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Sea Watch, il giudice che condanna lo Stato ha scritto il libro contro il referendum

Morosini (presidente del Tribunale di Palermo) è coautore di “Mani legate” contro la separazione delle carriere. Poi la sentenza che risarcisce l'ong pro-migranti

Sea Watch, il giudice che condanna lo Stato ha scritto il libro contro il referendum
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Una sorpresa. Fino a un certo punto. Nel pieno del dibattito sull’ennesima sentenza contro pro-ong, emerge un dato interessante. Sì, perché Piergiorgio Morosini, presidente del Tribunale di Palermo, è sia il magistrato che ha condannato l’Italia a risarcire la Sea Watch per il fermo della nave Sea Watch 3, sia un grandissimo sostenitore del “no” al referendum sulla separazione delle carriere. La conferma? Un libro scritto a quattro mani con la giornalista Antonella Mascali dal titolo eloquente: “Mani legate. La separazione delle carriere per addomesticare la giustizia”. Come riportato da Libero, Morosini e Mascali stanno girando l’Italia per promuovere il volume e proprio in uno di questi incontri il presidente del tribunale non ha esitato a rispondere alle critiche arrivate dal governo.

Quelle reazioni, secondo la sua lettura, sarebbero "figlie del clima di tensione che sta maturando con la campagna referendaria". Morosini ha poi spiegato, con tono severo ma misurato, cosa distingue una critica legittima dalla denigrazione: "L’esercizio del diritto di critica si esprime evidenziando la contraddittorietà di passaggi della motivazione dei provvedimenti o segnalando la violazione di norme specifiche richiamate dal giudice. Non mi pare che sulla sentenza oggetto delle invettive sia avvenuto questo. Non credo che etichettare il giudice come non imparziale solo sulla base di un dispositivo non gradito o magari neppure conosciuto sia esercizio del diritto di critica". E ancora: "Io credo sia opportuno in questo momento evitare di denigrare. Ogni provvedimento dei magistrati è criticabile, tutte le decisioni sono criticabili ma la critica non è denigrazione. Ma in questo caso non siamo nel diritto di critica".

La sentenza che ha acceso il dibattito riguarda il fermo della Sea Watch 3, avvenuto nel giugno 2019. Il Tribunale di Palermo ha stabilito che lo Stato dovrà versare alla ong 76 mila euro, più interessi da calcolare, e altri 14 mila euro per le spese legali. Un risarcimento economico al centro dell’attenzione, più che i dettagli dell’azione della comandante Carola Rackete, che all’epoca aveva violato il divieto di ingresso nelle acque italiane e speronato una motovedetta della Guardia di Finanza. Fatti per cui la Rackete è stata successivamente assolta.

Le reazioni non si sono fatte attendere. Tranchant il commento di Fratelli d'Italia: "Nessuna sorpresa.

Il giudice che ha condannato lo Stato a risarcire la Sea Watch attacca il Governo Meloni e gira nei salotti TV della sinistra per fare campagna per il No. Altro che terzietà, è uso politico della toga. Ecco perché la giustizia va riformata".

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