Marrazzo stressato, ecco il certificato medico

IERVOLINO Il radicale: «Servirebbe il comitato di garanzia statutaria Ma non ha membri...»

Nel giorno del primo consiglio regionale dopo lo shock-Marrazzo, continua a tener banco la farsa dell’autosospensione del governatore, con cui la sinistra conta di ritardare il voto di due mesi e quindi trovare un candidato competitivo e un po’ di morale. L’autosospensione (di cui peraltro, fa notare Francesco Storace, il sito istituzionale della Pisana non dà notizia) è motivata da uno stress psicofisico notevole (e ci mancherebbe altro, ci viene da commentare) riscontrato su Marrazzo ieri dai medici del Policlinico Gemelli, che hanno redatto apposito certificato con prognosi di 30 giorni. Quel foglietto giungerà presto sul tavolo di chi di dovere, facendo scattare l’istituto dell’impedimento temporaneo, l’unico che giustifica il trasferimento dei poteri al vice Esterino Montino. Poi arriveranno le dimissioni. Da quel momento dovranno passare al massimo 135 giorni in tutto prima di andare alle urne. Infatti ai 90 giorni di tempo per redigere i decreti per indire i comizi elettorali si sommano i 45 giorni che sono la condizione necessaria per darne notizia agli elettori con apposito manifesto. Si arriverebbe così al 7 marzo. Considerando che la data per l’«election day» proposta del ministro dell’Interno è il 28 marzo, a quel punto anche per ragioni di risparmio sarebbe confermata. In ogni caso, a stabilire la data delle elezioni regionali è il presidente della Regione o il suo vice. Le Regioni che hanno un loro statuto, come il Lazio dall’11 novembre 2004, hanno infatti potestà in materia elettorale. Quanto al ruolo di commissario ad acta per l’attuazione del piano di rientro del deficit sanitario, che Marrazzo riveste dal 4 luglio 2008. Questo incarico essendo di pertinenza del governo, Marrazzo lo rimetterà direttamente a Palazzo Chigi.
Ma il centrodestra sente comunque puzza di manfrina e continua a porre la questione non solo sul piano dialettico. Il presidente del gruppo PdL al Senato, Maurizio Gasparri, il vicepresidente vicario Gaetano Quagliariello e i senatori del PdL eletti nel Lazio hanno presentato ai ministri per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto e dell’Interno, Roberto Maroni un’interrogazione urgente a risposta orale in cui chiedono di verificare l’esistenza della delega a Montino per l’esercizio delle funzioni. In caso affermativo, continuano i senatori, «se la suddetta delega sia legittima, considerato che, nella fattispecie, trattasi di un impedimento permanente al quale dovrebbero seguire le dimissioni del presidente». Inoltre, scrivono i parlamentari del PdL, «se allo stato attuale gli organi della Regione siano legittimati a svolgere le rispettive funzioni ovvero se debba intendersi il Consiglio regionale decaduto, mentre la Giunta in carica solo per l’esercizio dell’ordinaria amministrazione».
Peraltro, una soluzione ci sarebbe ma non può «scattare». Lo fa notare il membro della direzione nazionale di Radicali Italiani, Massimiliano Iervolino: «Sulla legittimità dell’autosospensione di Marrazzo e il passaggio di deleghe al vicepresidente Montino - spiega Iervolino - dovrebbe dichiararsi il comitato di garanzia statutaria. Di questo organo, previsto all’articolo 68 dallo statuto del 2004 della Regione Lazio, purtroppo, come da noi più volte denunciato, non sono mai stati nominati i componenti e oggi dobbiamo assistere a interpretazioni faziose senza che nessuno abbia la possibilità di interpellare i garanti dello statuto».
Poi c’è il problema dello staff, che solleva il senatore Andrea Augello: «Aspetterò qualche giorno per dare modo ai diretti interessati di decidere se dimettersi o meno - annuncia il parlamentare del Pdl - prima di presentare un esposto alla Corte dei Conti chiedendo che si proceda ad accertare eventuali danni erariali derivanti dalla corresponsione delle indennità dell’intero staff del presidente Marrazzo. Il vicepresidente Montino ha già una propria struttura di staff e nulla più giustifica l’esistenza della elefantiaca macchina presidenziale, mentre appare consistente il rischio della duplicazione delle spese per identiche funzioni».
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