Migliaia per il saluto ai caduti di Kabul Oggi funerali di Stato e lutto nazionale

Ieri il C-130 ha riportato in Italia le salme dei sei parà uccisi (<strong><a href="/fotogallery.pic1?ID=1435" target="_blank">LE IMMAGINI</a></strong> - <strong><a href="/video.pic1?ID=rientro_salme" target="_blank">IL VIDEO</a></strong>). L'autopsia: morti per l'esplosione. Poi, fino a sera, oltre 10mila persone in fila al Celio per la camera ardente. Oggi alle 11 le esequie solenni nella basilica di San Paolo fuori le mura: saranno presenti anche i 4 feriti nell'attacco

Roma - Un ultimo saluto commosso. Quello della gente. Sono oltre diecimila le persone che ieri pomeriggio si sono recate all’ospedale militare del Celio per rendere omaggio ai sei militari italiani morti a Kabul. La stima, fatta dallo Stato maggiore della difesa, è stata possibile grazie alle firme poste dai visitatori sui libri posti all’ingresso della camera ardente. E a tarda sera erano ancora molte le persone in fila che attendevano di entrare per dire una preghiera. Nel corso del pomeriggio sono state distribuite, dalla Protezione Civile del Comune di Roma, bottigliette d’acqua e accompagnate le persone anziane o con handicap che avevano difficoltà ad aspettare.

Oggi funerali e lutto Oggi è giorno di lutto nazionale, bandiere a mezz’asta, serrande abbassate, luci spente. Il Comune ha disposto la distribuzione di 2500 bandiere tricolore che accompagneranno le bare dal Celio alla Basilica di San Paolo fuori le mura, dove alle 11 saranno celebrati i funerali solenni presieduti dall’ordinario militare, monsignor Vincenzo Pelvi. Alle esequie solenni forse oggi ci saranno anche i quattro militari rimasti feriti nell’attacco: il primo maresciallo dell’Aeronautica Felice Calandriello, i primi caporalmaggiori della Folgore Rocco Leo, Sergio Agostinelli e Ferdinando Buono. Sono arrivati all’1.32 di sabato notte all’aeroporto "Leonardo da Vinci" di Fiumicino, con un volo dell’Alitalia da Abu Dhabi-Larnaca. E sono stati trasportati all’ospedale militare del Celio, a Roma. Tutti hanno un disturbo di stress post traumatico ma loro condizioni sono sostanzialmente buone.

Il rientro delle salme I feretri dei sei parà, avvolti nel tricolore, sono stati sbarcati dal C-130 e sulla pista dell’aeroporto di Ciampino sono stati resi loro gli onori militari. L'aereo che ha trasportato in Italia i feretri dei militari - il capitano Antonio Fortunato, il sergente maggiore Roberto Valente, il caporal maggiore capo Massimiliano Randino e i caporal maggiori scelti Davide Ricchiuto, Giandomenico Pistonani e Matteo Mureddu - era decollato ieri pomeriggio dalla capitale afgana. Sulla pista dell'aeroporto romano le alte cariche dello Stato: il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il presidente del Senato, Renato Schifani, il presidente della Camera, Gianfranco Fini. Presente anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, accompagnato dai vertici militari.

La cerimonia All’interno del C-130 dell’Aeronautica sono entrati i paracadutisti che, a spalla, hanno trasportato le sei bare fino ai carri funebri, parcheggiati in un angolo della pista. I feretri passano davanti ad un picchetto della Folgore e ad una formazione interforze di cui fanno parte militari di tutte le Forze armate, crocerossine, appartenenti alle forze di polizia. Sul lato opposto i parenti, le autorità - con in testa il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - e i vertici militari. Presenti anche due alti ufficiali afgani, frequentatori di corsi in Italia. Il presidente Napolitano ha reso omaggio alle salme dei sei parà. Su ciascuna bara il presidente ha poggiato la mano destra, inchinandosi. Quindi è rimasto ancora in silenzio davanti ai feretri avvolti nel tricolore. Poi l’ordinario militare per l’Italia, monsignor Vincenzo Pelvi, ha benedetto le salme: questo il primo atto delle breve cerimonia che è in corso a Ciampino. Dopo l’omaggio del capo dello Stato, è stato intonato il Silenzio e il picchetto schierato a Ciampino ha reso onore ai caduti.

I commilitoni Folta la rappresentanza dei berretti amaranto della Folgore. Tra di loro, il sergente maggiore Gianluca Spina, tornato solo una settimana fa da Kabul. "Io - racconta Spina - ero molto amico del capitano Antonio Fortunato. Lui è un eroe, morto per la Patria, ha dato la vita per qualcosa in cui credeva, è morto per tutti gli italiani". Ora, aggiunge, "andremo avanti nel nostro lavoro con ancora maggiore convinzione, per rendere onore al suo ricordo". All’aeroporto era presente anche il tenente della Folgore, Stefano Cozzella. "Provo - spiega - angoscia e dolore vedendo le famiglie distrutte per la perdita dei loro cari, ma anche rabbia per quello che è successo. Col capitano Fortunato - aggiunge - siamo stati insieme in missione in Bosnia, in Kosovo, in Albania, abbiamo condiviso tante cose e sapere che ora non c’è più mi rattrista moltissimo".

Il basco del figlio Tra i parenti dei sei paracadutisti c’è anche Simone Francesco, di due anni - figlio del sergente maggiore Roberto Valente - in braccio alla madre e con il testa il basco amaranto della Folgore. All’aeroporto militare di Ciampino sono numerosi i familiari delle vittime che attendevano i feretri.

L'autopsia Morte per trauma da esplosione. È quanto accertato dai medici legali che hanno sottoposto a un esame esterno le salme dei sei parà della Folgore. L’accertamento autoptico è stato eseguito nell’Istituto di medicina legale La Sapienza dal direttore dell’Istituto Giancarlo Arbarello e dal professor Ozrem Carella Prada. Gli esperti hanno anche prelevato alcuni frammenti metallici dai cadaveri che saranno sottoposti ad accertamenti. I risultati sono stati comunicati al procuratore aggiunto Pietro Saviotti e al sostituto Giancarlo Amato, titolari del fascicolo aperto per strage con finalità di terrorismo.