Il medico del Migliore e la clinica degli infanticidi

Il filo rosso che unisce il Partito comunista alla pratica dell’aborto clandestino si dipana nei decenni e sfiora tutta la storia del Pci nel Dopoguerra

Il filo rosso che unisce il Partito comunista alla pratica dell’aborto clandestino si dipana nei decenni e sfiora tutta la storia del Pci nel Dopoguerra. La rivelazione dello storico Piero Melograni sull’interruzione di gravidanza alla quale il partito obbligò Nilde Iotti, fa il paio con un’altra vicenda che vide per protagonista Mario Spallone, il medico privato di Palmiro Togliatti.
La sua clinica romana, Villa Gina, nel 2000 si trovò al centro di un’inchiesta su aborti praticati illegalmente anche su feti di oltre sei mesi e alcuni dei suoi familiari finirono agli arresti. Lui, il patriarca che Giorgio Bocca definì «mediocre medico della mutua» e che secondo molti ispirò Alberto Sordi nell’omonimo film, non fu coinvolto, ma dichiarò:«Prima dell’entrata in vigore della legge 194 (la legge sull’aborto del 1978, ndr) ne ho praticati a centinaia: come missione politica». Già, perché è una verità risaputa che - nell’Italia democristiana degli anni ’50 e ’60, l’interruzione di gravidanza fosse praticata frequentemente nelle cliniche private «vicine» al Pci. Nella stessa Villa Gina, nel 1978, morì una donna in seguito a un aborto praticato al costo di 700mila lire senza neppure essere sottoposta ad analisi. In quell’occasione fioccarono lettere di denuncia delle lettrici al quotidiano «Lotta continua».
Classe 1917, Spallone è un personaggio controverso. Esuberante, accusato di aver favorito l’evasione di un boss della Magliana e di aver redatto falsi certificati per consentire a Flavio Carboni di non testimoniare al processo sulla morte di Roberto Calvi, non piaceva ad Enrico Berlinguer. Lui, ormai ritiratosi a vita privata, ancora si difende: «Gli aborti? Era un servizio sociale».

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