Scarpe made in Italy, la sfida dell'export

I buyer stranieri affollano i padiglioni di theMicam, il salone della calzatura in corso a Fiera Milan o Rho fino al 3 settembre. Il governatore della Lombardia, Roberto Maroni, in visita agli stand: "Ho visto prodotti che rappresentano un'eccellenza per la Lombardia e per l'Italia, per questo è necessario il sostegno delle istituzioni e del governo, soprattutto aiutando le nostre imprese nell'internazionalizzazione"

Scarpe made in Italy, la sfida dell'export

"Dobbiamo esporre le eccellenze e far vedere al mondo intero quanto siamo bravi. Questo il significato della mia visita qui". La seconda giornata di theMICAM, la grande fiera internazionale della moda calzatura in corso a Fiera Milano Rho fino a mercoledì 3 settembre, si è aperta con la visita del governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni che ha incontrato gli imprenditori e visitato diversi stand accompagnato dal presidente del salone Cleto Sagripanti e dall’ad di Fiera Milano Enrico Pazzali. "Si tratta di due grandi esposizioni dei nostri prodotti - ha proseguito Maroni, riferendosi anche a Mipel, il salone della pelletteria anch’esso in corso in Fiera - soprattutto del made in Italy che noi vogliamo sostenere. E’ un momento di difficoltà dell'economia italiana e anche i dati di oggi sono molto negativi. Girando per gli stand ho visto prodotti che rappresentano un'eccellenza per la Lombardia e per l'Italia e per questo - ha aggiunto Maroni - è necessario il sostegno delle istituzioni e del governo, soprattutto aiutandoli nell'internazionalizzazione. E in questo senso l'impegno di Regione Lombarda c'è e vogliamo intensificarlo. Dobbiamo sostenere lo sforzo degli operatori e dei nostri imprenditori".

Operatori e imprenditori che in questa edizione del salone - il più importante del mondo - hanno dimostrato ancora una volta di voler rispondere con i fatti alla crisi, presentando il meglio delle collezioni in fatto di stile, design, innovazione rapporto qualità prezzo che caratterizzano il made in Italy. Uno sforzo importante rivolto in particolare ai mercati dell’esportazione nonostante le incognite legate all'andamento dell'economia (in particolare quella nazionale) e alla crisi tra Ucraina e Russia, con le speranza che il secondo semestre dell’anno possa migliorare i conti del settore calzaturiero. "Quest'anno rischiamo di chiudere in generale con un segno meno - ha detto domenica scorsa inaugurando la rassegna Cleto Sacripanti, presidente di Assocalzaturifici - perché il mercato italiano e quello russo pesano tantissimo e negativamente sul settore. Possiamo recuperare in parte con un segno positivo nelle esportazioni verso paesi come il Nord America, l'estremo oriente e gli Emirati Arabi". "Nonostante tutto - ha aggiunto l’ad di Fiera Milano Enrico Pazzali - The Micam, che presenta la collezione primavera estate 2015, è ancora la più importante fiera delle calzature al mondo e la più importante anche dell'intera filiera della moda, un settore decisivo dell'intera economia italiana".

Ospite alla cerimonia inaugurale il ministro degli affari esteri del Portogallo Rui Machete, insieme all'ambasciatore in Italia Manuel Lobo Antunes, i quali hanno accompagnato una fittissima delegazione di 93 espositori portoghesi. "Si tratta - ha detto il ministro Machete - delle più imponente partecipazione di aziende del paese lusitano ad una manifestazione all'estero". Esempio dell’interesse dei buyer internazionali che affollano i padiglioni dando vita a una fitta rete di incontri business to business.

Affari ma anche eventi, approfondimenti, sessioni di lavoro sui temi più importanti del settore calzaturiero. Martedì 2 settembre alle 11.30 è previsto un incontro con la stampa estera a theMICAMsquare (pad. 10) con interventi di Miguel A. Plascencia Rojas, presidente comitato organizzativo World Footwear Congress, Jean Pierre Renaudin, presidente della Confederazione Europea della Calzatura, Cleto Sagripanti presidente theMICAM (conduce Eugenia Girotti, direttore di Assocalzaturifici). Alle ore 15 - @theMICAM Cristina De Pin conduttrice di Tacco12!…si nasce, una produzione Libero Produzioni Televisive scritto da Marco Falorni e Andrea Frassoni, primo talent dedicato al mondo delle scarpe.

Incentrata sul tema Future Design Lifestyles per il 2015 - 2016, theMICAMsquare - grazie alla collaborazione di WGSN - propone una serie di appuntamenti in cui si illustrano gli ultimi trend in fatto di design, retail e consumatori: interverranno ospiti del mondo della moda, della calzatura e degli accessori in un fitto programma di seminari, interviste live e sessioni di sviluppo del prodotto.
Sempre martedì, dalle ore 10 alle 10.45, Trend ispirazionali e tendenze future per il 2015/2016 Jacqui Ma, Responsabile settore Calzature e Accessori (WGSN).
Dalle 14 alle 14.30 L’influenza dei trend dei consumatori sulla produzione ed il retail per il 2015/2016 Vanessa Belleau, consulente senior (WGSN Advisory Services):
Dalle 14.45 alle 15.45 Trend del mondo retail, con dettagli su alcune aree geografiche di riferimento e fidelizzazione consumatori Lorna Hall, responsabile Marketing intelligence (WGSN).
Dalle16 alle 16.45 Cosa sta accadendo nel settore del Visual Merchandising? Trend, idee innovative e best practice, con dettagli su alcune aree geografiche di riferimento Vanessa Belleau, consulente senior (WGSN Advisory Services) e Claire Dickinson, visual merchandising editor (WGSN).

Sul fronte dell’andamento del settore l’analisi di Assocalzaturifici mette in evidenza le difficoltà del settore. “Ci eravamo lasciati con una crescita della produzione pari all’1,8% in quantità del consuntivo 2013, grazie ai buoni recuperi della seconda parte dell’anno, ma ora la produzione torna in negativo e ci sono diversi segnali che suggeriscono di prepararci ad un’inversione di tendenza - afferma il presidente Cleto Sagripanti -. Segnali ancora non univoci, ma non possiamo ignorarli”. L’Ufficio Studi di Assocalzaturifici spiega nella tradizionale nota congiunturale che la produzione nel primo semestre 2014 torna a contrarsi in volume, seppure con un debole aumento in valore. Guardando alle aziende del campione intervistate nell’indagine, emerge una riduzione media dell’output pari all’1,6% in volume sui primi sei mesi 2013, che a loro volta avevano registrato valori negativi recuperati solo nel secondo semestre. Con una riduzione di questa entità le dinamiche di prezzo segnalate dalle aziende (+1,3% sul mercato interno e +3% sui mercati esteri), consentono di stimare un debole incremento della produzione in valore (+0,6%) rispetto alla prima metà dello scorso anno.

Effetto di due fattori che sono andati peggiorando negli ultimi mesi: da un lato il mercato interno, in recessione da diverse stagioni, che è ormai letteralmente evaporato, e poi i mercati esteri penalizzati da una valuta eccessivamente forte che indebolisce gli scambi. “Siamo passati dall’1,29 nel rapporto dollaro - euro del 2012 all’1,33 del 2013, per arrivare all’1,36 del 2014 e quasi certamente del 2015 – spiega Sagripanti -. Per un settore come il calzaturiero, che esporta l’85% della produzione, un incremento del cambio di oltre il 5% è una perdita di competitività non ammortizzabile con altri fattori. Non bastano i nostri processi di revisione dei modelli di business, che peraltro stanno dando i loro frutti. Dobbiamo tornare ad un cambio equo, che possiamo fissare intorno all’1,18, ovvero circa il 13% in meno rispetto ai valori attuali. Si tratta di un elemento essenziale se vogliamo garantire ad una fascia ampia di imprese del made in Italy la possibilità di continuare ad essere presenti da protagoniste sui mercati esteri: mi riferisco ad imprese che stanno puntando sulle collezioni contemporary, ovvero su un lusso accessibile che coniuga raffinatezza manifatturiera e design ad un prezzo adeguato per la classe media dei Paesi emergenti”.

La novità negativa è rappresentata però dal rallentamento sui mercati extra-UE, traino del settore negli anni recenti: le difficoltà economiche in Russia e la seria crisi con l’Ucraina hanno ridotto gli ordinativi dai mercati della Comunità Stati Indipendenti. I dati disponibili sono quelli relativi ai flussi di export dei primi quattro mesi dell’anno e vedono performance altalenanti nella UE28, che registra un calo dello 0,2% in quantità e un aumento del 4,4% in valore nell’insieme. Tengono Francia e Germania, i nostri principali mercati (+0,3% e +1,8% in volume), ma risultano in flessione i Paesi Bassi (-11,4% in quantità). Recuperano le vendite nel Regno Unito (+4,8%) mentre è molto debole la crescita in Spagna. Sette scarpe italiane su dieci vendute oltre confine sono dirette ad un membro dell’Unione, un dato che da solo dice la criticità di quest’area. Ma ciò che più preoccupano sono i trend negativi nei Paesi dell’Est Europa e della Csi, con arretramenti a doppia cifra: -16,1% complessivo in volume con la Russia che registra -15,5%, l’Ucraina -17% e il Kazakistan -14,6%. La fragilità dell’economia russa, con la svalutazione del rublo e la stagnazione del PIL, nonché l’incertezza generata dalla crisi politica con l’Ucraina, gli Stati Uniti e l’Unione Europea si sono tradotte nell’atteggiamento conservativo di molti operatori, che ha condotto a un repentino rallentamento degli ordini negli ultimi mesi 2013, sfociato in battuta d’arresto in avvio 2014.

“Siamo di fronte ad una crisi paragonabile a quella del 1997/1998. In questo caso, però, convergono numerosi fattori, ognuno dei quali finisce per contribuire a generare uno scenario negativo che difficilmente si recupererà a breve – saggiunge -. La situazione valutaria preoccupa insieme a tutti gli altri fattori politici. Soprattutto i distretti marchigiani, più esposti nei confronti di questo mercato, potrebbero subire il pieno contraccolpo della crisi nel secondo semestre. Il pessimo andamento dell’area russa non è peraltro compensato da quello, decisamente positivo, di altre aree come gli Stati Uniti, che pure recuperano interesse per le calzature italiane”. Anche il Far East, che ha evidenziato incrementi più modesti rispetto al recente passato: +9% globalmente in valore (con Cina +8,7%, Hong Kong +21,6%, Corea del Sud +20,8%) ma solo un +0,7% in volume. L’aggregato Cina - Hong Kong si è comunque confermato il nostro settimo mercato di destinazione in valore. Frena il Giappone (-1% valore e -3,5% nelle paia).

“Se le esportazioni danno segnali altalenanti, il mercato interno dà un unico segnale da diverse stagioni: crisi e contrazione della domanda che sembrano non avere momenti di arresto. La situazione ormai è insostenibile: i dati ci dicono che, dopo la frenata subìta nel 2013 (-6% in volume e -5,8% in spesa), nei primi 6 mesi 2014 gli acquisti delle famiglie sono ulteriormente scesi del 4% in quantità e addirittura del 7,2% in valore, con prezzi medi in ribasso del 3,4%. Un’inflazione negativa generata anche dal fatto che sconti/svendite/saldi mantengono un peso superiore al 50% sulle vendite complessive. Si tratta ormai di una spirale incontrollabile che finisce per auto erodere i pochi margini di guadagno che la filiera tutta riesce a strappare sul mercato interno”. Il nodo critico della situazione è quindi riuscire ad invertire la rotta con politiche mirate in grado di rilanciare occupazione e consumi e che, pur avendo un carattere generale per tutta l’economia, sappiano rispondere ai bisogni specifici dei diversi settori, i quali, come il calzaturiero, contribuiscono in modo essenziale alla bilancia dei pagamenti del Paese. Nei soli primi quattro mesi del 2014 il saldo commerciale è risultato in attivo per 1.408 milioni di euro, con un aumento del 5,1% sul corrispondente periodo 2013.

“Stiamo registrando, come già annunciato in assemblea, un dato importante di rientro della produzione in area europea. Per ora si tratta di segnali ancora deboli, ma una nostra indagine su un campione di aziende associate mostra che quasi due terzi ritengono che le aziende dovrebbero rivedere le loro strategie di delocalizzazione Extra-Ue perché i costi nascosti di questi processi (logistica, flessibilità, difficoltà di lavorare a distanza, necessità di garantire grandi volumi, diversità culturali) sono così significativi da non compensare i risparmi in termini di fattori produttivi. Lo abbiamo detto con forza: non possiamo perdere questa chance perché un settore come il nostro ha oggi l’opportunità unica di reagire con la flessibilità e la velocità di risposta che gli sono proprie alle crescenti esigenze di variabilità del mercato”.

Tra le ragioni addotte dalle imprese per il ripensamento delle strategia di delocalizzazione ci sono infatti la “necessità di grandi volumi mentre oggi il mercato cerca variabilità (67,9% delle risposte a scelta multipla), le “difficoltà culturali e nella comunicazione e i costi legati a necessità di ispezioni continue sull’andamento della produzione” (50%), nonché la “filiera di fornitura troppo rigida una volta avviata la macchina produttiva” (43,6%). Ma se da un lato le prospettive di medio termine potrebbero far pensare ad un rientro di parte della produzione, a patto che le politiche industriali nazionali ed europee agevolino tale tendenza, la situazione congiunturale di breve periodo invece continua a dare segnali negativi. Non si arresta, infatti, malgrado gli sforzi degli imprenditori, la contrazione nel numero di aziende ed occupati. Le aspettative per i prossimi mesi peraltro non sembrano indicare un’inversione di tendenza, ma anzi un peggioramento degli indicatori; e la rilevazione è stata effettuata prima che apparissero evidenti segni di rallentamento anche dell’economia statunitense, oltre al raffreddamento di quella europea.

“Dobbiamo rilanciare con forza l’occupazione nel settore favorendo l’inserimento giovanile - conclude Cleto Sagripanti - Le nostre imprese possono essere un’opportunità per chi cerca lavoro, a patto che si allevii il carico fiscale sui neo assunti e si riconosca un premio di formazione alle imprese che investono sui giovani.

Questo è il momento di far capire che il settore calzaturiero può vincere le tante sfide che ha davanti, ma ha bisogno del supporto delle istituzioni perché si crei un contesto favorevole alle imprese che vogliono e sanno cogliere le opportunità”.

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