Milan, Berlusconi: "Alla fine sarà Kakà a decidere"

"Gli parlerò, ma di fronte a certe offerte è il giocatore a
scegliere... Andò così anche con Sheva a cui ero molto legato". E
Galliani: "Comunque vada il Milan non smobilita, arriverà un campione.
Pato, Pirlo e Seedorf non si toccano"

Milano - Gli spagnoli un po' frenano e un po' festeggiano, i milanisti sono in lutto, lutto stretto. «Pronta la casacca blanca numero 5 per Kakà» l'ultima anticipazione sul fronte madridista: 5 come quella indossata da Zidane ceduto dalla Juve alcuni anni prima al Real di Florentino Perez per la stessa cifra più o meno, 140 miliardi delle vecchie lire, oggi 70 milioni di euro. Scontata l'analogia tra le due simboliche operazioni di mercato madridista. Respinto invece l'assalto dei fotografi spagnoli al raduno della Seleçao: volevano immortalare Kakà vestito di bianco. «Non se ne parla nemmeno» la risposta del portavoce brasiliano.

Kakà da settimane ha deciso di uscire dal negoziato e di mettersi alla finestra ad aspettare. Per lui è tutto pronto: contratto di 5 anni, ritoccato lo stipendio riscosso dal Milan, in più il 50% dello sfruttamento dell'immagine da dividere col club spagnolo. Non potrà firmarlo ufficialmente prima della conclusione del raduno oroverde: bisogna aspettare prima di far festa a Madrid. «Ancora non c’è nessuna decisione, lunedì incontrerò Kakà e poi vi dirò», l’annuncio di Silvio Berlusconi, intervenuto a «Porta a Porta», prima di ricordare che «a decidere il loro futuro sono sempre i ragazzi che devono scegliere come proseguire la carriera per mettere da parte il loro patrimonio. Se vi ricordate anche con Shevchenko avevo un buonissimo rapporto. Quando però è arrivata quell’offerta che non potevamo uguagliare, ho fatto ciò che ho potuto, ma alla fine ha deciso lui».

In casa Milan, poi, un sostituto ideale ci sarebbe. «Noi abbiamo già Ronaldinho che quest’anno ha giocato poco e poi registi come Pirlo e Seedorf.Iosperavo in un ritorno di Gourcuff che però ha preferito restare in Francia» la chiosa del numero uno rossonero, che ridisegna così il suo ruolo in via Turati: «Non sono più il presidente ma qualcosa di più di un tifoso perché, quando la società fa debiti, sono quello che se ne occupa». Quanto alle voci su Pato al Chelsea è categorico: «Assolutamente no».

Il Milan è andata in onda una giornata di silenzio irreale e irrituale. Il sitoha semplicemente ignorato la vicenda, in altri tempi sarebbero partite raffiche al cianuro: lasciata, in questo caso, al club la responsabilità, morale e materiale, dell'imbarazzato riserbo. Mauro Suma, su «Milan-channel», ha invece affrontato lo spinoso argomento nella posta riservata agli abbonati che lo hanno inondato di e- mail, proteste, minacce, promesse di uno sciopero del tifo da realizzare nella prossima campagna abbonamenti. Sotto la sede, nel pomeriggio, il primo raduno degli ultrà, una mezz’ora di cori e proteste. Non sarà certo l'ultimo.

Al ritorno da Madrid, Adriano Galliani ha tenuto un summit con i suoi collaboratori, ha informato dell'esito della missione il presidente Silvio Berlusconi e parlato con Leonardo. A tutti ha ripetuto un monito che è una specie di linea del Piave rossonero: «Il Milan non smobilita». Dichiarazione giustificata dall'attuale stato dell'arte: «È uscito dai ranghi Paolo Maldini, per limiti di età, a 41 anni, ed è entrato il giovanissimo Thiago Silva, un difensore fortemente voluto dal nuovo allenatore» la spiegazione didascalica di Galliani nel suo ufficio di viaTurati trasformato in una sorta di bunker. In strada, troupe televisive evitate, curiosi, e in serata anche alcune frange del tifo milanista disperato dopo gli annunci da Madrid. «Il Milan non smobilita» non è soltanto uno slogan. «Dovesse andar via Kakà verrebbe rimpiazzato da un altro campione» la garanzia passata da Galliani a Leonardo e ai tifosi in tumulto.

Significa che dietro l'operazione Kakà, concordata ma non ancora conclusa, «niente è stato firmato» le parole di Galliani, c'è un piano molto preciso e impegnativo. Che si può leggere in due modi: da un lato la ricerca di uncolpo, magari Adebayor già inseguito l'anno prima, dall' altro la smentita solenne a tutte le altre voci provenienti da Londra. «Pato, Pirlo e Seedorf non sono in vendita» ha dettato il vice-Berlusconi a un paio di agenti Fifa che avevano già richiesto un colloquio a Milano per discutere del giovanissimo Papero. Si vende un pezzo pregiato, uno solo, e si conserva il resto dell'argenteria. Carlo Ancelotti è stato il primo a intuirlo: in un colloquio con Arnesen ha illustrato la strategia del Milan, nota da settimane, «se parte Kakà, gli altri big restano».

L'aspetto clamoroso della vicenda Kakà è un altro.Questa volta, neanche l'effetto-elezioni ha frenato l'operazione che a gennaio venne cestinata per il dilettantismo del Manchester City e per il dietrofront ordinato da Silvio Berlusconi. «Il treno era lanciatissimo, impossibile frenarlo» la spiegazione fornita da Galliani ai suoi. Era partito martedì mattina per Madrid con la scusa di partecipare all' insediamento di Florentino Perez, «unico dirigente del calcio italiano» senza comunicarlo: solo Leonardo, partito per una mini-vacanza in Sardegna, oltre che il fido Bronzetti, sapeva. «Non si possono buttare via 160 milioni di euro» è il calcolo fatto dai contabili di via Turati, condiviso dai manager Fininvest, i maggiori interessati all'operazione: ai 75 milioni di euro del cartellino infatti bisognerà aggiungere il risparmio procurato dal mancato stipendio da versare alla famiglia Kakà, 10 milioni di euro netti all'anno, 20 per il bilanciorossonero, altri 80 milioni complessivi risparmiati. «Se non si affronta il nodo del diverso regime fiscale, saranno dolori» è la chiosa finale di Galliani. Che si è poi messo davanti alla tv ad ascoltare Berlusconi a «Porta a porta».

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