Mauro si autoassolve alla festa Pd: «Non sono un evasore»

GenovaTre minuti prima del dibattito, il passaggio delle consegne. Ezio Mauro, direttore di Repubblica, viene portato nel consueto pellegrinaggio laico da Raimondo Ricci, capo dei partigiani genovesi, che lo abbraccia e lo benedice: «Vai avanti». Siamo di fronte a quello che è forse l’evento clou della Festa nazionale del Pd di Genova. All’incoronazione del leader: non c’è Bersani, non c’è Franceschini, non c’è Marino. C’è un uomo solo al comando, la sua camicia è bianca e celeste, il suo nome è Ezio Mauro.
E che Mauro sia il protagonista assoluto lo capisce sin dal primo applauso, roba che nemmeno Fini. C’è gente in piedi, altri che hanno le lacrime agli occhi, altri ancora che si entusiasmano quando Mauro - facendo il riassunto delle puntate precedenti - ricorda le condanne «di amici e collaboratori del premier». E, non bastasse, il «moderatore» Andrea Vianello butta ulteriore benzina sul fuoco degli entusiasmi. Tanto che quello che dovrebbe essere il padrone di casa, l’ex ministro delle Comunicazioni del Pd Paolo Gentiloni, a tratti è il più moderato di tutti, sia pure con i suoi continui richiami all’«emergenza che stiamo vivendo» e all’«autunno di Berlusconi che non sarà indolore».
Il colpo d’occhio sulla sala strapiena, gli «oohh» di ammirazione che si alzano quando viene citata Conchita Sannino, la cronista di Repubblica che per prima ha raccontato il caso Noemi e la festa di Casoria, «con la presenza inopinata del premier» (Mauro dixit), sono la fotografia della pancia del Pd. Il direttore di Repubblica si chiede «ma cosa abbiamo poi fatto?» e spiega che «abbiamo solo lavorato sulle parole di Veronica, nulla di più». Rispetto al solito, Mauro alza la voce di qualche ottava, racconta i colloqui con Gianni Letta a cui sono state girate le dieci domande e l’attesa delle risposte, e si dimostra ferratissimo in tutta la Noemi minuto per minuto. Poi, però, dichiarando il suo voto per il Pd, se la prende con le «esitazioni del partito», con i toni soft di Veltroni, con i «tra moglie e marito non mettere il dito» di Franceschini, con il «non voglio fare antiberlusconismo» di Bersani: «Cosa vuol fare il Pd? Berlusconismo? La base su queste storie la pensa diversamente». Mauro spiega che voterà alle primarie solo «un candidato che ponga la questione del Noemigate come discriminante preliminare».
E la vicenda dell’acquisto di casa Mauro? «Abbiamo dichiarato un valore minore, secondo la richiesta del venditore. Ma, secondo l’articolo 52 del dpr 26 aprile 1986 numero 131, ho pagato le tasse su 524 milioni in più di quelli sui quali avrei potuto pagarle. Nessuna evasione». L’obiettivo è un altro, è il Giornale: «Da dove è uscita la roba contro Boffo? Chi l’ha fabbricato?». Il resto è la solidarietà a Boffo e l’annuncio di nuove controprove. Su su fino a Nixon, che «non mise in campo contro i suoi nemici nemmeno un centesimo di quello che sta facendo Berlusconi oggi. L’unico parallelo che mi viene in mente è quello fra il premier e il suo amico Putin». In platea, dove l’Urss aveva parecchi fan, il paragone piace.

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