Mamme, la Regione accusa chi vuole aiutarle a vivere

(...) la genovese che ha ucciso il suo bimbo di 19 giorni e poi si è impiccata, perché il padre naturale, sposato con un’altra donna, non aveva riconosciuto il figlioletto. Un caso paradigmatico, una situazione in cui una ragazza-madre avrebbe bisogno di tutto l’appoggio che certamente Sabrina Ricci non ha avuto. Eraldo Ciangherotti, di Federvita Liguria, ha chiesto al ministro del Welfare Maurizio Sacconi di mandare gli ispettori in Liguria, per capire come mai la donna non sia stata assistita. Matteo Rosso, consigliere del Pdl, ha annunciato un’interpellanza in Regione per sapere se effettivamente l’applicazione della legge 194 in Liguria mostri più di una crepa.
Ieri però l’assessore Montaldo ha voluto tagliar corto sulla vicenda, dimostrando di ritenere il caso neppure degno della sua considerazione. Ai microfoni di Babboleo News ha dovuto parlare dell’accusa rivolta alla Asl e alla Regione: «La respingo al mittente - si è limitato a osservare -. Queste mi sembrano miserevoli speculazioni sulla tragedia». E pazienza se i dati in possesso della Regione stessa dimostrano come in Liguria consultori e strutture pubbliche registrino un costante incremento di aborti intesi soprattutto come metodo di controllo delle nascite (esplicitamente illegale), tanto che ci sono diverse donne che si sottopongono agli interventi anche più di 7-8 volte (alcune arrivano a 16 operazioni) in pochi anni. E pazienza anche se gli stessi dati statistici confermano che si va sempre abbassando l’età delle ragazze che chiedono di abortire e vengono accontentate.
Per l’assessore è tutta una «miserevole speculazione». Probabilmente, come osserva lo stesso Ciangherotti, secondo Montaldo «anche Sabrina Ricci deve aver speculato su se stessa visto che nel biglietto di addio ha scritto di essersi sentita abbandonata». Federvita vorrebbe sapere altre cose cui l’assessore non risponde. Ad esempio se la donna sia stata seguita prima e dopo il parto da un’esperta della Asl, soprattutto considerando la sua particolare fragilità, se sia stata sostenuta anche economicamente, se le sia stato consigliato di rivolgersi a qualche centro di aiuto alla vita. Tutte speculazioni, ovviamente.
Questa storia tragica ha intanto rovinato tante persone. Gaetano D’Alcamo, il padre del bimbo ucciso, è stato ascoltato ieri dagli inquirenti genovesi. «Stavo più con Sabrina che con mia moglie - ha detto il camionista palermitano alla polizia -, anche se non le ho mai promesso che avrei lasciato la mia famiglia a Palermo. D’altra parte, lei non me lo aveva chiesto». Ora anche lui è rimasto senza nulla. La famiglia di Sabrina non vuole più avere rapporti con lui. L’unico contatto che potrà esserci, sarà al momento della restituzione del camion, comprato dal padre di Sabrina e intestato a lei. «Lo darò indietro - ha detto - non voglio pesare su nessuno. Mia moglie in Sicilia - ha concluso - ha scoperto questa storia tramite i giornali. E adesso ho serie difficoltà a tornare a casa».

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