Milano, una città tra le righe

T ra poco, in riva al mare a contemplare il sole che scompare o in un rifugio di montagna a prendere il fresco. Tra poco, perché siete appena tornati in città, ma state ben chiusi in casa con le persiane abbassate o in ufficio, con l'aria condizionata sempre accesa. Tra poco, sarà il momento: di aprirvi un libro su Milano. Perché d'estate un po' Milano vi manca, anche se non siete mai partiti. Vi mancano le strade del centro che sapete a memoria, le vetrine illuminate al tramonto e persino il traffico. Terribile la crisi d'astinenza da atmosfera metropolitana, quell'elemento peculiare che dà assuefazione a chi vive in città tanto che d'estate diventa esotico. Ecco perché abbiamo scelto una serie di letture su Milano, noir, romantiche o che fanno discutere.
STORIE D’AMORE
Mica soltanto a Londra o nei quartieri più esclusivi di New York, anche a Milano esistono luoghi da favola, piccoli come scrigni, pieni fino a scoppiare dei segreti del cuore. È il caso della libreria Sogni e Bisogni, gestita dalla cinquantenne Emma - sì, proprio come Madame Bovary - protagonista di «Noi due come un romanzo», di Paola Calvetti (Mondadori). Un epistolario rigorosamente su carta e posta tradizionale, una serie di evocazioni degli anni Settanta tra il poetico e il canzonettistico, un amore idealizzato come nella migliore tradizione del romanticismo citazionista: perfetto per chi ha nel cuore una Milano in rosa confetto. Meno languido, ma sempre tradizionale l'ultimo romanzo di Sveva Casati Modignani, «Il gioco delle verità» (Sperling&Kupfer), per puro caso anche qui la protagonista è una libraia, stavolta però in piena crisi esistenziale. Non ci crederete, ma a suo modo è un romanzo «d'impegno»: ci sono gli anni della contestazione, il femminismo, cinquant'anni di città che passa dalle «comuni» hippie al rampantismo. Non è un romanzo, ma ha un alto tasso di narrazione in cui memoria ed emozione se la giocano da professioniste anche "Milano nella testa e nel cuore", di Veronica Grimaldi (Cairo). 26 interviste ad altrettanti protagonisti della cronaca, della cultura e del costume della città, citiamo a caso Mike Bongiorno e Philippe Daverio, Caterina Caselli e Francesco Alberoni, in cui Milano diventa luogo dell'anima, evocata da luoghi e nomi come fossero biscottini proustiani, nel bene e nel male: il Piccolo, La Scala, il Derby, Piazza Fontana, Mani Pulite...
ANTICONFORMISTI
Qualche titolo dedicato ai detrattori e agli estimatori, perché gli uni e gli altri possano comunicare per migliorare, per costruire e per passare qualche pomeriggio sotto l'ombrellone anche a discutere di quel che Milano è diventata e potrebbe diventare. Ci hanno scritto su Marco Alfieri, nell'inchiesta «La peste di Milano» (Feltrinelli), che sostiene la tesi secondo cui la città non ha mai saputo risollevarsi da Tangentopoli, e Corrado Stajano nel saggio narrativo «La città degli untori» (Garzanti), che addirittura trasforma la contemporaneità in una peste che corrode la metropoli: la città ne esce a pezzi, soffocata da un pessimismo ingombrante, condannata ad una immorale cupezza. Ci va giù pesante anche Giorgio Bisi in «Non sfidarmi» (Baku): responsabile per anni dell'immagine di un grande marchio di moda del quadrilatero, Bisi scrive un noir-pamphlet in cui sconfessa stilisti e sistema del lusso come killer di valori. Con lo sguardo, però, cinico e distaccato di chi sa come gira il mondo dei party esclusivi.
DI QUARTIERE
Chi non ha detto la sua durante un happy hour o una pausa caffé sulla «città che sale» alzi la mano. Uno sguardo critico in più sulle architetture in fieri e sui sobborghi che ci circondano da decenni lo fornisce «Metropoli per principianti» di Gianni Biondillo (Guanda). Non parla solo di Milano, ma soprattutto, in quanto metropoli italiana per antonomasia. L'autore è un architetto e dunque contestualizza e spara a zero: costruire sarà anche necessario, ma vediamo come e perché. Una ricognizione rapida e scorrevole sullo stato dell'arte, comprensiva di spaccato autobiografico di vita familiare nel quartiere di Quarto Oggiaro. Ha fatto tendenza anche Duchesne, pseudonimo dell'autore di «Studio illegale» (romanzo di Marsilio e anche blog cult da 1500 contatti al giorno), che si è rivelato in primavera come l'avvocato Federico Baccomo. Narrato dal protagonista «gola profonda» trentenne Andrea Campi, tutto il cinismo degli avvocati metropolitani, che si amano e soprattutto si odiano. La guida quasi indispensabile alla Milano di sempre l'ha invece compilata dalla sarda Micol Beltramini, piccolo «caso editoriale» - più o meno 30mila copie vendute - dell'ultimo anno: «101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita» (Newton Compton) va letto, conservato e consultato ogni tanto, per vedere che cosa ci siamo persi di Milano. .
BRIGANTI
E tuffiamoci, in questo passato. Non è mica così noioso come sembra. Ad esempio Gabriele Prinelli, 36enne, diplomato al conservatorio, laureato in musicologia e di professione bibliotecario, rende intrigante persino al periferia milanese ottocentesca ne «La mano dell'organista-Melegnano 1817» (Frilli). Picaresco, con forti incursioni nel dialetto, mosso da meritorio intento di valorizzazione locale, racconta vite anonime come si faceva una volta nei romanzi minori d'impianto classico: il locandiere, il marchese, il Malalingua: gente comune, assillata dai briganti invece che dal traffico. Hans Tuzzi invece, pseudonimo di Adriano Bon bibliofilo e docente universitario, ne La morte segue i magi (Bollati Boringhieri), ci porta indietro di un quarto di secolo per l'ambientazione e di qualche altro centinaio d'anni per il caso, relativo a un falso di Rembrandt, di cui si occupa il commissario Melis, in una Milano «livida e barocca», intrisa d'una cultura filotedesca. Del tutto fuori moda, poi, e dunque perfetto per chi ama il «passato», il tema scelto da Silvia Giacomoni per i suoi «Quattro ritratti stravaganti» (Guanda): Alessandro Manzoni scavalca le insopportabili ore scolastiche e si racconta aristocratico, illuminista, messo alla prova da Satana, intellettuale.
GIALLI E THRILLER
Chiudiamo con il giallo, o noir, o thriller che dir si voglia. Brividi alla milanese per tre autori scelti tra diecine di emuli o meno dei più noti Olivieri, Colaprico, Pinketts. Matteo Di Giulio e la sua «Milano d'acqua e di sabbia» (Frilli): esordiente milanese doc, inventa la figura dell'ispettore Gianluca Fedeli, dai «modi bruschi e il sangue caldo», che si aggira per indagini nella Milano dei salotti buoni, intrecciando criminalità organizzata e divani di lusso. Massimo Cassani che racconta in «Sottotraccia» (Sironi) le meditabonde riflessioni del commissario Sandro Micuzzi sulla sparizione di un noto scrittore sudamericano dalla sua villa di San Siro, l'«imboscata» di cui è vittima dalle parti del Ponte dell'Ortica e il trasferimento in un commissariato di Città Studi. Il seriale Paolo Roversi, con «Gli agenti segreti non piangono» (Mursia) l'ultima avventura del giornalista milanese Enrico Radeschi a bordo del vespino 50 coinvolto in indagini risolte grazie all'aiuto di due dodicenni.

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