Le Olimpiadi di Milano-Cortina sono sulla porta e il presidente del Coni Lombardia, Marco Riva, si prepara a fare gli onori di casa.
Tutto pronto? Manca o è mancato qualcosa, soprattutto a livello di coinvolgimento della città?
"Il percorso, al netto di qualche criticità che è stata affrontata, procede in modo serio e responsabile. È comprensibile che, in una città come Milano, si possa avvertire l'esigenza di rendere la fase di avvicinamento ai Giochi ancora più visibile e partecipata".
E quindi?
"In questa prospettiva, forse un coinvolgimento sempre più ampio del tessuto sportivo territoriale avrebbe potuto contribuire a rafforzare la percezione dei Giochi come un percorso condiviso che cresce dal basso e accompagna le comunità verso l'evento".
Presto per vedere i primi benefici dei Giochi?
"In parte già ci sono: penso ai progetti che intrecciano sport e cultura nelle scuole e nelle società sportive, ai percorsi educativi, alla formazione di tecnici e dirigenti, alla crescente attenzione verso valori fondamentali come il rispetto, l'inclusione e la partecipazione".
Da un punto di vista agonistico, quanto inciderà la Lombardia sul medagliere azzurro di Milano-Cortina?
"La Lombardia arriva a Milano-Cortina con una storia che pesa: anche a Pechino 2022 gli atleti lombardi hanno dato un contributo significativo. Qui, però, c'è qualcosa in più: sono Olimpiadi in casa. Penso tra le altre a Sofia Goggia e a Federica Brignone nello sci alpino, nello short track ad Arianna Fontana, nello snowboard cross a Michela Moioli, ma anche a interi movimenti che crescono".
Saranno anche le Olimpiadi di una Lombardia di cui lei è presidente Coni. Che meriti si dà?
"Un punto di forza forse è l'aver lavorato sull'unità. Se oggi lo sport lombardo è considerato forte è perché, nonostante permanga la necessità di investire in impiantistica sportiva, esiste una comunità fatta di società, dirigenti, tecnici, volontari e famiglie che lavorano ogni giorno. E il nostro compito è stato ascoltare, tenere insieme, creare condizioni".
Cosa serve ora?
"Più impianti adeguati, più formazione, più sostegno all'attività sportiva continuativa, meno burocrazia. Per me lo sport è una missione: prendersi cura dei territori, delle persone e delle comunità che ogni giorno tengono vivo questo mondo".
Santa Giulia, area Expo e non solo: dopo le Olimpiadi, ci sarà l'onda lunga di investimenti nello sport?
"Ci sarà solo se sapremo usare questi Giochi per lasciare spazi vivi, non semplicemente opere concluse. È una grande opportunità per rafforzare il sistema di impiantistica sportiva".
Milano è in salute?
"Ha un tessuto sportivo molto ampio e dinamico che richiede strutture moderne, accessibili e sostenibili: in particolare per le società e per l'attività di base. Serve quindi un patto condiviso tra istituzioni e mondo sportivo, affinché l'eredità dei Giochi si traduca in strutture realmente fruibili e integrate nel tessuto cittadino".
Intanto San Siro ospiterà la cerimonia inaugurale, poi lo sguardo sarà al nuovo impianto. L'abbattimento del Meazza sarà inevitabile o vede altri scenari?
"San Siro è un luogo profondamente identitario per lo sport e per la città. La cerimonia olimpica sarà anche un omaggio a questa storia. Ora la sfida è guardare avanti nel modo giusto: garantire a Milano un impianto moderno, sicuro e sostenibile, senza disperdere il valore simbolico di San Siro".
Ma lei che idea s'è fatta?
"Qualunque sarà l'esito finale, l'auspicio è che sappia tenere insieme innovazione, memoria e funzione".