«Io penso che si debba mantenere i toni bassi come ci ha chiesto più volte il presidente Mattarella». Dice proprio così ieri sera, in un incontro a Torino, il portavoce del Comitato per il No, Enrico Grosso. Lo stesso Enrico Grosso che la mattina era a Roma, ospite del congresso di Magistratura democratica, la corrente delle toghe rosse impegnata anche lei nella campagna contro la riforma della giustizia. E in quella sede Grosso si era lasciato andare a descrizioni inquietanti degli scenari che si aprirebbero in Italia se il prossimo fine settimana dalle urne uscisse la vittoria del Sì.
Ad essere a rischio, se passasse la riforma, sarebbe addirittura la vita dei cittadini: «La riforma Nordio non danneggia i magistrati ma mette in pericolo la vita individuale e collettiva di tutti i cittadini».
Spiegazione: «Per loro possono vedere drasticamente ridursi gli spazi di tutela dei loro diritti». Quali diritti sarebbero a rischio, e per quale ragione, Grosso non lo spiega.
Non spiega neanche quale parte della riforma metta i giudici al servizio della politica, dice però «non voglio che i giudici siano ricondotti a quel modello di magistratura gerarchizzata, prona alla politica che la Costituzione ha voluto cancellare». Applausi a scena aperta dalla platea di Md. Ma immediata reazione dal fronte del Sì, per il quale toni e concetti dell’intervento di Grosso vanno esattamente in direzione contraria all’appello alla moderazione lanciato dal Quirinale. «Che avrebbe da dire il presidente della Repubblica - domanda Maurizio Gasparri, capogruppo alla Camera di Forza Italia - di fronte alle affermazioni stupefacenti di tale Grosso, che presiede il Comitato che fa riferimento all'Associazione nazionale magistrati?».
Per Gasparri «Grosso ha bisogno di comprensione. Il suo è oggettivamente un momento di difficoltà palese. Non sanno più che dire e devono inventare bugie stratosferiche».
Pierantonio Zanettin, anche lui parlamentare azzurro, dice che «Il comitato del No intravvede la sconfitta ed è disperato. Non si spiegano altrimenti gli argomenti, uno più sgangherato dell'altro, utilizzati in questa campagna referendaria. La novità di oggi, autore il professor Grosso, è che il Sì al referendum metterebbe addirittura in pericolo la vita dei cittadini italiani», mentre secondo il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto dire che col Sì sarà a rischio la vita dei cittadini «è una follia, una sciocchezza, lontana anni luce da qualsiasi analisi giuridica: è mera propaganda, grottescamente apocalittica» che si spiega solo con una «reiterata, perdita di controllo da improvviso eccesso di mediaticità» da parte del professore torinese. E Grosso fa spallucce: «Accusa che fa sorridere».
Sul ruolo di Grosso di portavoce del No- cioè del comitato diretta emanazione dell’Associazione nazionale magistrati - si erano sollevati dubbi già nelle settimane scorse, quando a un convegno era stato registrata casualmente la sua conversazione con il magistrato aostano Giuseppe Marra, giudice in un processo in cui Grosso è coinvolto: i due parlano proprio del processo in corso, e secondo il Comitato cittadini per il Sì la contiguità era tale che Grosso avrebbe dovuto dimettersi dal suo incarico.
Invece è rimasto al suo posto. E ieri arriva la seconda puntata, sempre sui rapporti tra Grosso e la magistratura: il docente è stato nominato membro della commissione per i referendum della Regione Valle d’Aosta, un incarico da 24mila euro all’anno. La nomina è decisa dal consiglio regionale ma su un listino bloccato (tre nomi per tre posti) indicato dalla Corte d’appello di Torino. Grosso era uno dei tre, e il consiglio non ha potuto fare altro che nominarlo (anche se con solo 16 voti su 35).
E i duelli che coinvolgono il ministro Carlo Nordio continuano quotidianamente. Ieri l’ultimo capitolo con l’aplomb del Guardasigilli, nel suo messaggio a Md: «Abbiamo idee diverse ma rispetto il dissenso».