Nel discorso pronunciato ieri dal questore di Milano, Bruno Megale, alla Festa della Polizia di Stato al Teatro Strehler, un passaggio ha risuonato con particolare gravità e urgenza: quello dedicato al drammatico aumento degli episodi di antisemitismo che stanno avvelenando le nostre città. Non si è trattato di una nota marginale, ma di un allarme netto, lucido, pronunciato da chi ogni giorno deve fronteggiare sul campo le derive di un odio che, dopo l'orrore del 7 ottobre e la guerra a Gaza, ha trovato nuovo ossigeno nelle piazze italiane. "Non meno preoccupante è l'aumento, nell'ultimo anno, di episodi di matrice antisemita", ha scandito Megale, "testimoniati da centinaia di aggressioni sul territorio nazionale, di cui numerose a Milano".
Milano, la città aperta, la Milano da bere, la Milano delle Olimpiadi appena celebrate con orgoglio, quindi non è immune. Anzi. Qui l'antisemitismo ha trovato terreno fertile, mescolandosi alle "solidarietà" pro-Palestina che troppo spesso scivolano quando non vi affondano deliberatamente nell'odio più viscerale contro gli ebrei.
Il questore lo ha detto senza giri di parole: mentre le mobilitazioni pro-Palestina si susseguono con cadenza quasi settimanale, coinvolgendo movimenti antagonisti, sindacalismo di base e giovani immigrati di seconda generazione, la tensione sociale si è alzata pericolosamente. E in questo brodo di coltura, l'antisemitismo non è un effetto collaterale: è uno dei frutti più velenosi.
Megale ha parlato di "preoccupante innalzamento della tensione" che, con il perdurare della crisi in Medio Oriente, rischia di diventare "un deflagratore per le contestazioni e un incubatore di derive estremistiche". E tra queste derive, l'antisemitismo occupa un posto di primo piano.
Non è più solo qualche imbrattatura sui muri o qualche coro da stadio. Sono aggressioni vere, fisiche, ripetute. Sono episodi che colpiscono una comunità che in Italia ha già pagato un prezzo altissimo nella storia e che oggi, ancora una volta, si sente sotto assedio nella propria patria.
Il questore ha avuto il coraggio di nominarlo esplicitamente questo antisemitismo di ritorno, quello che si traveste da antisionismo, ma che in realtà resuscita i peggiori fantasmi del Novecento. Quello che vede nelle manifestazioni "per Gaza" l'occasione per sfogare un odio antico, mai davvero sopito, che oggi trova sponda in frange islamiste e in ambienti di estrema sinistra. Ma è soprattutto nelle piazze del "variegato mondo pro-Palestina" che questo veleno si è diffuso con più virulenza.
Cortei che raggiungono decine di migliaia di partecipanti, degenerati in violenti scontri con le forze dell'ordine, con feriti tra i poliziotti e danneggiamenti. Momenti in cui la "solidarietà" si trasforma in aggressività pura, e l'odio per Israele diventa odio per l'ebreo tout court.