Fra’ Martino suona ancora: sono 80 i campanari a Milano

Campanari di Milano: pochissimi e quei pochi, decrepiti magari come Quasimodo, il gobbo di Notre Dame, campanaro deforme, inventato da Eugène Sue ne «I misteri di Parigi». Questo è quanto si potrebbe immaginare se la realtà non ci svelasse che a Milano, il gusto di attaccarsi alla fune e di suonare a distesa, conta all'incirca 80 appassionati con un’età che difficilmente supera i 40 anni. Il loro, è uno stare in campana nel vero senso del termine: sono attentissimi alla classificazione e alla tutela del patrimonio dei sacri bronzi milanesi, perché su ognuno di essi c’è sempre scritta un po’ di storia. E perché a Milano, l’elettrificazione selvaggia dei campanili, per troppo tempo ha messo in mora la figura carismatica di «Fra Martino» capace di imbastire un concerto con poco più (ma a volte poco meno) di quattro note. Per questo i campanari milanesi hanno fondato la Federazione ambrosiana di categoria, che presta gratis et amore Dei esecutori alle parrocchie della Diocesi. Ma organizza anche corsi di formazione, promuove ricerche filologiche e, soprattutto, cerca di riportare in auge il suono ambrosiano: tra un rintocco e l’altro, la campana esegue una rotazione di 180° grazie a una serie di contrappesi fissati al ceppo. Un suono vigoroso, difficile da gestire a causa degli intervalli tra un din e un don, ma dagli intrecci ritmici molto suggestivi, caratteristici di molte chiese lombarde.
E proprio entro fine anno, in una parrocchia di Muggiano, si svolgerà il primo corso milanese per aspiranti campanari: «Insegneremo - svela Corrado Codazza, 44 anni, presidente della Federazione ambrosiana - anzitutto la teoria: di cosa è fatta e come si costruisce una campana. Poi la pratica: come suonare a fune e a tastiera e come fare manutenzione sul campanile».
Insomma signori, la martinella è una cosa seria: è un oggetto che siamo abituati solo ad ascoltare ma che, visto da vicino, è fatto di tantissime cose. Sul suo corpo, consacrato dal vescovo con l’olio sacro, possono esserci incise da secoli immagini, testi di preghiere, resoconti di avvenimenti storici. Tutti particolari che conferiscono una personalità individuale a ogni strumento. Don Giambattista Milani, parroco di San Vittore al Corpo e grande appassionato di arte campanaria, fa subito piazza pulita di un annoso luogo comune: «La campana stona solo quando si consuma il bronzo nell’area percossa dal battaglio, o quando il battaglio stesso, che è di ferro dolce, si appiattisce. Per questo - prosegue don Milani - periodicamente il bronzo interno va limato e il battaglio va ritorto». Don Milani, insieme a Codazza e alla Federazione, spesso organizza concerti e visite accompagnate alle cinque campane della basilica e ai meccanismi che ne permettono l’uso.
Oltre che elettricamente, le campane vengono suonate per mezzo di corde o di tasti. Mentre a corda di solito non si va più in là dell’esecuzione di scale musicali, con la tastiera azionata a mano e collegata meccanicamente ai martelli, è possibile eseguire piccoli concerti. Tra i motivi più in auge figurano l’Ave Maria di Lourdes, Alleluia, l’Inno alla gioia, il classico e natalizio Tu scendi dalle stelle, ma anche ballate folkloristiche della tradizione lombarda. Una tradizione che a Milano, nel XIV secolo, vedeva la presenza di 120 campanili e di oltre 200 campane (Bonvesin de la Riva, «De magnalibus Mediolani»). Oggi a Milano città, svettano «solo» 95 campanili per un totale di 300 campane circa. La più leggera è una delle campane che sovrastano la chiesa di Santa Teresa del Bambin Gesù a Gorla (appena quattro chili). La più pesante è una delle due campane maggiori di Sant’Eustorgio (1993 chili).

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