Michele Guardì: "A San Siro ho pianto per Manzoni"

Il regista del musical I Promessi Sposi che va in scena domani sera allo stadio di Milano: "Durante le prove mi sono commosso perché realizzo un sogno a cui ho lavorato dodici anni"

Michele Guardì: "A San Siro ho pianto per Manzoni"

A ripensarci, è proprio una storia da romanzo. Un autore tv - anzi: un re degli autori tv – domani porta I Promessi sposi a San Siro realizzando un sogno durato una vita. Una trama che potrebbe essere stata scritta da De Amicis, volendo, o da Verga, visto che il sognatore è sicilianissimo con un accento ancora nerboruto. Ma anche dal Manzoni perché Michele Guardì, sì proprio il padre di tanti programmi tv, ha ancora come Renzo «la lieta baldanza di un uomo di vent’anni» nonostante lavori in Rai dal 1977 e sia nato ad Agrigento nell’estate del 1943. Ha inventato Unomattina e Domenica In, ha diretto tutte le edizioni di Telethon ma stavolta è regista e produttore di un’opera moderna che in futuro farà il giro di teatri, tv e persino scuole. «Dormo tre ore e mezzo a notte, non di più, altrimenti non riuscirei a fare tutto quello che faccio», conferma. Insomma, I Promessi Sposi andrà in scena nel più importante stadio italiano e, più ancora di Lola Ponce nel ruolo della Monaca di Monza o di Giò Di Tonno in quello di Don Rodrigo, fa notizia che sul palco ci siano un’orchestra di settantadue elementi, la Nova Amadeus, e un coro di quaranta, il Polifonico di Maria Grazia Fontana. Un evento, c’è da dirlo, unico al mondo.

Allora Guardì, com’è che un autore televisivo passa così di colpo al palcoscenico?
«Le rovescio subito la domanda».

Prego.
«Com’è che un uomo di teatro ha fatto tv per così tanti anni?».

Appunto, com’è?
«Quand’ero ragazzo facevo cabaret ad Agrigento, il nostro spettacolo si chiamava Il Punicipio perché era in un locale davanti al Municipio e noi volevamo punire l’arroganza dei potenti. Con me c’era anche Pippo Flora, che ha scritto le partiture per I Promessi Sposi: entrerà nella storia della musica».

Scusi Guardì, e la tv?
«La tv mi ha assorbito dal teatro. Nel 1977 sono stato assunto dalla Rai e il mio primo programma fu Secondo voi con Pippo Baudo. Lanciammo anche Beppe Grillo e Tullio Solenghi. Eravamo a Milano. Poi Antonello Falqui mi volle a Roma e da lì arrivarono Giochiamo al varieté, Al Paradise e via dicendo».

Bellissimo. Ma I Promessi Sposi?
«Li ho letti la prima volta a dodici anni, prendendo il libro a mio zio Rosolino. Mi colpì la capacità di Manzoni di far “vedere” le cose. Così presi pennino e inchiostro (li uso tuttora) per farne un riassunto. A me che allora parlavo solo siciliano, Manzoni ha insegnato l’italiano. Potevo andare a Lascia o raddoppia?: mi chiedi di un episodio e so dirti capitolo, pagina e riga».

Così per forza adesso li produce a San Siro.
«Sono partito senza una lira, adesso l’investimento è quasi tutto coperto. Ci voleva un produttore pazzo così mi sono guardato allo specchio e ho detto: sei tu. L’ho fatto con il cuore».

In quanto tempo?
«Pippo Flora e io abbiamo impiegato dodici anni a scriverlo durante i nostri periodi di vacanza. Abbiamo iniziato in un sottoscala e facevano ascoltare gli stralci ai nostri amici. Tra questi, anche un giovane avvocato: Angelino Alfano».

Ci sarà anche lui domani sera?
«Arriva apposta da New York. Ci saranno anche i ministri Romani e La Russa. E pure la Gelmini: il ministero dell’Istruzione ci ha appena dato il patrocinio».

Questi Promessi Sposi potrebbero servire anche a chi li ha detestati a scuola.
«Infatti, oltre ad Agrigento a fine luglio, agli Arcimboldi a dicembre e in prima serata su Raiuno il 10 settembre, li porteremo in scena anche nelle scuole. Poi Raitrade pubblicherà il cd registrato a San Siro e pure il dvd».

L’aspetta una stagione mica da ridere.
«Oltretutto il mio Mattina in famiglia passa da Raidue a Raiuno, mentre I Fatti vostri rimane su Raidue. Insomma, tante cose».

Domani inizia la prima.
«L’altro giorno ho ascoltato le prove a San Siro. Abbiamo la stessa amplificazione dei suoni che qui ha avuto Madonna. Quando ho sentito le musiche di Pippo Flora mi sono venute le lacrime dall’emozione. E non sono conosciuto per essere un uomo tenero».

Tra l’altro, ci sono parti strumentali di altissimo livello.
«Alcuni interventi al piano sono di Sergio Cammariere, le chitarre sono di Michele Ascolese, uno dei migliori in circolazione».

Dica la verità: da grande le piacerebbe fare soltanto il produttore?
«Dico la verità: sì. Mi piace fare i conti e realizzare un progetto. Forse è una questione di famiglia: mio nonno fu il primo a impiantare una fabbrica di dolci in Sicilia».

Magari anche lui sapeva fiutare il talento.
«Andò a Torino per assumere un pasticciere e lo trovò: si chiamava Ferrero. Le dice qualcosa questo nome?».

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