Milano capitale della gola non ricicla il regalo enogastronomico

Natale è il momento perfetto per liberarsi di quanto abbiamo in casa e non ci piace. Attenti alle vendette dei portinai e ai maestri francesi che oggi sposano le loro bollicine ai nostri piatti

Milano capitale della gola non ricicla il regalo enogastronomico

Non si scappa: non si ricicla tanta fuffa come a Natale. E non è affatto detto che quello che per noi è una cosa poco gradevole e scarsamente appetibile, non sia gradita a tizio o a caio. In fondo c’è chi trova splendidi i cristalli boemi in qualsiasi forma piuttosto che i vetri soffiati di Murano e chi indossa cravatte dai colori e dalle forme improbabili, perché non far loro un grande favore con un dono che sembra pensato apposta per loro? Bisogna essere corretti con il proprio portinaio. Ogni portinaio che si rispetti, sa che è il destinatario principe del panettone da due euro e del prosecco che ha preso la botta di calore e noi che abitiamo il palazzo, a nostra volta dovremmo ricordarci che il custode ci ringrazierà pure ma se non uniamo al pensiero da niente almeno un biglietto da 50 euro, avrà 364 giorni a disposizione prima che torni natale per vendicarsi con la posta e i pacchi in arrivo. Ricicliamo quindi con chi ci sta sugli zebedei ma che non possiamo ignorare per un motivo importante al punto da obbligarci a ricordarci di lui. Ovviamente stando attenti a fare bella (e in fondo gratuita) figura. E per noi e i nostri cari teniamoci il meglio. Non manca il sondaggio di fine anno a darci ragione in una Milano tutta presa dalla febbre dei regali: il pensiero enogastronomico, che lo si mangi o lo si beva non importa, è eternamente gradito e il meno ricacciato. Deve proprio essere una ciofeca che ci si vergogna a portarla in tavola. Un’inchiesta della Demos & Pi per la Coop ha rimarcato come un cesto dono metta sempre allegria, soprattutto- sarebbe la tendenza di questo fine anno – se piena di prodotti del territorio, squisitezze che siano della zona dove vivono chi dona e chi riceve, nulla di esotico e di lontano. E una diversa indagine, questa volta della Coldiretti – Swg, rivela come la crisi economica non sta frenando l’acquisto di straordinaria qualità, quei prodotti di alta fascia davanti ai quali uno si ferma sempre un po’ a pensare se davvero meritano la spesa. Sono sempre una minoranza assoluta coloro che possono comperare Petrus o Krug, caviale o aragoste in gelatina senza fare caso al loro costo. Eppure adesso si registra un +8% alla voce spesa Dop e addirittura del +23% a quella cibi biologici che però interessano una fascia poco estesa della popolazione, più o meno il 16% contro, ad esempio, il 28% che cercano le bontà con i vari marchi di qualità comunitari. E quanti tappi di bollicine stanno per saltare, Champagne e Metodo Classico, Prosecco e Asti, qualcosa come 800 milioni di euro di spesa per tutto quello che frizza, qualcosa come 110, forse 112 milioni di bottiglie che stanno per essere scolate delle quali poco più del 10% di prodotto francese o spagnolo, il Cava. Però fa piacere sapere che il nostro spumante di qualità è sempre più gradito in Russia e Brasile ma anche Paesi che non ti aspetti come Georgia, Lettonia, Estonia, Israele.

Milano si prepara con anticipazione da favola, come ieri sera, giovedì, quando le bollicine Perrier-Jouet hanno sposato le magie dello chef Massimo Bottura, in trasferta vicino Largo Augusto da Modena. Milano come capitale della qualità gastronomica, in grado di stregare anche i maestri francesi.

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