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Scappa dal Bangladesh per un debito: i giudici bloccano l'espulsione del migrante

Secondo il tribunale di Bologna, se dovesse essere rimpatriato, il 30enne bengalese rischierebbe di subire "violenze anche gravi"

Scappa dal Bangladesh per un debito: i giudici bloccano l'espulsione del migrante
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Nuovo colpo delle toghe contro la politica migratoria del governo. Il tribunale di Bologna ha riconosciuto la protezione sussidiaria ad un 30enne bengalese, la cui vicenda aveva innescato nell'ottobre 2024 uno scontro acceso tra la magistratura e l'esecutivo sul decreto "Paesi sicuri". Secondo i giudici, se l'uomo dovesse tornare in patria, sarebbe esposto a "trattamenti degradanti".

La sentenza ha chiuso una vicenda giudiziaria durata oltre un anno, iniziata quando la commissione territoriale di Forlì-Cesena aveva rifiutato la domanda di protezione del migrante. Al tempo, gli atti del procedimento erano stati rinviati alla Corte di giustizia europea per chiedere se dovesse prevalere la normativa comunitaria o la legislazione nazionale. Anche altri tribunali seguirono questa strada, alimentando lo scontro politico, e sul tema era intervenuto anche il Csm. La Cgue si era espressa ad agosto 2025, stabilendo che uno Stato può designare per legge i "Paesi sicuri", ma a condizione che ci sia il controllo di un giudice.

Il 30enne bengalese, residente a Ravenna, rischierebbe, secondo la sentenza, "violenze anche gravi" in caso di rientro nella sua nazione di origine a causa di un debito di circa 10mila euro contratto con degli usurai. Nella sentenza, è stato descritto un sistema di credito informale in cui "gli usurai operano indisturbati dalle forze dell'ordine", con tassi di interesse che superano il 30% e conseguenze che andrebbero dalle aggressioni ai suicidi. Stando a quanto riportato, una decina di mesi fa i creditori si erano presentati a casa dei genitori dell'immigrato, avrebbero picchiato il padre e minacciato la famiglia con dei coltelli, costringendoli a lasciare l'abitazione. Fonti internazionali analizzate dal tribunale di Bologna documenterebbero come, nel Paese del sud-est asiatico, i debitori siano "costretti a fuggire per timore dei loan sharks".

Al tempo, la vicenda si era inserita nel quadro più ampio dello scontro tra magistrati e governo sulla politica dell'esecutivo riguardo all'accoglienza degli stranieri. Il 18 ottobre 2024, infatti, la sezione per i diritti della persona e immigrazione del tribunale di Roma non aveva convalidato i 12 trattenimenti di migranti nel centro di Gjader, in Albania. E pochi giorni dopo, la premier Meloni aveva condiviso un post, in cui era riportato uno scambio di mail tra il giudice Marco Patarnello, sostituto procuratore della Corte di Cassazione e membro di Magistratura democratica, e alcuni suoi colleghi.

In esso, il presidente del Consiglio era definito come "più pericoloso di Berlusconi", perché "non ha inchieste giudiziarie a suo carico e quindi non si muove per interessi personali ma per visioni politiche".

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