«Milano morta? No, è fantastica Ma ora si svegli»

A Milano l’ultima apparizione ufficiale, Renzo Rosso l’aveva fatta un anno fa per l’apertura del mega store Diesel di piazza San Babila. Ieri il fondatore della Diesel era seduto il prima fila nel parterre della sfilata di Dsquared2 (la griffe non a caso è prodotta e distribuita dalla Staff International, azienda che fa capo alla holding presieduta da Mr Rosso, la Only the Brave: un colosso che «sforna» marchi come Vivienne Westwood, Martin Margiela, Victor&Rolf, Sofia Kokosalaki). Incontriamo il re dei jeans nel backstage della sfilata alla scuola militare Teuliè di corso Italia. È appena finito il defilé-spettacolo di Dsquadred2, che ha visto il giovanissimo cantante dei Tokio Hotel, Bill Kaulitz, vestito da angelo nero uscire da un ascensore-gabbia ispirato al «Rocky Horror Picture Show» e gli stilisti Dean e Dan Caten «scortarlo» in passerella con tanto di camici verdi insanguinati. «Hanno osato molto ma senza esagerazioni e senza ostentazioni, anzi con molto buon gusto», commenta divertito l’imprenditore padovano, a Milano amato soprattutto per il suo Diesel Planet (1.500 metri quadri e fino a 200 euro di incassi al minuto), ma anche per iniziative come il Diesel Wall, il grande muro alle Colonne di San Lorenzo aperto ai giovani talenti dell’arte contemporanea (iniziativa poi portata in città come Barcellona, Zurigo e New York). E apprezzato in tutto il mondo non solo per i suoi jeans e il suo fiuto per gli affari, ma anche per un'inarrestabile attività di talent-scout.
Renzo Rosso, come ha trovato Milano in questi giorni?
«Milano mi piace, è fantastica. E non è vero che quando chiudono i negozi è morta!».
Quindi la Milano "by night" non è così male in fondo…
«No, però è un po’ troppo borghese… bisognerebbe creare un po’ più di vita, vedere gente diversa da quella che si incontra di solito nei locali: gente più creativa, meno formale».
E la Milano della moda, dell’arte e della creatività in generale come la vede?
«A Milano si possono fare tante cose, ma bisogna soprattutto creare delle occasioni per i giovani creativi e per i nuovi talenti. E bisogna continuare a smuovere le cose, altrimenti la città invecchia. Insomma, bisogna farla diventare una città più fresca, più giovane, più moderna: adesso è già un po’ troppo vecchia».
Cosa la rende vecchia?
«La Milano della moda è affossata dalla “non innovazione”, dal fatto che si continui a puntare i riflettori e a dare troppa importanza ai grossi marchi istituzionali. Il centro, ma non solo, è colonizzato dalle grandi griffe di moda che sono poco innovative e hanno troppa egemonia».
Da chi dovremmo prendere esempio?
«New York sta facendo meglio di Milano e la supera ampiamente: quanto a innovazione, loro sono più bravi perché riescono a puntare sui nomi nuovi e a farli crescere».
Come possiamo raggiungere New York?
«Bisogna insistere sui giovani, far emergere di più i creativi, sennò Milano muore!».
Voi percorrete da tempo questa strada, e continuate a sfornare talenti. In Diesel ad esempio ci sono molte novità…
«Abbiamo appena scelto un nuovo direttore artistico (Bruno Collin, fondatore ed editore di “Wad”, magazine francese di tendenza ndr) proprio per creare un nuovo team di creativi dentro e fuori l'azienda: sarà l'inizio di una nuova rivoluzione creativa del marchio".
Come si fa ad essere sempre così innovativi?
«Bisogna avere tante idee e sostenere gli artisti emergenti! E poi bisogna capire una volta per tutte che i giovani del lusso se ne fregano. Se il settore della moda continua a insistere solo sul lusso finirà per perdere del 20, del 30, anche del 40 per cento».
Voi invece continuate a pensare i vostri prodotti proprio per i giovani…
«Noi con i nostri marchi (a parte i brand che fanno capo alla Only the Brave, la Diesel produce varie linee di jeans, la linea Black Gold, mobili, lampade e biancheria per la casa, profumi, caschi, un’etichetta di olio e vini, e possiede un mega hotel a Miami, ndr) rappresentiamo i giovani. Tutte le nostre linee di moda e di lifestyle sono pensate per loro, e loro apprezzano».
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