Maradona: «Darei la vita per tornare ct dell'Argentina»

E sull'eliminazione ai mondiali: «Dopo la partita con la Germania, persa 4-0, io ero morto. Negli spogliatoi piangevano tutti, Messi era quello che piangeva di più: a lui è mancata la fortuna che ho avuto io nel 1986»

«Darei la mia vita per fare di nuovo il ct». Diego Armando Maradona è pronto a tutto per riconquistare la panchina dell'Argentina. Il Pibe ha lasciato la guida della seleccion dopo i Mondiali di Sudafrica 2010, chiusi con l'eliminazione nei quarti di finale. «Penso di avere ancora una chance», dice l'ex stella del Napoli in un'intervista all'emittente Fox Sports. «Darei la mia vita per fare il ct. Darei la mia vita per la Nazionale e per i ragazzi, per i giocatori», ripete prima di puntare il dito contro il presidente della federcalcio (Afa), Julio Grondona. «Qui c'è un padrone che si chiama Julio Humberto Grondona. Non c'è una giunta direttiva, non c'è un comitato. Non c'è un trio o un quartetto di dirigenti in grado di scegliere un tecnico. Parliamo chiaro, qui c'è un padrone», aggiunge Maradona, scettico sulla possibilità di ricomporre il rapporto con il presidente. «Mi hanno detto che Bielsa non lasciava entrare Grondona in sala da pranzo, che Passarella non lo faceva avvicinare ai giocatori», dice riferendosi alle decisioni prese in passato da altri ct. «Mi hanno raccontato di allenatori che hanno fatto cose peggiori rispetto a me. Io devo essere stato il più buono... Ma Julio deve parlare con me, non con i ruffiani. Se parla con me - dice il Pibe - forse riusciamo a trovare una soluzione».
L'APPOGGIO DI CRISTINA KIRCHNER Maradona, a quanto pare, gode del sostegno del presidente argentino Cristina Kirchner e di suo marito Nestor, ex presidente. In un incontro dopo i Mondiali, Nestor «mi ha detto che lui e Cristina volevano il mio ritorno in Nazionale. Ma io non ho chiesto nulla e loro non diranno niente a Grondona. Io mi siederei a parlare con Julio, ma non mi hanno mai chiamato».
IL NEO CT E BILARDO L'Argentina è guidata attualmente da Julio Batista. «Non è colpa mia se sono Maradona e mi riconoscono ovunque. Batista? Non sanno chi sia nemmeno in Uruguay». Negli ultimi mesi, Maradona ha bollato come «traditore» il manager delle Nazionali, Carlos Bilardo. «Io non so cosa significhi trattarlo male», dice evidenziando la correttezza dei propri comportamenti. «Mi conosce da 30 anni e mi teme. Abbiamo cantato insieme al karaoke a Pretoria, non sapeva cantare nemmeno "La Felicidad", di Palito Ortega», aggiunge facendo riferimento ad uno dei più noti artisti argentini.
La chiacchierata prosegue tra critiche all'attuale staff tecnico della albiceleste, dove c'è chi «non ha mai giocato a calcio», e accuse nemmeno troppo velate al procuratore di Batista, Colorado Mac Allister: «Mi ha parlato di tutti i giocatori che potevano essere convocati in Nazionale. Io non mi sono mai fatto coinvolgere in queste cose».
IL RAPPORTO CON MESSI Diverso il tono quando si parla del rapporto con i giocatori e, in particolare, con Lionel Messi. «Dopo la partita con la Germania io ero morto. Avevamo tutte le marcature assegnate e dopo soli 2 minuti abbiamo subito un gol su palla inattiva», dice Maradona ricordando il ko per 4-0 contro i tedeschi. «Negli spogliatoi tutti piangevano. Leo era quello che piangeva più di tutti, non lo dimenticherò per tutta la vita. Grondona diceva che avevamo fatto un buon Mondiale e che dovevamo pensare alla Coppa America, in sottofondo si sentiva il pianto di Leo», ricorda l'ex ct. «Se voi aveste passato 45 giorni a Pretoria, avreste visto che Leo era felice - afferma Maradona -. Ai Mondiali gli è mancato il culo che ho avuto io nel 1986. Ci sono stati momenti in cui ha brillato e altri in cui non lo ha fatto. Ma ha giocato un Mondiale spettacolare, per "colp" sua hanno venduto a suon di milioni tutti i portieri avversari».
IL FUTURO Adesso, ad un mese dal 50° compleanno, Maradona deve scegliere cosa fare da grande. Se la panchina dell'Argentina dovesse rimanere un miraggio, cosa farebbe? «Io non ho parlato con nessuno. In Messico hanno detto che non mi volevano. I portoghesi? Non so. Nel calcio argentino, basta perdere una partita e nello spogliatoio cominciano a cercare un altro allenatore. A me piace parlare di progetti», spiega. E se si presenta un progetto alla federazione? «Lì c'è il padrone, Julio è molto forte». Per convincere Grondona, il Pibe potrebbe far leva sul sostegno della gente. «Non godo di molta simpatia presso giornali e tv. Io vivo in strada e la voce della strada è potente.

Ogni volta che esco, ho l'appoggio di tutto il mondo e non capisco come sia possibile ignorare la voce della gente. Ho tanta voglia di tornare alla guida della seleccion. Sono pronto a tutto, dò un braccio per essere il ct».

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