Milanese, la furia delle opposizioni Vendola: governo come Gheddafi

Dopo che il Parlamento ha respinto la richiesta di arresto per Milanese, il trio Bersani-Vendola-Di Pietro si è scatenato invocando le dimissioni del Cav e del governo. Vendola: "La classe politica dà un’immagine particolarmente
sconcertante e scandalosa, comportandosi con lo stile di Gheddafi". Di Pietro: "Comportamento criminale e paramafioso"

Uno per tutti, tutti per uno. Dopo che la Camera ha respinto la richiesta di arresto per Milanese, il trio Bersani-Di Pietro-Vendola si è unito al coro di "Berlusconi dimettiti". E' il solito copione, il consueto disco rotto che ogni giorno, ormai da tempo, continua a risuonare senza accennare a fermarsi. Si parte da Bersani. Il leader del Pd ha infatto tuonato contro il premier: "Dobbiamo mandare a casa Berlusconi e ricostruire una democrazia normale. L’uomo dei miracoli non esiste". E come se non bastasse ha annunciato l'ennesima manifestazione per il 5 novembre. "Noi andiamo a Roma e lo slogan sarà "In nome del popolo italiano". La gente venga a Roma, per favore, in nome del popolo italiano", ha invitato il segretario democrat.

Vendola non è da meno. "Oggi il Parlamento ha scritto una brutta pagina e soprattutto ha fatto risaltare l’idea che la giustizia non sia uguale per tutti", ha dichiarato il leader di Sinistra Ecologia e Libertà aggiungendo: "L’Italia è un Paese incredibile e, infatti, è ormai un Paese non più creduto. Da un lato c’è l’Italia che brucia, dall’altro c’è un’Italia che brinda per i propri privilegi chiusa dentro il Palazzo. La classe politica dà un’immagine particolarmente sconcertante e scandalosa, comportandosi con lo stile di Gheddafi: abbassa la saracinesca, chiude porte e finestre, non sente la rabbia e il dissenso che montano nel Paese, anzi rivendicando come proprio codice d’onore l’impunità e considerando come un reato il legittimo esercizio del controllo di legalità da parte delle autorità preposte. E tutto questo avviene mentre il Paese si sta squagliando, mentre interi ceti sociali stanno precipitando da una condizione di relativo benessere ad una condizione di povertà". Chissà come mai però lo stesso leader di Sel non espresse le stesse parole quando venne salvato il senatore Tedesco. Ma questa è un'altra storia.

Ma l'invettiva e le parole di Di Pietro sono qualche spanna sopra gli altri. Il leader Idv, non pago delle dichiarazioni di ieri ("Meglio che il governo si dimetta prima che ci scappi il morto") è tornato a utilizzare termini forti. "Il voto di scambio per salvare il governo e salvare uno della casta. Credo che questo si possa chiamare in un solo modo: comportamento criminale. Questo Parlamento, con atteggiamento malavitoso, ha posto in essere un voto di scambio, come si fa nelle associazioni criminali, impedendo ai magistrati di svolgere le loro azioni giudiziarie e ciò al fine di salvaguardare la permanenza del governo".

E poi Di Pietro ha fatto un parallelo col passato. "Questo Parlamento si trova nella stessa condizione in cui si trovò nel 1993 quando non ha dato l’autorizzazione a procedere contro Craxi. Qui dentro, tutti si misero a battere le mani mentre fuori, nel Paese reale, ci fu la rivolta sociale. La colpa, allora come ora, non è di chi lancia le monetine, né di chi come me avverte che può scapparci una rivolta violenta, ma di chi la provoca ai danni del Paese". Secondo Di Pietro la frattura tra il Parlamento e il paese reale è stata realizzata "con un voto di scambio di tipico atteggiamento paramafioso". E a proposito del '93, manifestanti del popolo Viola in piazza Montecitorio alla notizia del "no" deciso dal Parlamento per l’arresto di Marco Milanese hanno lanciato monetine da 5 centesimi e scandito un coro di "Vegogna, vergogna". 

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