possa fare paura». Ma tant'è.