Giulio Gallera, ex assessore regionale al Welfare e presidente della Commissione speciale Pnrr, un "colonnello" di Forza Italia dalla prima ora. É scattata la "rivoluzione azzurra"?
"Questa scossa che sta scattando dentro Forza Italia è positiva. Il segretario nazionale Antonio Tajani ha rappresentato e rappresenta una figura di riferimento che piace molto alla base e all'elettorato, esprime un'immagine di pacatezza e solidità, ma c'è bisogno di avere un partito molto più netto su alcune battaglie".
Ad esempio?
"Io da liberale doc ho vissuto in solitudine la battaglia sulle carriere alias, o quella sul fine vita, sono stato l'unico che si è espresso a favore di una legge regionale. Sul tema dei diritti civili vedo che c'è un cambio di passo ed è bene che sia così. Come in economia è giusto dare più spazio ai privati, sulla sanità viene spesso messo in discussione il tentativo di mettere alcuni ospedali sotto il cappello del governo, sui fondi di coesione ci vuole autonomia. Se il partito oggi, con il cambio dei capigruppo a livello nazionale, prende questa via è assolutamente positivo".
Il congresso regionale in Lombardia, come altri, sembra destinato a slittare. Cosa ne pensa?
"Non è il momento adesso di fare i congressi regionali. Condivido l'idea di rallentare, che mi pare venga portata avanti da Marina Berlusconi. A livello nazionale la figura di Tajani è indiscussa e riconosciuta da tutti. A livello regionale si devono creare i presupposti per un partito che abbia radici solide, o la pianta cresce male. Sono sempre stato un difensore della democrazia interna ma si sono fatti congressi a livello locale che in molti casi poi non hanno portato a un coinvolgimento vero della parte che aveva perso. Chi ha vinto perchè è stato più bravo ad aggregare consensi ha gestito con una visione padronale, senza spazi di coinvolgimento nelle liste o nei dipartimenti per le minoranze, e così non funziona. Il congresso regionale deve essere la conclusione di un processo veramente democratico, o Fi diventa il partito di chi ha vinto e non di tutti".
Sul candidato sindaco a Milano invece non sarebbe ora di accelerare?
"Ecco, oggi piuttosto che concentrarci sui congressi locali abbiamo altre priorità. La prima, far pesare di più il partito in Regione. Dal voto del 2023 ad oggi siamo passati da sei a undici consiglieri. Forza Italia deve ottenere gli spazi che le competono. E abbiamo a maggio una tornata di elezioni Comunali con città importanti al voto anche nella provincia di Milano, da Segrate a Vigevano. Dopo il risultato del referendum sulla giustizia sarebbe importante vincere e riaffermare un centrodestra vincente, in tutta la Lombardia".
Ma tornando al tema Milano?
"Io penso che il nostro partito debba chiarire in maniera forte che l'indicazione del nome spetta a Forza Italia. In Veneto è stato candidato e ha vinto un governatore, Alberto Stefani, che era chiara espressione della Lega. Per le prossime Regionali in Lombardia FdI vuole un politico di riferimento. Abbiamo tutto il diritto di dire che il candidato sindaco a Milano deve essere scelto da Fi, credo che il partito lo debba proporre in maniera forte agli alleati e poi si debba aprire un dibattito su come costruire la campagna e scegliere la figura adatta, pensando che è una partita che si può vincere. Dobbiamo essere autorevoli e pretendere di guidare la partita per Milano".
Meglio un civico o un politico? Finora il partito, a partire dal coordinatore regionale Alessandro Sorte, ha spinto sulla prima ipotesi.
"Ma non si è ancora aperta una riflessione dentro al partito sul profilo che ha le caratteristiche migliori per vincere, la discussione civico-politico non è stata mai affrontata a livello di vertici".
Personalmente allora, quale profilo vedrebbe meglio per riconquistare Milano nel 2027?
"Personalmente penso che una figura politica in questo momento sarebbe più efficace, ma la riflessione va portata ai massimi livelli".
Qualche esponente di Fi ha contestato l'evento "Senza paura" promosso dai Patrioti europei e dalla Lega sabato prossimo in piazza Duomo. Cosa ne pensa?
"Ci sono varie
sensibilità ma in un Paese liberale ognuno può organizzare gli eventi che vuole e non mi metterei a criticarli. Secondo me è sbagliato mettersi in contrasto, caratterizzarsi criticando alleati che fanno queste manifestazioni".